sabato 4 dicembre 2010

Torna un blog

Questo blog ritorna per un po' un blog "normale". Quindi ci scrivo quello che mi pare.
Tornato domenica (mattina? pomeriggio? sera?) da MSP (leggi: Minneapolis St-Paul, note anche come Twin Cities) una settimana intensa con una conferenza a Paris su "Transient Chemical Structures in Dense Media" dove ho parlato di Peridinine e dove sono un po' tornato in quel bel mondo dell'ultrafast. Dove prima o poi rimetterò il muso ...

Nevica anche qui, ma non è così rilassante come l'ultima nevicata di Minneapolis. Qui quando nevica è umido e freddo, lì invece sembrava di stare in montagna (sarà anche che arrivare a 0°C dai -14°C del giorno prima è un bel sollievo ...).
Ancora una settimana parigina e poi due romane!
Poi vedremo se riusciremo a fare questo primo capodanno parigino ...

venerdì 26 novembre 2010

Last days

Ultimi giorni a Minneapolis. Le foto stanno quasi tutte su fb, che oramai monopolizza un po' insieme a twitter il fluire delle impressioni quotidiane e delle foto. Pensavo che avrei scritto di più qui questi due mesi, invece no. Non per mancanza di cose da dire, ma di tempo per farlo se non "rapidamente" sui due sovracitati siti.
Prossima settimana ancora convulsa di ritorno a Paris, poi una di decantazione e poi si va a Roma!

sabato 16 ottobre 2010

Dottori di massa

Oggi su Repubblica c'è un articolo di quelli che vanno molto di moda, dove si denuncia qualcosa di molto "all'italiana" (nell'accezione negativa e un po' buffonesca del termine). E questo articolo porta la firma "illustre" di Umberto Eco, noto per i suoi romanzi ma anche membro dell'accademia italiana da moltissimi anni. "Il paese dei dottori laureati al parcheggio" (il titolo dell'articolo) ha un forse unico punto di interesse, che è nella conclusione: "in Italia si diventa dottore tre volte, una volta dopo tre anni, l'altra dopo due e l'altra ancora dopo tre o quattro." Per il resto però denota una arretratezza e ignoranza della società (nonché dei sistemi esteri, per la Francia si riferisce ancora a quello in vigore 20 anni fa ...) che è preoccupante non tanto per l'illustre semiologo, ma perché è impossibile pensare di migliorare una situazione critica partendo da presupposti sbagliati. La maggiore carenza di Eco è quella di non aver metabolizzato il passaggio dall'Università aristocratica (quella da lui frequentata negli anni 50) all'Università di massa (quella del mondo occidentale nel XXI secolo). Oltre a quella di denotare una certa ignoranza (o meglio assoluta autoreferenzialità) quando descrive i corsi precedenti al 3+2 che non erano tutti di 4 anni, anzi Ingegneria, Architettura, molti corsi di Scienze erano di 5 anni (e quindi qui il 3+2 si sarebbe potuto applicare sic et simpliciter senza grandi cambiamenti), per non parlare di Medicina.

L'Università degli anni 50 aveva pochi studenti (pochi andavano al liceo, pochi studiavano, era una società meno scolarizzata) e quindi pochi professori. I "laureati" costituivano naturaliter l'élite della società. In un contesto dove l'analfabetizzazione era ancora elevata chi aveva una laurea era ovviamente parecchie spanne sopra. Viveva in un mondo diverso, come fa Eco ancor oggi.
Solo che la società è (fortunatamente) cambiata. L'obbligo scolastico ha aperto le scuole superiori a tutti e il diritto allo studio ha spalancato le porte dell'università che, oramai da più di 20 anni, è un'università di massa. Tanti studenti e tanti professori. Il "livello", per dirla come i nostalgici, del laureato medio è più basso? Giusto e normale se si hanno più laureati. Inevitabile. Come succede in tutto il mondo.
Il problema, casomai, non è quello di avere laureati medi con conoscenze minori (anche se è un esercizio intellettualmente disonesto misurare il livello di cultura con i canoni degli anni 50) ma è quello di livellare tutti su uno standard.
Nei paesi occidentali, ognuno in modo differente, seguendo la cultura e l'evoluzione storica di ogni società, il passaggio da università d'élite a università di massa è avvenuto differenziando i curricola e differenziando i luoghi. Un po' ovunque questo ha voluto dire Università (o equivalenti) per "pochi ma buoni" e Università per gli altri, con vari livelli di difficoltà, in modo da differenziare l'offerta e dare di più a chi vuole studiare di più ma dare comunque qualcosa che è meglio dell'ignoranza a chi vuole studiare "normalmente".
Mantenendo invece un "sistema unico" o si mantiene alta la barra creando un problema sociale (quello dei fuoricorso storici, per esempio, o dell'abbandono) o si abbassa la barra perdendo la possibilità di creare laureati che possono (e lo fanno molto bene per ora) competere con i migliori degli altri paesi occidentali.

Non guardare quindi al passato, ma interpretare la realtà di oggi, la sua evoluzione e non restare intrappolati. Per questo l'unica cosa sensata è il paradosso dei tre dottori. Nel mondo si è dottori dopo il dottorato perché il dottorato è il vero titolo che genera l'élite. Ma non tutti possono accedervi. Quando avremo il dottorato di massa dovremo inventarci un altro modo per selezionare le élites, ma magari quando verrà quel momento starò a pontificare come il vecchio Eco di quanto erano più bravi i dottori di ricerca degli anni 2000.

martedì 5 ottobre 2010

Nobel to Edwards

Dopo aver letto le solite polemiche sulla "pseudo" stampa italiana ieri è stato bello leggere a colazione la notizia del Nobel a Edwards come è riportata sul New York Times.
In prima pagina la notizia secca del Nobel con una foto.
In terza pagina i dettagli, su Edwards (che per esempio non è in grado di ritirarlo perché non è propriamente lucido) e sul suo collega con cui hanno realizzato la prima fecondazione assistita, morto anni fa e quindi poiché il nobel non si può dare postumo non è stato assegnato anche a lui, ma è diciamo un nobel morale.
Poi hanno riportato il perché ci hanno messo tanto tempo (quando in teoria il Nobel si fa per "scoperte" abbastanza recenti) e hanno detto che all'inizio c'è stata una discussione "etica". Proseguono dicendo che però oramai nessuno discute più su ciò e che la tecnica è universalmente accettata praticamente da tutti visti i risultati. In un inciso il fatto che giusto the Catholic Church ancora non l'accetta. Un minor details, ovvio.

Quando leggeremo le notizie riportate così anche su La Repubblica o sul Corriere, senza inutili dichiarazioni di Giovanardi, Buttiglione, Bertone e tutta la serie di incompetenti che ci si può immaginare (non so se i sopra citati hanno fatto dichiarazioni riportate dalla stampa, ma loro o chi per loro cambia poco) allora bisognerà stappare una bottiglia di Champagne, di quello buono.

domenica 3 ottobre 2010

Inter - Juventus

Un pareggio giusto. Partita giocata senza remore ma con attenzione da parte di entrambe le squadre. Juventus sempre più quadrata nel 442 (anche se i terzini lasciano a desiderare) e con i ritmi giusti dettati da Aquilani al centro. Inter padrona del campo ma alla fine poche volte pericolosa.

Julio Cesar 6.5. Poco occupato nel primo tempo, attento su alcuni tiri da fuori e asu un tiro ravvicinato di Quagliarella nella ripresa.

Cordoba 6.5. Rapido e puntuale. Attento e decisivo quando la Juve aumenta la pressione nel primo tempo. Esce per lasciare il posto a Santon.

Lucio 6. Soffre nel primo tempo, migliora nel secondo.

Maicon 6. Si vede poco nel primo tempo, nella ripresa si fa vedere avanti con più continuità. Sfiora il gol.

Chivu 6. A sinistra soffre Krasic e inizia ad innervosirsi. Meglio come centrale nella ripresa.

Sneijder 6.5. Distribuisce una grande quantità di palloni di prima, come sempre. Pericoloso anche su tiro da lontano. Non trova però l'assist risolutivo.

Cambiasso 6.5. Motore del centrocampo, è ovunque. Dietro a difendere e davanti a dialogare con l'attacco.

Coutinho 6.5. Molto pericoloso nel primo tempo, aiutato anche dalla vicinanza con Eto'o. Cala poi quando è messo a destra ma si riprende nella seconda parte della ripresa quando può dialogare con un Maicon che avanza.

Stankovic 6. Instancabile ma anche poco lucido nella ripresa.

Biabiany 6. Gioca una mezz'ora prima di uscire per infortunio. Mantiene bene la posizione cercando di entrare nel gioco di squadra.

Eto'o 6.5. Devastante quando riesce a penetrare nella ripresa. Cala un po' nel finale e non trova né il gol né l'assist vincente.

Milito 5.5. Entra a freddo e resta defilato per i primi 30 minuti. Ha poi alcune buone occasioni che non riesce a concretizzare.

Santon 6.5. A sinistra limita Krasic senza paura e si fa anche sotto con determinazione.

Benitez 6.5. Inizia senza Milito, con Eto'o centrale. Poi per l'uscita di Biabiany fa entrare Milito al centro con Eto'o sulla fascia. Ottima l'idea di spostare Chivu al centro della difesa e proporre Santon, che non lo tradisce. E' un'Inter che deve ancora migliorare se vuole vincere ma Benitez ha il coraggio di dare fiducia alle nuove leve, pensando anche al futuro della squadra.

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Storari 6.5. Sempre attento e puntuale su cross e tiri da lontano. Ottimo il riflesso sul colpo ravvicinato di Maicon.

Grygera 5.5. A destra soffre prima Coutinho e poi Eto'o senza mai farsi avanti. A destra nella ripresa gli arriva anche Maicon. Non ci siamo.

Bonucci 6. Soffre molto e deve ricorrere a dei falli che gli fanno rischiare il rosso. In crescita l'intesa con Chiellini.

Chiellini 6.5. Inizia timido, cresce poi nella ripresa guidando bene una difesa che riesce a lasciare la propria porta inviolata a San Siro.

De Ceglie 6. Difende senza troppo farsi avanti. In affanno quando entra Milito ma mantiene alta la guardia e non si fa pungere. Gioca solo un tempo.

Marchisio 5.5. Poco presente. Si fa trovare troppo spesso impreparato. Non aiuta neanche nella fase di contenimento quando nella ripresa Maicon e Coutinho prendono possesso della fascia.

Aquilani 6.5. Ritmi e passaggi giusti. E' l'orologio della squadra. Cala poi fisicamente nella ripresa.

Krasic 6.5. Dinamico e volitivo come sempre fa soffrire (e innervosire) molto Chivu nel primo tempo (sue le azioni più pericolose nella prima frazione di gioco). Nella ripresa Santon gli prende le misure e finisce in calando.

Melo 6. La guardia di Aquilani.

Iaquinta 6.5. Ovunque nel primo tempo, sfiora il gol.

Quagliarella 6. Appannato nel primo tempo vicino a Iaquinta, meglio l'intesa con Del Piero, sfiora il gol.

Motta 6. Contiene per quel che può Eto'o.

Sissoko s.v.

Del Neri 6.5. La Juve non prende gol, e questo sarebbe da solo un grande risultato. La squadra inizia ad avere più fiducia e anche quando attaccata si difende e risponde, mantenendo sempre alto il pericolo. In progressione.

domenica 26 settembre 2010

Juventus - Cagliari 4 - 1

Una bella gara, giocata a viso aperto da entrambe le squadre. Dopo un inizio equilibrato, con il Cagliari che reagisce bene allo svantaggio e pareggia, poi la Juventus prende il controllo del gioco e riesce a dilagare. Krasic va forte ma con più ordine a centrocampo come questa sera è più utile alla causa. Un periodo altalenante. Si vedrà tra qualche giornata se i bianconeri riusciranno a mantenere questa compattezza anche con squadre.

Storari 6.5. Puntuale quando serve.

Grygera 6. Presidia la fascia senza troppo fare.

Bonucci 5.5. Segna ma in difesa è da brividi.

Rinaudo 6. A sinistra basta difendere. Buon esperimento.

Chiellini 5.5. Anche lui meno difende meglio è. Da rivedere anche come terzino sinistro.

Melo 6. Un po' nervoso quando è nella sua area di rigore, più sciolto in mezzo al campo e quando si propone in avanti.

Krasic 8. Devastante.

Aquilani 7. Con lui il centrocampo acquista ordine. Fondamentale per il dominio bianconero.

Pepe 6.5. Esce alla distanza. La tecnica non la si impara, ma quando ci mette intensità riesce a far bene.

