martedì 14 luglio 2009

Sciopero

Come si direbbe, "solidarietà" allo sciopero anche dalla Francia. Il giorno della presa della Bastiglia ...

lunedì 13 luglio 2009

Il mazzo di carte

Come diceve Rabelais ieri c'era une femme folle à la messe, ma due vecchietti seduti
al bar hanno preso un mazzo di carte e si son messi a giocare come sempre.
Fatto buio uno ha detto "on fait un dernier calcul et après on s'en va", perché il belot è un gioco che necessita parecchi conti. C'è addirittura chi fa des bonnes de thèses sull'argomento.

sabato 11 luglio 2009

Su un altro blog

Qualche parola sulle "questioni morali" le ho scritte per il blog de iMille. Quindi per non invadere questo blog di doppioni vi passo il link.

venerdì 10 luglio 2009

Due volte "chapeau!"

Su Agoravox si può trovare un'intervista a Ignazio Marino.
Da incorniciare due risposte su lavoro, università e immigrazione.

Lei parla spesso di cultura del merito. Cosa significa questo per l’università italiana?
«Significa una regola molto semplice: se si compete per una posizione, questa deve andare a chi è più preparato. Io in famiglia non ho né medici né professori universitari, ma negli Stati Uniti ho avuto l’opportunità di arrivare a dirigere il più grande centro trapianti del mondo. In Italia questo non sarebbe stato possibile, restando qui potevo ambire, senza baroni o raccomandazioni, a fare il medico di pronto soccorso in un ospedale di provincia. Un lavoro duro e importantissimo, ma il problema sono le opportunità. Sull’università sono molto drastico: nel 1980 una legge pessima ha di fatto dichiarato professori a vita, con un maxiconcorso, quindicimila docenti. A vita, come il Papa. Bene, io dico: mettiamo in un database la produzione scientifica di questi quindicimila docenti, e chi in questi quasi trent’anni ha prodotto zero lo mandiamo in pensione».

Immigrazione: che cosa ha da dire il centrosinistra? Alle volte balbetta, altre sembra rincorrere la Lega sul suo terreno.
"Guardi, oggi presenteremo il progetto di legge Bonino per regolarizzare un certo numero di immigrati che non sono stati regolarizzati nonostante le leggi degli ultimi anni. Ci vogliono regole chiare e rigorose, ma lo Stato deve fare la sua parte. Io ho fatto l’immigrato per diciotto anni in America, non mi è mai capitato di dover andare col sacco a pelo alle due di mattino davanti a un commissariato a prendere il numeretto, o a sgomitare per riuscire a riempire i documenti la mattina alle nove. Noi dobbiamo accogliere le persone con rigore, ma dare loro la dignità che spetta a ogni persona e se qualcuno ha un posto di lavoro deve essere aiutato nell’avere anche le carte in regola».

sabato 4 luglio 2009

Soluzioni alla crisi

Ai blocchi di partenza ....

Si aspetta solo il "pronti? via!" per una lunga marcia ... e ci vorrà del fegato!

giovedì 2 luglio 2009

Orgoglio democratico

In questi giorni vibranti, con nomi che si rincorrono, candidati che nicchiano, giornalisti a caccia di scoop, quello che si sente mancare (e che sente mancare molto Repubblica), è la presenza di un candidato che faccia risollevare un certo Orgoglio Democratico. Un candidato da portare nei circoli ma soprattutto nel paese a testa alta, che incarni lo spirito grazie al quale era nato il PD: apertura, ascolto, condivisione come metodo e identità per l'elaborazione politica, sociale e culturale.
Un candidato per cui si possano distribuire palloncini con il simbolo del PD, per cui i cittadini non abbiano vergogna (e ci pensavo l'altro giorno quando vedevo in piazza a Lodi i banchetti dell'italia di valori che non venivano blanditi come invece accade quando si fa volantinaggio per il PD o solo ve se ne parla).
Un candidato che metta al centro la modernità incarnata dal PD, ovvero quella di un partito fondato sulla partecipazione, che vuole andare oltre la democrazia vista come "presa di potere" di un gruppo sociale (o di potere semplicemente) che accoglie i favori popolari e che impone la sua visione del mondo, ma un partito che faccia della condivisione il proprio valore, la propria visione del mondo da cui scaturiscono poi le politiche "quotidiane". Un partito che pensi al lungo periodo e così facendo agisca anche nell'oggi, mettendo al centro della sua ragion d'essere i cittadini. Così le politiche economiche, ambientali, sociali, culturali, di sviluppo scaturiranno di conseguenza.

Questo non si esaurisce con un nome, ma serve un nome e una nuova classe dirigente che gli sia alle spalle, grazie ai quali poter ritornare ad essere fieri di essere democratici.