Amauri 6.5. Lotta dentro l'area e fa benissimo da sponda.

Iaquinta 6.5. Davanti è sempre in agguato. Non molla mai. Spreca un'occasione enorme sparando in faccia ad Agazzi.

Del Piero 6. Entra a partita fatta. Deve solo mantenere un vantaggio enorme.

Legrottaglie 5.5. Neanche lui sembra troppo attento in difesa.

Sissiko s.v.

Del Neri 7. Le azzecca tutte. Fuori Del Piero punta su attaccanti fisici e un centrocampo di qualità. La difesa non va, ma avendo questo materiale l'unico modo è dominare a centrocampo. Ci riesce e fa sua meritatamente la partita.
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Agazzi 6.5. Ne para tante, ne prende tanti.

Perico 5. Spaesato.

Canini 5.5. Lotta in area per tutti i 90 minuti. Ma quattro gol sono troppi.

Astori 5.5. In affanno anche lui.

Agostini 5. Surclassato sulla fascia.

Lazzari 6. Due assist due gol. Meglio quando attacca che quando difende. E si vede.

Cossu 5. Troppo lezioso. Gira a vuoto.

Nainggolan 5. Dovrebbe condurre il centrocampo rossoblu. Non ci riesce.

Biondini 5. Troppi errori nei fondamentali. Spaesato.

Acquafresca 5. Sempre in ritardo. Inutile.

Matri 6.5. E' l'ultimo a mollare. Da solo fa ballare la difesa bianconera, con una doppietta e tante azioni pericolose.

Nené 6. Sostituisce uno spento Cossu e mette un po' di brio.

Laner 5. Pochi si ricorderanno della sua partita.

Pisano 6. Contiene per quel che può anche se quando entra bisognerebbe rimontare.

Bisoli 5.5. Non trova il bandolo della matassa a centrocampo dove si gioca la partita. Da ex centrocampista si mangerà le mani. Poi cambi indispensabili ma non cambia il risultato.

Cesena - Napoli 1 -4

Napoli domina nel primo tempo ma senza rendersi mai pericoloso, così nella ripresa il Cesena osa di più e viene premiato con il gol. Poi con Gargano e Cavani (non a caso nazionali arrivati quarti nella coppa del mondo) il Napoli continuando a dominare riesce ad essere più pericoloso, pareggiare e poi dilagare.

Antonioli 6.5. Salva il risultato tante volte. Troppe e non può arrestare la goleada finale.

Von Bergen 5.5. Balla molto anche se finché in campo la difesa regge.

Pellegrino 5. Travolto.

Nagatomo 5.5. Sicuramente meglio quando attacca che quando difende.

Appiah 6. Un riferimento per il centrocampo del Cesena. Uno dei pochi quest'oggi.

Colucci 5.5. Perso.

Schelotto 6. Timido nel primo tempo, si scatena ad inizio ripresa e propizia il gol. Poi troppo nervoso.

Ceccarelli 5. Quando entra Cavani non capisce più nulla.

Giaccherini 5. Non pervenuto.

Parolo 6. Ordinato e premiato dal gol.

Bogdani 5. Mai servito dai compagni. Troppo isolato non trova il gioco di sponda che sarebbe necessario.

Lauro 5. Gli avversari gli passano intorno come fulmini.

Caserta 5. Non regge il ritorno del Napoli.

Malonga s.v.

Ficcadenti 5.5. Difende bene un tempo e ha il coraggio di voler vincere la partita nella ripresa. Poi però non riesce ad evitare il ritorno del Napoli e la goleada.

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De Sanctis 6. Puntuale quelle poche occasioni in cui è chiamato.

Aronica 5.5. Troppo nervoso rischia molto.

Dossena 6.5. Non molla mai, sempre dinamico e nel vivo dell'azione.

Cribari 6. Gestisce la difesa con ordine.

Campagnaro 6.5 Tosto.

Zuniga 7. Una spina nel fianco destro. Può essere devastante.

Pazienza 6. Macina del centrocampo senza però troppo brillare.

Yebda 6. Senza infamia e senza lode.

Sosa 5. Poco pericoloso e troppo prevedibile.

Hamsik 6.5. Il più pericoloso dei suoi nel primo tempo.

Lavezzi 7. Non riesce a fare gli scambi che sa nel primo tempo, scatenato nel secondo.

Cavani 7.5. Poco da dire: entra e il Napoli fa quattro gol. Doppietta per lui.

Gargano 7. Un incrocio dei pali pazzesco e luce a centrocampo oltre a lottare come sempre.

Cannavaro 6.5. Bene ad evitare di sbilanciare troppo la squadra.

Mazzarri 6. Mette una formazione timida, forse per far riposare qualcuno. Quando poi c'è bisogno cala il poker d'assi e viene premiato. Nervoso viene espulso per delle inutili proteste.

sabato 25 settembre 2010

Milan - Genoa 1 - 0

Vittoria di misura ma infine meritata per il Milan che non prende gol, e questo è già molto, anche se nel primo tempo dietro ballano parecchio e si ha sempre l'impressione che se attaccata la squadra è molto perforabile. Nel primo tempo il Milan pericoloso in contropiede e sulle percussioni di Gattuso (uno dei pochi dinamici), mentre il Genoa sembra poter prendere in mano la partita. Nel secondo gol a freddo del Milan con un lancio lungo di Pirlo arpionato da Ibrahimovic. Il Milan a quel punto riesce ad addormentare la partita e il Genoa si spegne.

Abbiati 6. Un quasi autogol e un parata che salva il risultato sul finire del primo tempo. Disoccupato nel secondo tempo.

Antonini 5. Dinamico ma non azzecca un passaggio e si fa saltare troppo facilmente. Non basta essere giovani per essere dei bravi terzini.

Nesta 6. Fatica molto in mezzo alla difesa. Regge il primo tempo, contiene meglio nel secondo.

Thiago Silva 5.5. Troppo impreciso e impaurito. E il Genoa non è il Real Madrid.

Pirlo 5.5. Un primo tempo di inutili lanci lunghi. Nel secondo azzecca il primo lancio e comincia a giocare a pallone.

Gattuso 7. Cuore, polmoni, dinamicità, intensità. Vicino ad un gol che avrebbe meritato.

Abate 5.5. Timido, si limita a contenere.

Boateng 5. Si agita ma per lo più sbaglia. In fase involutiva.

Robinho 6. Cerca i movimenti giusti. A tu per tu con il portiere sbaglia una grande occasione.

Ronaldinho 5.5. Qualche passaggio illuminante ma non salta mai il difensore.

Ibrahimovic 6. One chance one gol. Lo pagano per questo. Il minimo sindacale e nulla più.

Flamini. 6. Entra per mantenere il risultato e questa volta non si fa sopraffare. Rischia anche di segnare il gol del 2-0.

Seedorf. 6. Qualche buona fiammata nei 20' finali che gioca.

Allegri 5.5 Sugli uomini da mettere in campo può limitatamente a quello che ordina il padrone di casa. Prova a puntare su terzini giovani e sulla grinta di Gattuso. Ricambiato dal secondo, i primi non sono all'altezza. Viene salvato da un lancio di Pirlo che Ibrahimovic insacca. Per il resto il Milan non impone alcun gioco. Riesce almeno a non farsi riprendere come con la Lazio.

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Eduardo 6.5. Decisivo nel primo tempo, fuori posizione sul gol vittoria del Milan.

Rafinha 6. Inizia bene, dalla sua parte si lotta molto soprattutto nel primo tempo. Dopo si addormenta come la partita.

Ranocchia 6. Puntuale negli anticipi, gli scappa una volta Robinho e una Ibrahimovic (insieme a Dainelli).

Dainelli 6. Come Ranocchia tiene tutto un tempo e viene fulminato all'inizio del secondo. Poi tiene la posizione cercando di colpire in area avversaria ma senza riuscirci.

Criscito 6.5. Presidia bene la zona sinistra, sia quando gioca più avanti, sia quando passa in difesa.

Chico 6. Come difensore non è un fenomeno, ma rischia di portare in vantaggio il Genoa alla fine del primo tempo. E sarebbe stata tutt'altra partita.

Mesto 6. Inizia bene, ma poi quando dovrebbe stringere si perde.

Kharja 6. Ordine a centrocampo ma anche qualche leziosità di troppo.

Veloso 6.5. Tecnica e intensità.

Palacio 6.5. Dalla sua parte si gioca tutto il primo tempo e lui è bravo a bloccare il Milan e a penetrare sulla fascia. In calando nella ripresa e con lui i pericoli rossoblu.

Toni 6. Tiene in apprensione la difesa rossonera e gioca bene di sponda. Non riesce però né a segnare ne a far segnare.

Sculli 5. Entra per dare brio in attacco e gol. Latitante.

Milanetto 6. Lottatore di centrocampo.

Rudolf s.v.

Gasperini 5.5. Mette un Genoa in campo senza paura e nel primo tempo sembra poter andare in vantaggio prendendo il pallino del gioco. Nel secondo il Genoa cala e non imbrocca i cambi.

giovedì 23 settembre 2010

Juventus - Palermo 1 -3

Se la Juventus con questa partita doveva rilanciarsi non è stata la serata giusta. Colpita a freddo dal Palermo non riesce a trovare il pareggio anche perché nel primo tempo tranne Krasic e Del Piero sono pochi a fare qualcosa in avanti, anche perché gli attaccanti rosanero tengono sempre in apprensione la difesa bianconera. Nel secondo tempo Del Neri cerca di cambiare, levando giustamente Quagliarella ma poi senza Del Piero e senza dei terzini capaci a crossare è difficile recuperare. E il Palermo dilaga.

Storari 5.5. Tre gol e un palo che lo trovano troppo impreparato. Prende solo i tiri più facili.

Grygera 5. Se questo è un terzino.

Bonucci 5. Bucato dall'attacco del Palermo che lo fa impazzire.

Chiellini 5. Chi l'ha visto? E poi solo inutili lanci lunghi nel vuoto.

Motta 5. All'altezza di Grygera. Eppure da quel lato basterebbe difendere. Gli entrano i cross quando oramai è troppo tardi.

Marchisio 6. Messo a fare il mediano non può evitare da solo il tracollo della difesa.

Pepe 5. Non attacca e non difende. Giustamente esce dopo un tempo. Perché è entrato sarebbe la domanda. Anzi perché l'hanno fatto traslocare da Udine?

Krasic 6.5. Inizia fortissimo, l'unico a correre e saltare l'uomo. Poi cala ma è ancora pericoloso nel finale.

Melo 5.5. Non fa danni, che già è qualcosa. Si limita a galleggiare.

Del Piero 6.5. L'unico che porta pericoli alla porta rosanero nel primo tempo. Nel secondo è ancora uno dei più attivi nei quindici minuti iniziali che gioca.

Quagliarella 4. Un tempo inesistente. Un fantasma che non sa come orientarsi. Forse inizia a pentirsi di averl lasciato casa per Torino.

Iaquinta 6. Grintoso anche se troppo statico. Non molla mai e viene premiato dal gol.

Amauri 6. Fa la boa nel centro dell'area ed è sempre pericoloso di testa. Purtroppo non basta anche perché i cross giocabili sono molto pochi.

Aquilani 5. Dovrebbe dare ordine e razionalità invece è invisibile.

Del Neri 5. Certo gli attori sono quelli che sono, ma a parte lanciare Krasic a destra, sperare in una giocata di Del Piero e dire di fare cross alti (ancorché andrebbero fatti bene) quando inserisce due punte alte non sembra aver trovato il bandolo della matassa. Palla lunga e pedalare va bene quando dietro non si ha una difesa di burro.

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Sirigu 7.5. Strepitoso. Un muro invalicabile.

Cassani 6.5. Difende e attacca con intensità.

Bovo 7. Cancella Quagliarella nel primo tempo, soffre Amauri ma poi corona la prestazione con un gran gol su punizione.

Munoz 6.5. In difficoltà con un dinamico Del Piero, meno con uno statico Iaquinta.

Balzaretti 6.5. Soffre Krasic ma poi cresce e si fa anche pericoloso in avanti.

Bacinovic 6. Mantiene bene un centrocampo che deve solo contenere e scatenere i magnifici tre rosanero lì davanti.

Migliaccio 6. Ordine e quantità nel mezzo del campo.

Nocerino 6. Dal suo lato a centrocampo si deve difendere. E lo fa bene.

Pastore 7.5. Fa impazzire la difesa della Juventus. Un gol e un palo, esce da dominatore.

Ilicic 7.5. Con Pastore forma una coppia di mezzepunte strepitose. Si trovano a memoria e i difensori bianconeri non sanno proprio come fermarli.

Pinilla 6.5. Bravo a fare il perno su cui girano due scatenati Pastore e Ilicic.

Hernandez 6. Si fa vedere con qualche scatto senza infierire.

Rigoni 6. Deve aiutare a mantenere un ottimo risultato. Missione compiuta.

Darmian s.v.

Rossi 6.5. Mette un centrocampo a tre di quantità a supporto di due mezzepunte dinamiche con Pinilla punta centrale che fa da sponda. Il gol al 2' lo aiuta, non cede a difensivismi e così mantiene sempre vivo il pericolo per la difesa bianconera. Tre gol a Torino sono anche merito suo.

mercoledì 22 settembre 2010

Lazio - Milan 1-1

Un pareggio sostanzialmente giusto. La Lazio lascia sfogare il Milan che non si rende mai pericoloso e poi, come sabato scorso, lentamente cresce e prende il comando del centrocampo. Il che non è da stupirsi vista la nullità del centrocampo rossonero. Il Milan va in vantaggio con una fiammata. Poi incredibilmente invece di sfruttare palleggio e contropiede la Lazio la aggredisce come si farebbe con una neopromossa qualsiasi e pareggia meritatamente e rischia anche di vincere. Il Milan arranca e le stelle non brillano, anzi sono parecchio appannate. Abbiati il migliore dei suoi la dice lunga. Un bene per Berlusconi che non stia più pensando a elezioni.

Muslera 6. Goffo nell'uscita che porta al gol del Milan. Attento per il resto.

Cavanda 6.5. Sovrasta Ronaldinho, se glielo avessero detto poco tempo fa non ci avrebbe mai creduto.

Biava 6. Soffre Ibrahimovic, che gli scappa una sola volta.

Radu 6. Bravo a far girare a vuoto Boateng.

Dias 6. Ne servono due per Ibrahimovic e con Biava lotta e limita i pericoli.

Hernanes 7. Timido all'inizio e un po' fumoso, esce alla distanza. Quando poi deve attaccare la difesa è devastante. Se gli attaccanti fossero all'altezza dei centrocampisti che ha intorno farebbe della Lazio una squadra fortissima.

Foggia 6. Non esaltante in fase offensiva ma da quella parte non passa nessuno.

Mauri 6. Ha un'occasione d'oro per andare in vantaggio ma la spreca. Lotta ma non brilla.

Ledesma 6.5. Domina a centrocampo. Polmoni e piedi fini. L'anima della Lazio.

Brocchi 6.5. E' ovunque. Fondamentale per la supremazia a centrocampo. Gladiatorio.

Floccari 6. Poco servito sullo 0-0 e molto isolato. Quando serve però è presente e segna un gol pesantissimo.

Rocchi 6. Con la sua entrata l'attacco della Lazio inizia ad esistere. Ha anche una grande occasione per quello che sarebbe potuto essere un meritato vantaggio.

Zarate 6. Quando entra mette più apprensione sulla sinistra. E dalla sua parte la Lazio è pericolosa e segna.

Lichtsteiner s.v.

Reja 6.5. Imbriglia benissimo il Milan per tutto il primo tempo e buona parte del secondo. Poi quando va in svantaggio (immeritatamente) osa di più e ha la fortuna che il Milan difensivamente non esiste.

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Abbiati 7. Ottime parate, sempre attento, prende un gol imparabile. Il migliore dei suoi.

Thiago Silva 6. L'unico a non perdere la testa dietro. Una voce nel deserto.

Zambrotta 5. Prende una traversa, ma prima e poi nulla.

Nesta 5. Regge nel primo tempo, quando nessuno gli si presenta davanti, crolla appena la Lazio attacca.

Abate 5.5. Cerca di fare il terzino, ma non è certo Cabrini. Almeno corre, che già nel Milan è molto.

Pirlo 5. Il fantasma del giocatore che è stato.

Boateng 5.5. Inizia bene, molto volitivo. Poi però cala e gira a vuoto. Incredibile errore nel finale che avrebbe potuto far vincere la partita.

Seedorf 5. Troppi errori e sprechi. Il solo assist non basta a salvare la sua prestazione. Dovrebbe dare brio e invece è una bella statuina come gli altri.

Gattuso 6. Corre e lotta come da anni. Ma inutilmente.

Ibrahimovic 6. Sufficienza politica per il gol quando la mette dentro con uno scatto sul filo del fuorigioco. Per il resto è imbrigliato dalla difesa della Lazio. Punto di riferimento dentro l'area ma non supportato dagli inserimenti dei compagni.

Ronaldinho 4. Potrebbe forse fare il giocatore di calcetto. Immobile.

Flamini 5.5. Dovrebbe dare corsa e solidità e invece poi il Milan crolla.

Antonini s.v.

Robinho s.v.

Allegri 6. Schiera solo due stelle su quattro, cosa che rischierà forse di fargli perdere il posto visti i decreti presidenziali che obbligano alle quattro stelle. Certo se questi sono i giocatori più in forma i 5 punti (in 4 partite) sono un miracolo. Schiera una formazione logica ma poi quando è in vantaggio incredibilmente si fa mettere sotto.

sabato 18 settembre 2010

Fiorentina - Lazio

Lazio vincitrice a Firenze, in rimonta. Dopo un inizio veemente dei viola che sembrano poter dilagare con il predominio sulle fasce, piano piano, tranquillamente e testardamente, la Lazio prende il controllo del centrocampo. Pareggia e iniza il suo dominio che si concretizza con il gol vittoria nella ripresa. Nel finale la Fiorentina cerca di pareggiare spinta solo dalla volontà ma con poca lucidità. Vittoria meritata per Eddy Reja.

Frey 5. Colpevole sul primo gol che rimette in gara la Lazio.

Kroldrup 6. Inizia mettendo pressione alla difesa laziale sui calci d'angolo. Poi difende e nulla più.

De Silvestri 5.5. Inizia bene, ma poi quando trova Mauri e Hernanes dalla sua parte barcolla. Non regge la fascia difensivamente né con Curci né con Marchionni.

Gamberini 6. Uno dei pochi che si salva. Ma quando il centrocampo tracolla i difensori da soli possono poco.

Pasqual 5. Non supporta Vargas quando c'era da spingere, soffre Rocchi nella ripresa. Impacciato.

Zanetti 5. Il duo di centrocampo non funziona. Perso.

Cerci 6.5. Grande furore offensivo, merito suo il vantaggio (su un mezzo rigore). Poi insiste rendendosi pericoloso. Lascia scoperto il centrocampo e viene sostituito.

Montolivo 4.5. Dovrebbe essere il faro della squadra. Invece non azzecca un passaggio. Travolto dalla superiorità tecnica e tattica del centrocampo laziale.

Vargas 6. Inizia molto bene ed è sempre uno dei più pericolosi dei suoi. Peccato che i suoi cross non siano sfruttati da nessuno.

Ljajic 6. Si muove molto ed è molto dinamico. Poco supportato da Gilardino, si appanna alla distanza ed esce.

Gilardino 5. Inesistente. Pensare che il centravanti titolare della nazionale viene neutralizzato dai due centrali della Lazio dovrebbe far riflettere.

Marchionni 6. Cerca di equilibrare il centrocampo ed è anche pericoloso a destra. Uno degli ultimi ad arrendersi ma non basta.

Babacar 5. Entra e ha subito una ghiotta occasione per pareggiare ma la spreca malamente.

Mihaijlovic 5. Mette in campo una squadra con due esterni molto larghi che all'inizio sembra poter avere la meglio su una Lazio macchinosa. Ma con il tempo il suo centrocampo leggero viene sobissato dalla Lazio, sia in quantità sia in tecnica. La squadra alla fine sembra attonita, il che è la cosa più preoccupante se vuole continuare a sedere sulla rovente panchina viola.

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Muslera 6. Questa volta non fa il para-rigori. Per il resto poco impegnato.

Radu 6.5. Soffre Cerci ma poi alla distanza prende le misure, prende coraggio e si fa vedere bene anche avanti.

Dias 6. Inizio un po' in affanno ma poi acquista sicurezza.

Lichtsteiner 6.5. Bravo e puntuale. Dalla sua ha Vargas che all'inizio gli scappa ma poi lo contiene e si rende anche pericoloso sulla fascia.

Biava 6.5. Imprigiona Gilardino ed è anche pericoloso in avanti.

Bresciano 6.5. Diligente a sinistra, meglio poi a destra.

Mauri 7. Inizia in sordina, finisce da dominatore.

Ledesma 7. Uno dei padroni del centrocampo. Trova un gol meritato.

Matuzalem 6.5. Buona l'intesa con Ledesma. In due non fanno vedere palla ai viola.

Hernanes 6.5. Qualche volta troppo lezioso, grazie alla struttura messa in campo da Reja questo suo difetto riesce a diventare un pregio. Come nel gol del vantaggio.

Rocchi 6. A volte isolato, bravo nel gioco di sponda e nel reggere il peso dell'attacco.

Brocchi 6.5. Entra nel secondo tempo, si installa a destra e prende possesso della sua zona.

Kozak 7. Si fa trovare al posto giusto nel momento giusto. Alla prima occasione non sbaglia.

Reja 8. Imbriglia la Fiorentina con un centrocampo folto ma dai piedi buoni. Prende così lentamente il controllo della partita. Perfetto.

venerdì 17 settembre 2010

Sarkozy, Rom, Repulsioni

Sarkozy "caccia" i Rom, gli zingari, i nomadi. Rom, rumeni, popoli slavi. Molto differenti per storia, religione, lingua eppure accomunati nell'immaginario occidentale.
Le "istituzioni" europee stigmatizzano (giustamente) questo atteggiamento che, senza mezzi termini, è razzista e prevaricatore. Proto-nazista. E' sempre infatti bene ricordare che le popolazioni zingare sono state decimate dal nazi-fascismo. La persecuzione contro di loro non è stata seconda a quella contro gli ebrei. Eppure nell'immaginario occidentale gli ebrei sono riusciti, fortunatamente e giustamente, ad "uscire dal ghetto culturale" in cui li avevano condotti secoli di stigmatizzazioni religiose e sociali (gli ebrei non erano solo "deicidi" ma anche "usurai", "commercianti", "ricchi sulle spalle degli altri"). Al contrario gli zingari sono sempre restati ai margini, in una nebulosa confusa di etnie, lingue, religioni. Ci sono zingari con la nazionalità italiana e spagnola, anzi con qualcosa di diverso di una nazionalità. Con l’abitudine a vivere nelle terre d’Italia e Spagna vagando come clan, come gruppo. Ci sono poi zingari dell’Est. Zingari, Rom, nomadi. Per definizione, ma più per gli eventi della storia senza una nazionalità forte a preservarli formalmente, pur accomunati dall’emarginazione. Popolo, anzi popoli, senza stato. Per questo quando le nazioni si ripiegano su loro stesse e cercano un nemico per identificarsi e non possono sfogare la propria frustrazioni in guerre tra nazioni allora si genera il disagio verso i corpi estranei che possono definire al proprio interno. Un corpo estraneo che in questo caso non è minoranza nazionale all’interno di una nazione e per questo ancora più debole. Non sono i Baschi di Spagna o gli Ungheresi di Slovacchia. Sono una non-nazione. E sono anche persone che vivono separati non solo dal concetto di stato-nazione (ma non di comunità, anzi sono molto più “con” nel quotidiano di tanti abitanti delle grandi metropoli del luminoso occidente) ma anche da quello di residenzialità. Nomadi che si confondono con poveri. Nomadi e poveri, anzi, uno affianco all’altro, spesso forzatamente. E non poche sono infatti le tensioni tra i gruppi che involontariamente si ritrovano gli uni sugli altri. Guerre tra poveri, echi di scontri secolari tra popoli. Con nazioni perse o senza nazioni. Infatti la guerra dei benpensanti ai cosiddetti Rom è la repulsione verso un diverso che è vicino. Contro una delle possibile strade che avremmo potuto perdere. E’ anche la repulsione verso il povero, verso chi non è inserito nella società. Non distinguendo chi ha una storia secolare di nomadismo e chi è semplicemente povero, disperato, che viene nella ricca parte d’Europa per fare il muratore, per vivere, mangiare, e trova da dormire sotto un ponte, in una stazione, negli anfratti dimenticati delle città, in quella zona di frontiera tra i centri cittadini fatti di antichi palazzi e le periferie delle ridenti villette autonome.
Rifiutati da tutti, senza esclusioni. Per questo, Sarkozy e Berlusconi possono contravvenire al politically correct perbenista, possono prendersi senza alzare un sopracciglio gli attacchi e le critiche di Barroso, della Merkel, di una commissaria europea che viene da un paese ultra-ricco come il Lussemburgo. Infatti, lavatasi la coscienza con una critica, chi veramente difenderà i Rom, gli zingari, i nomadi, i poveri, i senza casa? Chi accetterà che il nostro sistema può produrre nel suo seno le bidonvilles che sembrano esotiche manifestazioni di Africa, Asia, Sud America? Qualche gruppo isolato sicuramente, e meritevolmente. Ruota di scorta della coscienza di una società che nel profondo ha bisogno di vedere i paletti che la identificano e riconosce gli zingari come al di là del confine che definisce il proprio essere.

Sarkozy e Berlusconi sanno bene che le società occidentale sentono “repulsione” verso il mondo vasto degli zingari. Chi quando sale in autobus non si tocca istintivamente la tasca dove ha riposto il portafogli, o non stringe la borsa, quando un bambino zingaro sale in vettura? Chi non prova sollievo quando una mamma, giovanissima, vestita con larghe gonne sovrapposte e un bambino che allatta, non ci si siede affianco ma passa oltre? Pochi forse lo ammetteranno in pubblico, e questo non è diverso dall’ipocrisia di Barroso, Merkel, Reding, ma non provoca disagio la povertà? Non provoca disagio la vita nomade? Nomadi, zingari. Vivere senza casa, in movimento. Un ideale romantico che frana in baracche, roulottes, sporcizia.
Repulsione. Qualcuno ha detto che quando proviamo nei confronti di qualcosa una repulsione e un disgusto fisiologico, spesso è perché questo è la proiezione negativa dell’immagine di noi stessi. Negativa rispetto al nostro schema di valori: lavoro, casa, igiene, benessere. Ma anche negativa rispetto a un fondo di delusione. Il sogno romantico dell’avventura che finisce in rivoli maleodoranti tra fango e lamiere. Il disagio che provochiamo verso zingari e poveri all’interno della nostra società, disagio che spesso si tramuta in violenza, che viene dal profondo di noi stessi, individualmente e collettivamente. Il “pericolo” viene trasfigurato in paura per le cose, per furti, violenze (ricordiamo la violenza del rumeno a Roma che fece pendere definitivamente la bilancia verso Alemanno?) da chi sapientemente manipola l’opinione pubblica, sapendo che nel profondo ci sono paura e disagio, repulsione, che vengono da lontano. Dalla definizione stessa di “normalità” che ci siamo dati come società benestante occidentale.
Repulsioni che facilmente, inevitabilmente, diventano espulsioni. Nell’inevitabile silenzio collettivo.

mercoledì 15 settembre 2010

Bayern - Roma

La Roma va a Monaco per difendersi, con una formazione compatta. Un buon primo tempo dove imbriglia il Bayern senza concedere troppo. Nel secondo arretra troppo il baricentro e la capitolazione è inevitabile. Certo questa squadra è troppo fuori posto per l'Europa. Ha la fortuna di avere un girone non difficilissimo (sulla carta), ma è chiaro ad allenatore e giocatori che non potranno andare molto avanti. Vale la pena quindi sfruttare queste partite per riassettare la squadra tatticamente e caratterialmente con una certa tranquillità. Per ora il ritorno al 442 potrebbe non essere una cattiva idea, anche in chiave campionato. Il problema è che se si deve far giocare Totti ad ogni costo (per motivi interni o per assenza di alternative) nessun modulo può sopperire alla mancanza di un giocatore.

Butt 6.5. Poco impegnato ma pronto di riflessi quando serve.

Van Buyten 6. Non deve fare molto, però quelle poche volte gli attaccanti della Roma pungono.

Lahm 5.5. Non avendo nulla da difendere dovrebbe spingere. E invece arranca.

Contento 6.5. Il Bayern è solo la fascia sinistra nel primo tempo. Nel secondo continua a spingere e a fare gioco dalla sua parte.

Badstuber 6.5. Difende e offende quando serve.

Van Bommel 6. Passaggetti, passaggetti, con l'impressione di girare a vuoto.

Schweinsteiger 6.5. Il motore del centrocampo, si appanna un po' a metà gara ma poi esce alla distanza. E non si tira mai indietro quando c'è da tirare da fuori.

Altintop 6.5. E' la spina nel fianco della Roma del primo tempo. Nel secondo a destra non lo è altrettanto.

Kroos 6. Invisibile nel primo tempo, velenoso nel secondo.

Muller 6.5. Fermato da Cassetti a destra nel primo tempo, nel secondo inizia a sinistra ed è il più pericoloso dei suoi. Ripassa a destra e trova un gran gol.

Olic 6. Esce e il Bayern rompe l'assedio.

Gomez 6. Pochi minuti intensi.

Klose 6.5. Uno scampolo di partita per cercare sempre il gol e trovarlo.

van Gaal 6. Il Bayern nel primo tempo attacca a vuoto. Nel secondo tempo scambia Muller e Altintop, il pericolo aumenta ma sempre e solo da un lato. I cambi lo premiano.

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Julio Sergio 6. Poco impegnato nel primo tempo, ma non troppo sicuro. Si esalta nel secondo tempo ma poi capitola e non è incolpevole sul secondo gol.

Juan 6. Difende, difende, con puntualità e fisicità.

Cassetti 5.5 Bene nel primo tempo a non fare schiacciare la squadra. Nel secondo non riesce a fare altrettanto.

Burdisso 6. Un po' in affanno, regge per quello che può.

Rosi 6. Bucato un po' troppo ma regge all'esordio con carattere. Buone progressioni in attacco.

Pizarro 6. Mediano e regista. Bene per un tempo e mezzo.

Brighi 5. Pochi lo ricorderanno in campo.

Perrotta 6. Lotta a centrocampo ma cala troppo alla distanza.

De Rossi 5. Confuso genera confusione in mezzo al campo.

Totti 5. Inconludente e irritante.

Borriello 6. Isolato in avanti, nel primo tempo è il più pericoloso attaccante in campo (giocatori tedeschi compresi). Nel secondo ha un'occasione per il pareggio di quelle che non si dovrebbero sbagliare.

Menez s.v.

Ranieri 5.5. Torna al sicuro 442 e la Roma imbriglia il Bayern per un tempo. Poi arretra troppo il baricentro. Non cambia nulla, eppure la squadra avrebbe bisogno di aria fresca. Certo a vedere chi sta in panchina non gli si possono dare troppe colpe. Ma qualcuna comunque sì.

domenica 12 settembre 2010

Senza difese

Valanghe di gol negli anticipi del sabato (2 a Cesena, del Cesena sul Milan, storiche, 3 a Milano e ben 6 nella goleada di Cagliari), i 5 gol della novità della partita dell'ora di pranzo, anche il pomeriggio (e il posticipo) ci hanno regalato tanti (troppi?) gol. Un solo 1-0 ai confini della penisola e nessun pareggio a reti inviolate. Non molto tempo fa uno stratega del calcio diceva che lo 0-0 era il risultato perfetto. Di perfezione (soprattutto in difesa) se n'è vista ben poco.
E i risultati altalenanti, le sorprese, sono frutto di difese allo sbando. Così se l'Inter può prendere gol di testa (e vista la stazza dei suoi centrali è qualcosa che ha dell'incredibile) ma riesce a recuperare con centrocampo e soprattutto con il duo Sneijder-Eto'o, non altrettanto riesce a fare il Milan. Senza Nesta dietro è un colabrodo. Davanti è fermata da "arbitri di sinistra" e giocatori messi insieme in fretta e furia guardando più alle urne che ai prati. Le gerarchie si devono ancora capire, si deve capire quanto il tracollo della Roma sia dovuto ad una serata di follia o quanto i problemi (anche qui soprattutto difensivi) siano strutturali. Altre squadre come Palermo, Udinese, Genoa, che hanno cambiato molti giocatori pescando dalla riserva misteriosa di campionati oscuri (che talvolta riservano fenomeni, spesso però solo giocatori medi) sono indietro ma difficile dire se faranno bene o male.
Un inizio che, come sempre, può dare poche indicazioni. L'Inter non gioca bene ma vince, il Milan doveva essere stellare ma è fermato da una serata di fine estate in riviera. La Juve è troppo preda del suo senatore Del Piero: bastava vederne la faccia quando gli hanno chiesto di un possibile arrivo di Cassano. Nero di rabbia. Vanno bene le squadre organizzate quando non trovano giocatori di grande classe organizzati o senza particolare verve.
Le difese inesistenti hanno il merito di portare valanghe di gol e di incertezze, di tenere viva l'attenzione su una giornata che si trascina su mille orari differenti. Tanti 0-0 sparsi su 5 turni sarebbero stati insostenibili seppur perfetti tecnicamente. Ma la perfezione tattica non fa spettacolo e lo spettacolo porta avanti la baracca.
Tutto perfetto quindi. O quasi.

sabato 11 settembre 2010

Cagliari-Roma 5-1

Partita condizionata dal rigore più espulsione dopo solo 20'. Inizio spumeggiante ma equilibrato, con la Roma che sembrava, dopo il colpo iniziale del solito Daniele Conti (della serie le colpe dei figli non ricadano sui padri e sui suoi tifosi), essersi ripresa, con interessanti trame offensive tra Totti, Ménez e Pizarro. Poi in 10 la catastrofe giallorossa, a partire dal centrocampo e il Cagliari che sembra un gigante in tutti i reparti. Punteggio molto pesante, forse troppo.

Agazzi 7. Non facile avere personalità quando tutti sanno che è in campo perché così vuole Cellino. E ottime parate quando serve. E serve.

Canini 6.5. Tutto bene, anche se verso metà del secondo tempo si soffre in difesa. Regge e festeggia meritatamente.

Agostini 6.5. Borriello è isolato, soffre gli inserimenti di Perrotta. Gli levano Totti presto e non può che esserne contento.

Astori 6.5. Anche per lui una serata più facile del previsto.

Pisano 6.5. Oltre a difendere aiuta nella costruzione.

Conti 7.5. Gran tiro e gran gol. Poi si avventa sul pallone in area, 30 punti al ginocchio per far vincere la propria squadra. Decisivo anche se gioca solo 20 minuti.

Cossu 7.5. Assist a gogo. E' un po' troppo innamorato dei suoi dribbling, ma oggi glielo si può concedere.

Biondini 8. Regna sul centrocampo cagliaritano. Dirige vittoriosamente la squadra.

Nainggolan 7. Bravo, ordinato, geometrico.

Acquafresca 7.5. L'aria della Sardegna gli fa bene. Un gol di grande precisione.

Matri 8. Brilla come tutto l'attacco rossoblu e merita la doppietta.

Lazzari 6.5. Bravo a tenere i reparti, qualche sbavatura e inutile cattiveria quando difende.

Pinardi 6.5. Entra nel secondo tempo e aiuta a mantenere l'ordine.

Bisoli 7.5. Cagliari ben messo in campo, ma nemmeno nel più roseo dei suoi sogni poteva immaginare di essere dopo 20' in vantaggio per 2-1 e con un uomo in più.

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Julio Sergio 5. Non sempre colpevole, ma mai decisivo.

Cassetti 5. Crolla con tutta la squadra.

Castellini s.v. Entra ed esce quando ancora non è successo nulla. E ne succederà.

Juan 4.5. Regge anche in inferiorità numerica ma poi non evita il tracollo.

Burdisso 4. Distrugge un ginocchio e una partita.

De Rossi 4.5. La grinta si dovrebbe avere nel momento del bisogno. Trova il pareggio ma poi entra in confusione completa.

Pizarro 5.5. Qualche passaggio illuminante poco sfruttato dai compagni e nulla più.

Ménez 5. Lezioso, la grinta non è il suo forte, tenta di pungere ma a stento pizzica.

Borriello 5. Isolato, prova a fare la boa per gli inserimenti dei compagni. Tentare non basta per riuscire.

Perrotta 5.5. E' lui che nel secondo tempo sembra poter riportare la Roma sotto. Non basta.

Totti 6. Gioca 20 minuti, un assist di tacco che sembra preludere ad una grande serata. Invece esce e la Roma crolla.

Rosi 5. Inizia bene ma poi crolla con tutta la squadra.

G. Burdisso 5. Non facile entrare a freddo, prendere il posto del fratello in 10 uomini e sotto di un gol. Riesce ad arginare all'inizio ma poi viene bucato a ripetizione.

Baptista s.v.

Ranieri 5. La Roma sembra ben messa all'inizio. Poi quando è in dieci uomini cerca di non far perdere la testa ai suoi ma non ci riesce.

Pagelle Anticipi: Inter-Udinese 2-1

Inter - Udinese 1-1. Un'Inter leziosa, che fa il possesso palla ma non riesce a concretizzare se non su calci da fermo (corner e rigore). Vittoria di misura che può essere utile per dare fiducia nella strada verso una forma, fisica e tattica, che è ancora lontana. Buona prestazione dell'Udinese che non merita la sconfitta. Inizio di stagione che riserverà sorprese, come sempre dopo i mondiali. Se pensiamo che il Barcellona ha perso 2-0 in casa contro l'Hercules, questa vittoria striminzita ha un valore maggiore per i neroazzurri.

Julio Cesar 6.5. Incolpevole sul gol, sicuro negli interventi che una difesa non più granitaca concede all'Udinese.

Zanetti 5.5. A destra, poi a sinistra, poi (meglio) di nuovo a destra. Si sta reinnamorando (troppo) del pallone.

Chivu 5. Non si trova a suo agio come terzino-palleggiatore e difensivamente è dalla sua parte che Sanchez si infila ripetutamente creando tante occasioni da gol. Si sapeva che all'Inter servono terzini ...

Samuel 5. Il muro si fa bucare troppo. Prendere un gol di testa da parte dalla difesa più fisica del campionato non è buon segno.

Lucio 6. In difesa è lento come sempre. Ha il merito di segnare il primo gol in campionato dell'Inter. Quando davanti Milito sembra non esistere sapere che da dietro può venire il pericolo è sempre positivo.

Cambiasso 6. Ordinato, cerca di dare i tempi. Trasformare una squadra di contropiedisti e fisica in palleggiatori non è impresa facile. Prova a recitare la parte che gli è chiesta.

Mariga 6. Tenta di rispettare le consegne di creare un centrocampo di palleggiatori, da rivedere. Spreca un'occasione unica sull'1-1.

Snijder 6.5. Lui ed Eto'o fanno reparto in avanti. Non è al massimo della forma ma ci prova sempre.

Milito 4. Non pervenuto. Quando si ha questa forma è meglio restare a casa.

Eto'o 6.5. Ha chiesto di essere messo in condizioni di segnare ed è certamente l'attaccante più pericoloso. Fallisce dal dischetto ma segna sulla respinta un gol non facile. Il palo non è generoso con lui a 10' dalla fine.

Biabiany 5. Un terzo attaccante? Un fantasma sulla destra?

Cordoba 6. Entra e, seppur non più giovanissimo, dà dinamicità alla difesa troppo statica.

Pandev 5.5. Meglio di Biabiany, ma non brilla neanche lui.

Muntari s.v.

Benitez 5. Vuole far giocare la Germania come la Spagna. La strada è lunga. Un errore di Handanovic e una follia di Angella lo salvano. Mariga titolare potrebbe essere un esperimento da riprovare. Biabiany probabilmente no. Difficile poi segnare con un giocatore in meno in campo. Per ora Eto'o è il suo migliore alleato in campo. Deve trovarne altri altrettanto forti.


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Handanovic 5.5. Due uscite a vuoto nel primo tempo potevano costare molto caro all'Udinese. Passato il brutto inizio, si rifà nel secondo tempo. Respinge il rigore ma non basta per non perdere, Eto'o il gol lo voleva troppo.

Benatia 6. Sempre sotto pressione ma non cede.

Domizi 6. Ordinato come tutta la difesa dell'Udinese.

Zapata 6. Deve contenere Eto'o. Fatica ma riesce a limitare i danni.

Pasquale 5. Dalla sua parte non partivano certo pericoli, ma non affonda come avrebbe potuto.

Sanchez 7. Finché riesce a bucare Chivu è una sciabola sul fianco dell'Inter. Dalla sua parte troppi assist non sono finalizzati dagli attacanti.

Pinzi 6. Dal suo lato impazza Eto'o ma lui non si scompone troppo.

Asamoah 6. Recuperare palloni e ripartire.

Inler 6.5. Bravo a smistare i palloni nel centrocampo dell'Udinese.

Di Natale 5.5. Si agita, scatta, ma non è mai decisivo.

Floro Flores 6.5. Segnare di testa all'Inter non è impresa da tutti.

Angella 4. Entra per Pasquale, e colpisce un pallone quasi innocuo di mano regalando la vittoria all'Inter.

Corradi s.v.

Cuadrado s.v.

Guidolin 6. Udinese ben messa in campo, imbriglia l'Inter, gli concede il palleggio sapendo che non è la specialità dei nerazzurri. Bravo a sfruttare la corsia destra tenendo così sotto pressione i campioni d'Italia. Non merita la sconfitta.

mercoledì 8 settembre 2010

Italia - Far Oer

Dare i voti ai giocatori è un hobby divertente e rilassante, che resta faceto per quanto il calcio sia sentito come un'attività serissima. Ma in fondo non lo è, e i giudizi sono fiuto, sensazioni, qualche fatto oggettivo (un gol, una papera, una parata, un passaggio). Quindi proviamo questo esercizio distensivo sulla distensiva partita di ieri sera. L'Italia dopo le batoste sudafricane affrontava le "temibili" isole Far Oer. Visto il livello dell'avversario è difficile proiettare questa prestazione nel futuro. Contentiamoci di questo bel rotondo 5 a 0. E' sempre meglio vincere largamente che perdere, no?
Quindi veniamo ai giocatori schierati da Prandelli, una formazione inedita e sperimentale. Esperimenti possibili per l'avversario. Se non si fanno delle prove contro le Far Oer con chi? Da notare l'eccesso di giocatori della Fiorentina o comunque beniamini del pubblico. Si va verso una nazionale federale o comunale? Quando si giocherà a Napoli si chiamerà Maggio e a Roma Cassetti?

Viviano: sv. Il portiere non deve fare praticamente nulla. Una parata su una punizione centrale e un mezzo malinteso (senza avversari nei paraggi) con Bonucci. Se rigiocherà (ancora non si è capito chi è il portiere titolare) ne riparleremo.

De Silvestri: 6. Difensivamente disoccupato, nelle proiezioni non sembra essere folgorante. Anche lui in campo solo quando si gioca a Firenze?

Antonelli: 6. Come De Silvestri, da rivedere in copertura. Nei dialoghi con Pirlo e Cassano si vede che non ha l'abitudine di giocare con colleghi così forti. Speriamo si abitui presto.

Bonucci: 6. Per la coppia centrale non prendere gol ultimamente è già qualcosa. Ma da rivedere con qualche nazionale più vera.

Chiellini: 6. Dicono debba diventare il leader della difesa, e visto il panorama non ha scelta. Con le Far Oer c'è poco da dirigere, tra un mese con Serbia e Slovenia sarà un'altra musica.

Pirlo: 7.5. Convincente, rinato. Non sbaglia un passaggio e si merita il premio del gol. Ad averlo avuto cosi in Sudafrica c'era il rischio di fare anche qualche gol.

De Rossi: 7. Capitan futuro o capitan presente? Lotta e gioca con scioltezza a centrocampo, coprendo e proponendosi. Trova facilmente il gol. Aiutato da un compagno di reparto che sa gestire il gioco.

Montolivo: 6.5. Chiaramente ancora il più fragile dei tre centrocampisti. Nettamente meglio rispetto a quello che si era visto a giugno. Da rivedere a ottobre.

Rossi: 5.5. Il meno convincente degli attaccanti schierati. Cerca di fare il Cassano ma non lo è. Lezioso. Se qualcuno si domandava perché i grandi clubs italiani non avessero cercato di prenderlo in questo calciomercato, forse ieri si è avuta una parte di risposta.

Cassano: 7.5. Sontuoso. Si muove, si propone, si smarca, passaggi illuminanti a gogo. E un gol fenomenale.

Gilardino: 6.5. Il solito Gila. Sembra sempre girare a vuoto, questa volta però fruttuosamente. La difesa allegra delle Far Oer lo agevola, forse troppo.

Quagliarella: 6.5. Entra ed è fischiato come neo-juventino. Non è in gran forma, ma riesce, forse per orgoglio, a segnare. Non ha la forma dei mondiali, quando dietro di lui aveva una città intera. Ora è uno dei tanti bianconeri in nazionale. Se bisogna fischiarlo per motivarlo, allora soffiamo forte.

Palombo: 6.5. Uno spezzone di partita per lui. Solido. Ottima l'intesa con Cassano e Pazzini. Una parte di buona Samp che non può che far bene alla nazionale.

Pazzini: 7. Entra in un secondo tempo dove la tensione generale cala, ma riesce a portare il panico in area di rigore e a tenere viva l'attenzione.

domenica 29 agosto 2010

Comincia il campionato

Anche se già ci sono stati gli anticipi, i posticipi degli anticipi, e ancora ci saranno posticipi e anticipi dei posticipi, oggi comincia il campionato. Allora mi lancio in alcune considerazioni (per quello che la mia insufficiente cultura calciofila mi consente) sulle squadre che stanno per prendervi parte.
Il mercato è poi ancora aperto e già l'anno scorso gli ultimi colpi di coda hanno riservato sorprese e giocatori fondamentali (Wesley Snijder, per esempio).

Inter. Per la prima volta da anni la squadra è più debole di quella dell'anno precedente. Ha solo ceduto giocatori e non ne ha acquistato alcuno. I "gladiatori" dello scorso anno sono più vecchi di un anno. Un Milan in nuce, soprattutto in difesa. Si parla tanto di acquistare un centrocampista e un attaccante, ma si dimentica che in difesa i giovani latitano. Si potrà affidare solo alla possibile sorpresa del giovanissimi Coutinho? Lo "zero tituli" è una possibilità. Una pausa fisiologica.

Roma. Per la Roma vale lo stesso discorso, o quasi, dell'Inter, con la scusante dei gravissimi problemi societari. Adriano e Simplicio restano due punti interrogativi enormi. Se dal punto di vista societario sarà un anno cruciale, forse dovrebbe iniziare a pensare a gestire l'ancor più difficile passaggio sportivo: l'era post-Totti.

Milan. Con l'arrivo di Ibrahimovic ha sicuramente una marcia in più. Se lo svedese-zingaro tuttofare riuscirà a colmare le lacune difensive allora. Se poi a centrocampo Boateng (uno dei pochi acquisti giovani recenti del Milan) riesce a imporsi, allora potrebbero esser dolori per gli altri. Poi si sa, nell'anno delle elezioni Berlusconi compra il campione ad effetto e la squadra deve andare a mille, almeno fino alle urne ...

Sampdoria. La partenza di Del Neri e un po' di "appagamento" rischiano di non far ripetere la super-annata scorsa. L'eliminazione dalla Champions' League è già il primo segnale, ma forse puo' far bene.

Palermo. Fa parte, insieme a Udinese e Genoa, di quelle squadre che arrivano "misteriose" all'inizio di campionato. Nel suo caso dopo un'ottima annata, qualche cessione importante (Cavani su tutti) e mercato sotterraneo. Se Rossi fornirà continuità potrà bissare la scorsa stagione.

Napoli. Acquisti importanti (Cavani) e cessioni dolorose per la tifoseria (Quagliarella). L'impressione è che la squadra sia meno forte, ma soprattutto instabile psicologicamente, a metà del guado tra speranza e realtà consolidata. Come Palermo, Samp e Genoa, ma più difficile da gestire nella realtà partenopea.

Juventus. La più attiva sul mercato. Molti innesti e cessioni, inevitabili. Una rivoluzione che andava fatta, anche se seguire la strada di tanti acquisti "piccoli" anziché un solo grande nome (a parità di spesa) non paga sempre subito. Diventa pero', con Milan e Inter, una delle favorite al titolo. Perché con tutti i difetti che le si possono trovare, la Juventus resta sempre una squadra che quando non è al tracollo puo' vincere. Se poi tra i nuovi acquisti uno o due faranno un exploit allora sarà dura per le altre.


Le altre.
vedo bene il Genoa e la Lazio, invece più deboli Fiorentina e Udinese. Un punto interrogativo il Cagliari, e gravato da difficili conferme il Bari. Le sorprese da una di queste squadre possono sempre arrivare, anche se non per le zone alte della classifica.

Morale: scommetto in un non-scudetto dell'Inter (a mercato ancora da chiudere).

Nuova grafica

Dopo più di tre anni un ritocchino grafico

venerdì 6 agosto 2010

FantaPolitica mai? (con la P maiuscola)

Mentre in questi giorni siamo in tanti a trastullarci con la fantapolitica, quella con la p minuscola dove si discetta di possibili scenari di assetti governativi, di date di elezioni, di coalizioni e di candidati premier, la cosa triste è che in pochi, tra quelli che dovrebbero farlo di mestiere, si ricordano della Politica, con la P maiuscola.
Se infatti in pochi anni gli assetti partitici sono cambiati enormemente, e cambiano con una velocità incredibile, altre due cose non cambiano mai: le facce che determinano questi assetti e, cosa ancor peggiore, la struttura antiquata della società italiana. Non cambiano i problemi dell'accesso ad un lavoro dignitoso, il superamento dell'assistenzialismo familiare che, inopportunamente e ingiustamente, supplisce ad un sistema di aiuto di giovani, anziani e malati, dei tanti blocchi corporativi pigri e conservatori che tanto dicono ma poco fanno. E la lista potrebbe essere molto lunga.

E troppo poco spesso si ricorda il nesso inevitabile tra formazioni politiche e necessità sociali. Oggi Ivan Scalfarotto ci ricorda della vocazione maggioritaria del PD, dimenticata da troppi. Ma soprattutto ci ricorda come quella vocazione maggioritaria non sia una formula politichese ma la conseguenza della missione principale del PD per la società italiana: portare un progetto modernizzatore, progressista, di rottura delle corporazioni, di inversione del punto di vista sulla giustizia sociale.

L'analisi della società italiana che portava nel 2007 alla nascita di quel progetto come conseguenza di questo bisogno di rottura delle politiche "pigre", dell'attesa e della "provvidenza", e quindi alla nascita del PD come forza aperta e per questo a vocazione maggioritaria, perché i soggetti interessati a questo tipo di società sarebbero potuti e dovuti confluire al suo interno e, in un meccanismo virtuoso, ampliarne la forza innovatrice e il consenso, è tuttora valida.
Purtroppo pero' ai buoni propositi, come sappiamo bene, non sono seguiti i fatti. Si è ritornati alla politica con la p minuscola che guida tutto e tutti. Alle alleanze senza un modello di società di riferimento fini a se stesse. All'immaginare mostri politici, come l'ammucchiata da Fini al PD.
Manca infatti la consapevolezza che i movimenti e le alleanze politiche nascono da una comunanza di bisogni sociali e di modello di cambiamento. L'assurdo dell'alleanza politica tra una sinistra moderna e progressista con il centro post-democristiano e post-fascista, non è tanto storica e nominalistica, ma nasce proprio da un diverso modello sociale che dovrebbe essere alla base del senso politico del PD.
La destra Fini-Casini, come ho detto ieri, è una destra conservatrice basata su un modello di società centralista da una parte e localista-baronale dall'altro. E' questo il modello del PD ed è questo il tipo di società che l'elettorato progressista italiano vuole abbracciare nella (vana) speranza di cosi' contrastare la destra di Bossi e Berlusconi?
Io spero di no e soprattutto credo che l'elettorato progressista italiano ne sia più consapevole di quanto pensino i suoi sedicenti dirigenti. E qualora se lo fosse dimenticato faremmo bene noi tutti a non smettere di ricordarglielo.

giovedì 5 agosto 2010

in un viaggio molto strano

Il cuore della divisione

Con la votazione di ieri sulla sfiducia a Caliendo si è materializzato un "fronte" formato da FLI, UDC, MPA e API. Questo fronte ha, chiaramente, trovato un pretesto nella "questione morale" (chi è in parlamento grazie ai voti di Cuffaro di tutto puo' parlare tranne che di questione morale) ma è cementato da qualcosa di più profondo.
Qualcosa che rischia di spaccare ancor più il governo della giustizia. Ed è la concezione dello stato, che si esplicita in questi anni con il termine "federalismo".

Il nuovo fronte ha infatti una visione "à l'ancienne" del rapporto tra stato e cittadino. Una visione democristiana, paternalistica, dove al localismo baronale si affianca un grande stato riparatore che dispensa sicurezza. La sicurezza degli impieghi statali, regionali, provinciali, comunali, para-statali. Uno stato che non lascia il cittadino mai solo, ma in cambio gli chiede l'anima. Gli chiede di appoggiare il barone locale. Una concezione dell'italia che non è passata, che è ancora attuale, da molti (i giovani) vista come un miraggio e che quindi, al di là del buon senso economico che dovrebbe farci capire quanto sia impossibile, ha ancora un grande appeal.
Questa destra conservatrice è chiaramente antitetica alla destra di Berlusconi, ma soprattutto di Bossi e Tremonti. Per questo il cuore della divisione verrà e rischierà di generare dei grandi movimenti tellurici nel governo quando arriveranno i decreti di attuazione del federalismo.
Su queste contraddizioni e su queste due destre dovrebbe avere gioco facile la sinistra per incunearsi. Certo dovrebbe chiarire molte cose, come avrebbe dovuto fare da anni. Ora il tempo per farlo rischia di scadere presto, addirittura di precipitare.

mercoledì 4 agosto 2010

Fantapolitica (quella con la p minuscola)

Bhe a questo punto la fantapolitica pullula, ed è difficile non cedere a previsioni.
Difficile poi separare quello che si spera da quello che sembra possibile. Per questo provo a evocare alcuni "scenari". E' chiaro che l'assetto politico è radicalmente cambiato. Il governo è minoritario alla camera, PDL+Lega infatti qui hanno bisogno dell'appoggio di Fli, che già sta trovando sponde in UdC, Api, MPA. La loro strategia neanche tanto velata è quella di tenere sotto scacco il governo. Un esercizio difficile, che puo' portare a diverse soluzioni.

Scenario 1. A settembre Berlusconi approfitta di una scusa (che anzi si trova ad arte) e fa cadere il governo, capisce che lo vogliono fare bollire lentamente e sa che andando alle urne PDL+Lega puo' vincere se gli altri non sono organizzati. Questo mette fuori gioco Fini, che dovrà puntare a presentare il "terzo polo" con UdC, MPA e API. Il PD tenterà di corteggiare il centro, ma Fini non puo' andare col PD, la sua lista non la voterebbe neanche sua madre e forse anche il PD dovrebbe comprendere che alleati con il grigio centro avrebbe meno voti del PDS. Un PDS-S. La situazione pero' precipiterebbe cosi' velocemente che i "mestatori" potrebbero non avere il tempo. Quindi il PD andrebbe al voto con l'unica coalizione che abbia un senso, PD-IdV-SEL. Candidato premier Bindi. Prevedo un'onorevole sconfitta.

Scenario 1.bis. Si vota ad ottobre ma nel PD riescono a prevalere i pavidi e quindi fare un'ammucchiata non riuscita, ovvero PD-UdC-Fini-MPA-Api. IdV e SEL vanno da soli. Il candidato naturale della nuova destra del PD sarebbe Enrico Letta (uomo di destra). Il PD di fatto non esiste più, la sinistra prende il 15% e vincono B&B, ovviamente.

Scenario 2. Il tira-e-molla riesce a passare l'anno solare. Perché Berlusconi ha paura che Napolitano dia l'incarico a qualcun altro, magari a uno dei suoi e che insomma meglio vivacchiare fino a febbraio che entrare nell'incognita delle "grandi intese". Si vota in primavera. A quel punto l'asse Fini-Casini si è organizzata e puo' presentarsi con più forza davanti all'elettorato come un centro-destra europeo. Il PD prima o tardi capirà che con Fini si possono fare di concerto imboscate parlamentari ma non presentarsi davanti agli elettori. Si costituisce l'asse PD-IdV-SEL, magari anche con primarie. Candidato premier Chiamparino. Con due destre, la coalizione di sinistra ha buone possibilità di vincere.

Scenario 3. Tra una cosa e l'altra riescono a tirarla ancora più lunga, con una rigenerazione interna del centro-destra, magari arrivando addirittura a finire la legislatura. Troppi dettagli è impossibile non solo prevederli ma neanche immaginarli.

Scenario 4. Si fa un "governo di transizione", che verrebbe additato subito da Berlusconi come un "ribaltone". Che pero' fa comodo a Berlusconi perché si assumerebbe la responsabilità di una finanziaria "lacrime e sangue", di cui il PD sarebbe co-signatario (da tipico idiota) e con l'impero mediatico il Cavaliere l'imputerebbe ai soliti comunisti. Si vota a maggio-giugno e Berlusconi rivince a mani basse.

Quindi, a Berlusconi convengono gli scenari 1 (e 1.bis) e 4. Al PD lo scenario 2, a Fini lo scenario 3. A Casini vanno bene un po' tutti ...
Cosa succederà dipende al 90% da Berlusconi e al 10% dall'intelligenza di Fini-Casini (e dalle sponde dell'opposizione) nel non tirare troppo la corda.

domenica 1 agosto 2010

Elezioni?

Le nubi che si addensavano da alcuni mesi sul cielo del PDL hanno finalmente scatenato un temporale. Non proprio fulmini a ciel sereno, ma certamente quando due anni fa nasceva una maggioranza di governo con quella che è (è stato?) forse il più ampio margine parlamentare della Repubblica, pochi si potevano immaginare una situazione “à la” Prodi, ovvero un esecutivo Berlusconi sotto il ricatto di gruppuscoli di parlamentari “di lotta e di governo”. Ma la politica (quella con la p minuscola) italiana ci riserva sempre sorprese. In mancanza di grandi piani economici per contrastare la crisi economica o di strappi nelle consuetudini ottocentesche dei rapporti sociali o di rilanci della crescita culturale e quindi democratica e produttiva (ovvero di Politica, con la P maiuscola), si hanno sempre intrighi, trappole parlamentari, paventati governi di transizione (verso dove poi ...) o di larghe intese (su cosa non si sa) o ancora peggio per fare la legge elettorale (ma se i partiti non sono d’accordo neanche al proprio interno su un modello di legge elettorale come possono esserlo tra loro!). Tutte formule che fanno impazzire di gioia cronisti e “esperti” e che potrebbero avere anche un senso se non avessero l’effetto controproducente di far percepire come “quelle cose” la politica, mentre, appunto, la vita quotidiana si affronta con sempre maggiori difficoltà e l’unione sociale (quella su cui la politica vera dovrebbe lavorare) si disintegra.

Ma tant’è. Arriva l’estate e ora passeranno il tempo a tramare (per parafrasare un ministro della Repubblica). Quello che però non possiamo non domandarci è: cosa succederà a settembre? Se poi agli intrighi interni (che nascondono sempre una divaricazione sociale nella rappresentanza) si dovesse aggiungere una “crisi sociale” allora l’esplosione (o meglio l’implosione) sarebbe garantita. Fermo restando che il boccino resta dalla parte della maggioranza, cosa dovrebbe fare o dire l’opposizione? A caldo verrebbe da dire che la cosa migliore e più giusta sarebbe martellare sul fallimento della maggioranza che ha fatto come, anzi peggio, di quella di centro-sinistra. Perché se il governo Prodi del 2006 nasceva già debole (1 senatore di scarto e, soprattutto, 11 partiti), il governo Berlusconi del 2008 aveva come uno dei suoi maggiori vanti proprio quello di essere diverso “antropologicamente” dalla sinistra: una vasta maggioranza, 2 partiti e tutti fedeli al presidente e al programma votati dagli italiani. Hanno quindi dimostrato di non essere in grado di mantenere un governo che nasceva bene (e specularmente bisognerebbe far notare il “miracolo” di Prodi che riuscì a tenere in vita un governo “nato male” per un anno e mezzo) per non parlare della inazione quando si tratta di contrastare il declino (per riprendere un’espressione cara a chi criticava dall’interno il governo Prodi solo alcuni mesi prima di passare nel centro-destra). Inazione che non manca quando c’è da difendere il gruppo dirigente dai pericoli di inchieste giudiziarie o tagliare sulla pelle delle classi sociali che non li hanno votati.
Quella grande differenza numerica si è quindi ridotta a soli sei-otto mesi in più di vita politica? Ancora il governo è lì, e la sua fine è solo una possibilità. Forse Berlusconi reggerà e non cadrà nella tentazione delle elezioni anticipate. Forse no.
Ma l’opposizione? E’ sano e saggio domandare “governi di transizione” come prima risposta a caldo? Soprattutto quando non si hanno i numeri per imporsi? Non si fa solamente il gioco mediatico della destra e non si fa semplicemente la parte di chi ama tramare e ha paura delle elezioni? Certamente sciogliere dopo solo due anni e mezzo una legislatura che è seguita ad una precedente che è durata solo due anni non è un bene per la democrazia. Perché se votare è sempre un atto democratico, l’inflazione elettorale rischia di generare “mostri”, di indebolire cioè la democrazia facendo apparire le elezioni inutili.

Agosto comincia con un dilemma, chiedere a gran voce elezioni?, e con un’incognita, reggerà il governo? Perché se tutti noi ci auguriamo che finisca il governo Berlusconi (uno dei peggiori degli ultimi anni, anche del suo precedente), restano non pochi dubbi su quale scenario augurarsi per l’immediato futuro.

lunedì 5 luglio 2010

Scienziati ed economisti

La scienza nell’ultimo secolo si è sempre più distaccata, nella sua visione del mondo, dalla società “normale”. Fino alla fine del XIX era possibile un dialogo tra società e sviluppi scientifici: la cosmologia copernicana aveva una dialettica immediata con la quotidianeità, così come la visione meccanicista di Laplace era in sintonia con il positivismo ottocentesco. Gli scienziati non si occupavano di creazione e metafisica, per questo lasciavano il campo ai filosofi, ai teologi, ai sociologi e ai politici, che potevano facilmente comprendere le nuove scoperte scientifiche. La dinamica newtoniana riuscì ad essere assorbita facilmente e la società ne poteva parlare in modo semplice così che il dibattito poteva essere quanto più largo possibile. Anche i non addetti ai lavori potevano parteciparvi, accrescere le proprie conoscenze, avere una visione del mondo più “corretta” e apportare il proprio contributo.
Quando poi arrivarono la meccanica quantistica e le teorie speciali e generali della relatività (per non parlare delle successive teorie che cercano modelli unici della fisica e quindi della struttura materiale del mondo) la frattura fu chiara. Non si può discutere di meccanica quantistica o di relatività generale senza conoscenze approfondite di matematica, e questo, forse, per la natura intrinseca delle teorie. Se infatti anche la meccanica classica si basa su equazioni differenziali (ha anzi fatto nascere il calcolo differenziale e integrale), i suoi concetti sono “intuitivi” e i “tecnicismi” (ovvero quegli aspetti che richiedono una specializzazione non banale) sono limitati principalmente agli aspetti “quantitativi”, lasciando però accessibili quelli qualitativi. Invece i nuovi sviluppi del XX secolo si basarono proprio su concetti matematici “non banali”. Ovvero questi sono proprio la sorgente, e non solo uno strumento descrittivo, della nuova visione del mondo. Certo la quantizzazione dell’energia è intuibile guardando gli spettri atomici, che però sono già meno quotidiani e intuitivi delle orbite planetarie che erano al centro della meccanica classica. Così le deviazioni delle orbite di Mercurio, spiegabili solo con la relatività generale, sono sì percepibili, ma sempre come eccezioni ad una visione “semplice”, ovvero quella newtoniana.
E’ quindi difficile assorbire nuove teorie, basate su equazioni fondative non semplici come quella di Newton, da parte della società. E’ difficile renderle popolari, nel senso di una divulgazione che vada al di là della spiegazione di specialisti nei confronti di non-specialisti. E’ difficile renderle oggetto di dibattito pubblico senza limitarsi ai pochi specialisti o senza incorrere in banalità o errori veri e propri da parte di non addetti ai lavori. Se questo non è importante per l’avanzamento della scienza in sé, che non avviene in modo democratico e popolare, ha creato una frattura con la società. Frattura importante, per esempio, quando altre autorità intervengono nel dibattito sulla “finalità” e sulla “nascita” del mondo senza tener conto degli sviluppi della scienza. Sembrano infatti avere ancora la visione ottocentesca della scienza, ignorano il senso profondo dello sviluppo della scienza e della sua visione della materia e del mondo fatti in un secolo. Ma sono incolpevoli di questa “ignoranza”, perché la specializzazione necessaria per comprendere a fondo, e quindi parlarne pubblicamente, ovvero “democraticamente”, va al di là di quella che gli si richiede per la loro funzione pubblica, spesso di letterati, filosofi, teologi.

Per la scienza questo problema è limitato agli aspetti culturali-filosofici soprattutto: privarsi, da parte degli scienziati, del supporto dei filosofi che sarebbero gli specialisti di quelle questioni che riguardano una visione del mondo che non sia naïf rispetto alle moderne (che oramai hanno quasi un secolo) teorie scientifiche è sicuramente una grande penalizzazione per lo sviluppo della Cultura. A volte la politica interviene con la sua ignoranza, per fortuna non tanto nelle scienze fondamentali, forse perché gli scienziati riescono a spoliticizzare le proprie ricerche e anzi riescono ad esaltare i possibili legami con gli sviluppi tecnologici (cosa che ai politici, che ovviamente ancor meno ne capiscono, piace molto). Purtroppo a volte l’ignoranza e la semplificazione della politica interviene nella medicina e biologia, quando queste entrano in campi più vicini alla quotidianeità. E’ indubbiamente più concreto un embrione che un bosone.

A parte questo, pero’, la scienza può permettersi di non essere democratica, può permettersi di procedere e vivere autonomamente dai dibattiti pubblici, o quanto meno può ridurne il numero e cercare di gestirli secondo una dialettica esperti-ignoranti. Quando la scienza (anche se si tratta piuttosto di tecnica e studio dei fenomeni) sembra incontrare l’economia, come nel dibattito sulle fonti di energie e sul riscaldamento globale, già questo distacco deve necessariamente ridursi.

Con l’economia e la finanza in questi ultimi anni si sta assistendo ad un processo simile a quello della scienza a cavallo dei secoli XIX e XX. In questi anni di “crisi economica” abbiamo sentito parlare prima di “prodotti finanziari”, misteriosi generatori del tutto, e poi di come questi lontani oggetti, direttamente o indirettamente, abbiano costretto i governi a misure economiche che passano sopra la pelle di tanti. Che fanno diventare reali e concreti dei nomi lontani ed esotici. Anche in questo caso tanti esperti ci dicono quanto sia importante quella tale misura, come sia fondamentale quell’altra, perché “i mercati vanno rassicurati” e perché tante altre cose, giustificando in modo tecnico tante misure economiche e sociali giudicate “inevitabili”. In questo caso però non è possibile creare un circolo di super-specializzati totalmente avulsi dalla società, non è possibile chiedere sacrifici che si sentono concretamente nella propria vita quotidiana in nome di oggetti che restano lontani e irreali. Non è possibile che chi non conosce e non frequenta i meccanismi della finanza sia il primo a dover pagare il prezzo chiesto dai meccanismi generati da questi strumenti. Non gli si può chiedere farlo a scatola chiusa, con l’arroganza della conoscenza.
Nessuno chiede di rinunciare ad una parte di salario o di lavorare di più o riposarsi di meno o di avere meno diritti per una soluzione di un’equazione differenziale alle derivate parziali. Quanto meno la società chiederebbe di aprire un dibattito che vedesse anche altre teorie contrapporsi. Così quando l’economia e la finanza della visione dominante chiedono di pagare il prezzo per la propria esistenza è inevitabile che venga rimessa in discussione quella visione del mondo che le hanno generate e le sostengono; è inevitabile, e giusto, che chi per questo sistema deve pagare di più i suoi effetti cerchi altre visioni del mondo, che magari penalizzino di più altre classi sociali. Per questo chi si rifugia nella roccaforte della “competenza” e si rende avulso alla società nello stesso momento in cui a quella stessa società domanda sacrifici giustificati dalle proprie competenze fa un errore sia di giustizia che di intelligenza.
La pedagogia è un’arte difficile, ma necessaria quando si chiede qualcosa in cambio dei prodotti del proprio “distante” sapere. E soprattutto è un’occasione per rimettere in discussione alcune presunte “verità” per magari riuscire ad arrivare ad una migliore visione del mondo per una società più giusta. E’ forse più facile far lavorare insieme fisici e filosofi sull’origine e la natura del mondo, ma è sicuramente indispensabile provare a discutere pubblicamente su una visione della società senza dare nulla per scontato, anche alcuni assunti economico-finanziari che dominano il presente. Se questi sono poi così “scientificamente” ineluttabili saranno ineluttabilmente accettati.

domenica 4 luglio 2010

Comunismi

Uno del PD non lo puo' dire perché gli darebbero del "comunista". Pero' lo puo' leggere e pensare lo stesso, anche se chi l'ha detto fa una politica che istintivamente non ci piace in quanto politica. Ma è vera e sacrosanta in quanto denuncia.

La realtà sta diventando a pagamento. In alcuni casi, come gli eventi sportivi, anche a pagamenti multipli: canone e pay tv. È un lento esproprio della realtà, anche quella minima, dei piccoli piaceri. Della battuta al bar che non puoi più fare.
Il mercato si introduce in ogni spazio quotidiano. Trasforma la realtà in merce. Per vivere bisogna pagare il biglietto. Viviamo in una realtà capitalisticamente modificata che ha superato l'era della creazione dei bisogni e si è spinta oltre. L'uomo stesso è ora la merce più pregiata. Il capitale è investito sulla sua necessità di vivere, di esistere, dalla culla alla tomba. In circonvallazione ci sono enormi cartelli con la scritta. "Funerale tutto compreso a 1950 euro". Un affare, conviene prenotarsi la morte, il costo della vita cresce ogni giorno.
Il mondo si divide in mondo a pagamento o gratuito. La tecnica è quella di rendere miserabile quello che ci spetta per diritto naturale come le spiagge o la scuola, e promuovere il mondo a pagamento. L'erba a pagamento è sempre più verde. I raccordi autostradali saranno a pagamento. Li abbiamo già pagati con le nostre tasse, ma ci convinceranno che erano gratuiti fino ad ora per gentile concessione, che è giusto introdurre il pedaggio. Che non bisogna rubare allo Stato-Mercato. Mi sento come se per vivere la prossima ora dovessi inserire un gettone in una macchinetta. E' questione di tempo, arriveremo anche alla vita a punti.

domenica 27 giugno 2010

Il finto paradosso dell’Università italiana

Quando, come accaduto nella recente e animata discussione sulla proposta del PD del pensionamento dei professori universitari a 65 anni, si critica a fondo il sistema universitario italiano e si fa notare come esso sia molto indietro rispetto a quello degli altri paesi sviluppati, quasi sempre, ad un certo punto, qualcuno si rivolge, spesso a chi critica lavorando nel sistema universitario di un altro paese, con un’affermazione che sembra (o vorrebbe) porre fine alla discussione: “come mai nelle Università straniere vi hanno preso se quella italiana da cui magari siete usciti è così scassata come dite?”.
Questa domanda è chiaramente due volte provocatoria, perché sembra proporre il seguente scenario: l’Università italiana non è così “scassata”, visto che produce ricercatori migliori di quelli dei paesi dove vanno, di conseguenza si tiene i “migliori” per produrre ricercatori migliori di quelli degli altri paesi e quindi, voi che siete usciti, non siete i migliori del sistema ma gli “avanzi” che utilizzano poi argomenti falsi per tentare di screditare chi è restato e prendergli il posto.
L’equazione semplice buona università = buoni ricercatori non è però così immediata come potrebbe sembrare.
Che gli studenti che escono dalle Università italiane (o quanto meno dalle maggiori università italiane) siano di ottimo livello, quanto meno nelle facoltà scientifiche, non è un mistero per nessuno. Questo però ha una origine meno lineare di quanto si possa credere guardando il sistema dall’esterno.
I professori universitari italiani, anche quando non facciano più ricerca da anni, per tradizione sono molto duri ed esigenti nei risultati dei corsi, dando molto da studiare e lasciando gli studenti in balia di loro stessi. Una selezione naturale che fa si’ che molti siano scoraggiati i primi anni e quindi chi riesce a sopravvivere ha un’ottima preparazione, o perché è sempre stato bravo e autonomo oppure perché ha dovuto imparare a diventarlo. Quando quindi si mette vicino ai “medi” diplomati stranieri, il laureato italiano ha una preparazione superiore non solo e non tanto nelle conoscenze, ma soprattutto nell’abitudine a “lottare” per conquistarsi ogni cosa.
Questo aspetto molto “all’antica” dell’Università è forse una delle poche cose che non si dovrebbe perdere nelle riforme e modifiche, anche se proprio da qui si è cominciato ad agire.
Chi però tiene alto il livello di durezza degli studi, non necessariamente fa ricerca di alto livello, non necessariamente è in collegamento con le grandi tematiche internazionali, non necessariamente cercherà di avere nei propri dipartimenti i “migliori ricercatori”. Gli sono sufficienti degli eredi che portino avanti senza grandi slanci un po’ di ricerca e siano duri con gli studenti (una durezza che è anche facile a farsi, perché non aiutare e fare corsi duri non richiede un grande sforzo).
Il paradosso dell’Università “scadente” che produce ricercatori apprezzati all’estero è, come sempre per i paradossi, basato su preconcetti che si possono smontare analizzando i fatti.

venerdì 11 giugno 2010

Post-doctoral fellowship in Theoretical Physical Chemistry

A 1+1 years post-doctoral fellowship is available in the CNRS Laboratory of Analysis and Modeling for Biology and Environment (Laboratoire Analyse et Modélisation pour la Biologie et l’Environnement, LAMBE UMR 8587) at University of Evry (France) as part of the ANR project Actinoids and Lanthanoids Solvation. Actinoids and lanthanoids are cations of interest since they are involved in different processes of nuclear waste treatment, like stocking and recycling. Theoretical models are expected to give insights useful for those applications. The successful candidate will contribute to different aspects of the project, including :

* developing polarizable interaction potentials for actinoids and lanthanoids with water, carbonates, silicates and organic solvents ;
* studying, by means of molecular dynamics simulations, structural and dynamical properties of actinoids and lanthanoids in solution ;
* coupling between molecular dynamics and experimental data (EXAFS, TRLFS, XANES, ESI-MS)

The project will be done in the LAMBE, University of Evry (40 minutes from Paris center) in collaboration with ENS-Paris and CEA centers of Saclay (Ile-de-France) and Marcoule (near Avignon).

Candidates should have a PhD in Theoretical Physical Chemistry (or equivalent), preferably not more than three years old. Experiences in molecular dynamics, force field development and scientific programming are welcome.

The application should include cover letter, full CV, a statement of previous research achievements and teaching merits, research interests, a list of publications, as well as information for references. Copies of degree certificates can be asked.

Please contact Riccardo Spezia, PhD, project coordinator : riccardo.spezia@univ-evry.fr

lunedì 31 maggio 2010

ANR ! ANR ! ANR !

Ogni tanto delle buone notizie: sono usciti oggi i risultati dei progetti "ANR Jeunes Chercheuses et Jeuns Chercheurs" (qui), programma "bianco" (ovvero senza temi specifici) di cui ero il coordinatore e l'abbiamo ottenuta!
Quindi dal 2011 al 2013 si parlerà non poco di lantanoidi e attinoidi. Già perché il tema era "Solvatazione di attinidi e lantanidi" (ACLASOLV). Quando il nucleare porta dei vantaggi. Infatti questi curiosi elementi sono importanti per lo stoccaggio e il riciclaggio del materiale radioattivo che si ottiene nelle centrali nucleari.

Per noi teorici sono dei simpatici (e curiosi) cationi che interagiscono con il solvente, che si muove allegramente intorno formando delle immagini a volte molto belle. Come questa.

Nembutal- Ascesa al caos (estratto 8)

domenica 23 maggio 2010

Ricerca: le specificità della ricerca scientifica

Per lo speciale de iMille Ricerca & Università ho scritto alcune cose sulla specificità della ricerca scientifica.
Il mio contributo all'incontro del 25 cui non potro' partecipare.

mercoledì 12 maggio 2010

Questioni primarie e derivate

In questi giorni la lettera di Vassallo, gli interventi di Veltroni e Franceschini da Cortona, l'intervento di Marino in risposta alla lettera di Paolo Cosseddu, hanno riaperto le cataratte del "primarie si, primarie quando".
Premetto che sull'operato della commissione statuto, che è stata nominata durante la Convenzione Nazionale, ne so quanto letto dai giornali. Ricordo che la commissione fu nominata all'epoca, e che, seguendo l'usanza tipica del PD, i delegati ne sono venuti a conoscenza solo il giorno stesso (io ero delegato, quindi lo so per esperienza diretta.).
Cosa poi abbia fatto in questi mesi quella commissione è restato misterioso e/o di poco interesse fino alla lettera di Vassallo.

Non ho capito (come tutti credo) quale sarà la proposta che verrà portata in Assemblea Nazionale e comunque è annunciata una riunione della commissione venerdi' (presumo pero' che non sia il primo incontro, anche se questo è forse non troppo rilevante). So pero' che, sia che la proposta che ne verrà ci piacarà sia che non ci piacerà, è un'ulteriore prova che assemblee composte da centinaia di persone non servono a nulla. E' chiaro che in un giorno non si potrà fare un dibattito. E francamente mi pare che delegare una commissione, già piuttosto nutrita, sia più che sufficiente.
Non entro nel merito dei dettagli, se ne è detto già abbastanza e si vedranno quando le proposte usciranno allo scoperto. Penso solamente che la strada che sembra aver imboccato il PD sia quella che era stata indicata da Bersani quando si presento' al congresso e che fu votata sia dagli iscritti sia dagli "elettori", che si sono dimostati non essere un "corpo mistico purificatore" pronto li' a mondare il PD (e la società italiana) dalle "storture della partitocrazia".

Voglio essere chiaro: non ero d'accordo all'epoca e non lo sono ora sull'idea di partito e di società che sta dietro quella linea che ha vinto. Penso pero' che questo sia solamente la spia del fatto che il progetto originario del PD si sia perso, si sia ingrigito (e ne ho scritto diffusamente in questi mesi). Perché, in primis, si è persa, esaurita, la spinta sociale e immaginativa che stava alla base del PD. Le colpe di questo sono molteplici, la società italiana che è "per se" molto conservativa e, in un "feedback negativo", il PD ne è pervaso, allontanando da sé le componenti più dinamiche e, poiché le classi dirigenti sono elette da persone (che siano elettori o iscritti poco cambia), un corpus "conservativo", che non ama il rischio, ha premiato l'esperienza dei soliti noti. E l'interessante incontro sullo studio delle correlazioni tra voti al PD e società sottostante promosso da iMille e Deigma ad inizio maggio ce l'ha fatto vedere molto bene.

E' un po' anche colpa nostra, pero', che spesso ci appassioniamo di più e critichiamo (anche a ragione) la dirigenza PD per queste cose dimenticando talvolta i motivi di fondo. Penso che iMille, occupandosi (criticando e proponendo) di Energia&Ambiente, Università&Ricerca, Diritti, Lavoro, cerchino di recuperare "politicamente" quei settori dinamici e moderni che poi naturalmente porterebbero, quando e qualora fossero prevalenti nel PD, al modello di partito che è secondo noi il modello più adatto per un partito progressista e democratico nel mondo di oggi.
Fare una battaglia ideologica sulle primarie, pero', mi pare anche francamente un po' paradossale. Un "compagno" del PD di Parigi ha detto "non abbiamo abbandonato l'ideologia socialista per l'ideologia delle primarie". Questo direi che dovremmo ogni tanto ricordarcelo.
E francamente penso che l'assemblea nazionale potrebbe essere un'occasione per capire non tanto cosa pensa il PD dei propri meccanismi interni (cosa importante ma su cui non vale troppo la pena accendere i riflettori della società, basta una commissione), ma cosa pensa il PD del futuro dell'Italia, cosa pensa del futuro dell'Europa. Pensiamo che il sistema economico-finanziario cosi' com'è potrà funzionare? Che l'Euro senza un sistema integrato di politica finanziaria e fiscale potrà reggere? Possiamo cogliere questa crisi dell'Europa mozzata per rilanciare un'Europa vera e piena? Dei cittadini e della politica?
E dell'energia? pensiamo che il PD possa pensare che in Italia si facciano piani energetici globali e non ridursi a cercare LA fonte energetica? Che il problema è proprio li', che cercare anche (o forse direi soprattutto) in questo campo LA soluzione non è la cosa giusta da fare. Certo un vecchio modo di concepire la politica e il mondo è basato su LA soluzione unica ad un problema dato. La modernità suggerisce che spesso non è la strategia corretta, e i problemi interconnessi di fonti energetiche, ambiente, economia e lavoro stanno li' a dircelo. Solo che molti non hanno orecchie per capirlo.

Possiamo sperare che il PD dica: ok su questo, questo e questo (Energia-Ambiente-Sviluppo e Economia-Lavoro-Europa, per esempio) possiamo aprire dei cantieri dove discutere e soprattutto presentare proposte e dati? Discussioni tra esperti e non discussioni fatte perché Fassino, Veltroni, D'Alema, Franceschini, Castagnetti o La Torre trovino li' un'ulteriore scusa per riproporre le loro decennali disfide.

Quindi, per rivenire a bomba, ai "rumors" di questi giorni. Mi pare che la cosa peggiore che possiamo fare è non vedere che le schermaglie di Vassallo e compagnia non sono altro che l'estenuante riproposizione dello schema Veltroni-D'Alema. Cerchiamo di non finirne stritolati. Cerchiamo di attirare e di farci contaminare dai settori della società più moderni. E all'obiezione che già sento: "ma se il partito non è aperto come possiamo pensare di convincerli?", rispondo che è un falso problema. Nel partito volenti o nolenti alcune sponde le abbiamo, sia nel nostro piccolo sia con persone che ci guardano (o ci possono guardare) con interesse ma che tante volte non hanno la forza di fare il "grande passo". Portiamo pero' decine di proposte moderne, basate su lavoro serio e non mettiamo il carro davanti ai buoi. Perché quando si ha la forza politica poi le regole si adattano. Come sta succedendo, nel verso opposto di quanto da noi auspicato, attualmente e come è successo in questi anni (e come sempre è stato).
Non confondiamo la politica con il sistema delle regole.
Sarà forse un lavoro "lungo", ma, essendo in vena di motti popolari (è la bersanianizzazione) direi che "la gatta frettolosa fa i gattini ciechi". Quindi continuiamo a mettere i nostri mattoni e allargare sempre la rete. Lentamente ma inesorabilmente.

sabato 1 maggio 2010

Primo Maggio e ideologie

Questo primo maggio, come tanti oramai purtroppo, è surreale. Non si capisce bene cosa si festeggia. Il Lavoro. Già ma cosa vuol dire? Originariamente si festeggiavano i "lavoratori" intesi non come tutti coloro che lavorano, ma coloro i quali avevano nel loro lavoro l'unica fonte di reddito. Coloro che non "utilizzavano" lavoro altrui per costituire plusvalore. Si contrapponeva quindi, naturaliter, la classe dei "lavoratori" alla classe di chi (pur lavorando e non oziando come gli aristocratici di un tempo) "sfruttava" i lavoratori. La plusvalenza veniva interpretata quindi come un furto dei detentori di braccia e mezzi i quali si arricchivano grazie a quel profitto che si produce quando, grazie all'opera umana, una materia prima "grezza" diventa un bene utile e utilizzabile nella vita quotidiana. Ancor meglio quando quel bene migliora la vita. Cosi' questo sistema, se pur iniquo, ha portato alla presenza di beni utili allo sviluppo, che dopo essere stato sviluppo di pochi è diventato, necessariamente, sviluppo diffuso.
Cosi' "padroni e operai" avevano una certa convergenza di interessi, generando una, se pur difficile, pace sociale. Pace che è passata per periodi di fortissimi, giustissimi e inevitabili scontri.

Poi sono arrivati la fine conclamata delle ideologie, la finanza e i mercati. O meglio, l'ideologia basata su una semplice scala gerarchica: sopra le persone o le entità che concedono mezzi di sussistenza, sotto i beneficiari, intercambiabili, di questa sussistenza. Questa visione del mondo ha avuto la forza di farsi chiamare "non-ideologica" e si è imposta come "l'unico modo di stare al mondo".
Eppure dovevamo aver imparato che la classe dominante di un dato periodo storico, da sempre, ha l'esigenza, di presentarsi come classe universale, portatrice quindi di valori universali espressi appunto nell'ideologia. Essa è ogni forma di rappresentazione teorica inconsapevole della propria condizione storico-materiale; le idee sono quindi separate dalle proprie radici storiche e universalizzate.
La tanto decantata politica "post-ideologica" non esiste, come ci siamo accorti in questi giorni. Al contrario ha creato un Olimpo (le borse, i mercati, la finanza internazionale, il "valore del denaro") i cui dei, se turbati, possono distruggere chi non ha operato secondo i propri dettami.
E proprio il popolo ellenico aveva provato a vivere, nascondendosi come una ninfa ribelle che spera che Zeus non veda la propria ribellione, non seguendo i dettami del Mercato. Che ora si vendica e un intero popolo si deve piegare alle divine leggi.

Il post-ideologismo, che è poi l'ideologia mascherata della forza del possesso e dello sfruttamento, dello status quo, nulla di più antico nella storia dell'uomo, ha distrutto la "cosiddetta" ideologia socialista, delegittimandola alle fondamenta. Il paradosso, amaro, è che Marx (che volenti o nolenti ne è il padre storico, anche quando contestato a sinistra stessa, come nel pensiero di Bakunin) definiva la sua dottrina socialista "anti-ideologica". In questo aveva probabilmente ragione chi, come Weber o Popper, ne contestavano il carattere "anti-ideologico".

Il marxismo era ideologico (sicuramente nella sua declinazione politica) e parimenti ideologico è il "liberismo" (schematizzazione per chiamare la corrente ideologica che vede nei Mercati l'unico modo secondo il quale il mondo puo' funzionare). Per fortuna le ideologie sono storiche, cambiano e mutano, anche in funzione dei rapporti di forza.

Tutto sta a vedere se la sua fine puo' arrivare prima della nostra.