venerdì 30 agosto 2013

Nuovo sito

Ho deciso di aprirmi un sito personale sulle attività scientifiche, molto spartano ed essenziale. La prima versione è online da ieri sera. Si intitola semplicemente "Theoretical Chemistry & Modeling in Evry".

martedì 6 agosto 2013

De Gregori e la massa di sinistra

Che cosa ha detto di tanto grave De Gregori nell’intervista estiva uscita sul Corriere della Sera lo scorso 31 luglio da aver scatenato una tale ondata di risposte, soprattutto tra il cosiddetto popolo della rete (quello se-dicente di sinistra)? Ha detto forse quello che in molti pensano ma in pochi dicono, o perché non sanno come dirlo o perché pensano che dirlo sia poco ‘corretto’, quasi vergognandosene. Il grande merito di questa intervista è forse stato proprio quello di esser riuscita a mettere nero su bianco il malessere più nascosto di una parte, non so quanto consistente, dell’elettorato ‘storico’ del centrosinistra (storico perché forse non è già più un suo elettorato). Perché forse bisognerebbe iniziare a dire che ad una parte del centrosinistra che sente il “maldipancia” del governo delle larghe intese, ce n’è una che, pur non essendo esaltata da questa situazione, la percepisce come il male minore dopo la sconfitta elettorale e vorrebbe, soprattutto, che si possano mettere a frutto quei paradossi che questa situazione anomala ha generato magari. Era quella parte, silente ma chissà quanto consistente, che già prima delle elezioni non vedeva male un governo post-elettorale fondato sull’alleanza tra il PD e Scelta Civica. Alleanza che tutti pensavano inevitabile, ma che lo stallo al Senato ha reso non sufficiente.

(continua su iMille)

giovedì 25 luglio 2013

L’avanzata frontista incombe sulla Francia



Un segnale preoccupante per la Francia e l’Europa è arrivato alcune domeniche fa da Villeneuve-sur-Lot, una ridente cittadina dell’Aquitania. Questa era, infatti, la circoscrizione elettorale dove era stato ri-eletto deputato nel 2008 Jerome Cahuzac. Di questa circoscrizione era stato deputato dal 1997 al 2002 e poi dal 2010 e dell’omonimo comune era stato anche sindaco dal 2001 al 2012. Jerome Cahuzac era anche il ministro del Budget del governo socialista di Jean-Marc Ayrault finché non è stato travolto da un “piccolo” scandalo finanziario, scandalo che ha nuociuto enormemente sia al governo sia all’immagine del presidente Hollande. In cosa consiste lo scandalo (detto anche “affaire Cahuzac”) è presto detto. Nel dicembre 2012 viene accusato dal giornale Mediapart di frode fiscale e in particolare di avere dei conti all’estero usati per eludere il fisco francese (per le sue attività professionali di medico). Dopo aver negato, e dopo che Hollande e Ayrault avevano annunciato che si fidavano dell’estraneità dichiarata dal proprio ministro, è costretto in marzo ad ammettere la frode fiscale e a dimettersi da ministro. Il 9 aprile viene espulso dal Partito Socialista e rinuncia, sotto la pressione del suo stesso partito e in particolare del presidente dell’Assemblea Nazionale, il socialista Claude Bertolone, a riprendere il suo seggio da deputato (in Francia, infatti, i deputati quando diventano ministri non fanno più i deputati, lasciando il posto ad un “supplente”, ma quando non sono più ministri possono recuperare il proprio seggio). (continua su iMille)

giovedì 18 luglio 2013

Un vero chimico?

Ho il mio primo articolo di chimica organica, che uscirà a breve su Tetrahedron Letters. Io ho fatto alcuni semplici conti per convalidare dei meccanismi di reazione proposti, ma vale lo stesso per essere un chimico a tutti gli effetti?

Si sa che i chimici-fisici non sono proprio dei chimici (poi figuriamoci i teorici ...), ma la chimica organica è quella vera, dove ci si sporca le mani. Certo io ero tranquillamente seduto su una sedia a costruire le molecole e far girare dei conticini, però questo da fuori non si vede! Quindi ho un articolo di chimica organica. Finalmente un "vero chimico"?

lunedì 13 maggio 2013

Verso il congresso (2)



Il senso di un segretario. Qual è ? Spesso viene identificato come il leader e nella visione veltroniana del PD il segretario è leader e quindi candidato premier. Una visione di un PD che non fa alleanze, che nasce per inglobare. Un PD cui però è mancato un organizzatore. Bersani è stato in mezzo al guado. Da una parte visto come il leader, ma dall'altra, per sua stessa ammissione, non come unica punta ma come colui che tiene insieme la baracca. E' rimasto però in mezzo, e quindi né carne né pesce. Né leader carismatico (e lo abbiamo visto), né organizzatore (e anche questo li si è visto).

Ora è chiaro che un partito ha bisogno di entrambe le figure e che è difficile che un leader carismatico sia un grande organizzatore o comunque qualcuno che tiene le fila delle varie anime, come è difficile che un organizzatore sia un leader carismatico. Nella tradizione della sinistra italiana del dopoguerra il segretario era il leader (Togliatti, Longo, Berlinguer) ma aveva dietro un organizzatore. Un organizzatore che però non doveva tenere conto di troppe anime. Il PCI pur sotto il centralismo democratico aveva delle "anime" ma poche e ben salde intorno alla centralità del suo segretario. La DC invece funzionava diversamente, tante anime, tante correnti, tante visioni del mondo anche molto diverse tenute insieme. Con un segretario che tesseva la fila e poi altri che diventavano primi ministri (l'Andreotti che proprio in questi giorni ricordiamo essere stato sette volte primo ministro non è mai stato segretario del partito), partito che non poteva reggere un segretario-premier (e infatti quando fu primo ministro De Mita la DC fibrillò non poco). Ora il PD se vuole mantenere la sua vocazione plurale (e quindi maggioritaria) forse dovrebbe (paradossalmente) cambiare sistema: avere un segretario che rifletta le anime, che ne faciliti la dialettica per giungere ad una visione politica necessariamente complessa ma non contraddittoria e cacofonica, e un candidato premier che ne sia il leader.

E se vogliamo vedere a quel Partito Democratico che, piaccia o no, è il riferimento internazionale del PD italiano, ovvero i Democrats americani, questi hanno un chairman e un candidato presidente che non coincidono.

Se invece si vuole un partito più cementato intorno ad un unico scopo, allora il segretario-leader è un modello migliore. Come sempre, prima di chi, prima di "dieci misure concrete", bisognerebbe capire come il partito vede se stesso e il mondo.

Verso il congresso (1)


Con l’assemblea nazionale di ieri si è aperta la strada che porterà al congresso autunnale del Partito Democratico. L’elezione di Guglielmo Epifani a segretario del partito è da cogliersi da una parte con preoccupazione ma dall’altra con speranza. La preoccupazione è principalmente di natura simbolica e pre-giudiziale, data dalla provenienza di Epifani, inutile nasconderlo. La fusione tra CGIL e il partito del centro-sinistra non fa bene a nessuno e soprattutto, oggi, al partito. E’ vero che la visione che si ha nella vulgata della CGIL (che è in questi mesi soprattutto quella della FIOM di Landini) non rappresenta la realtà del sindacato stesso. Però è anche vero che una parte consistente (forse la più consistente) dell’elettorato del PD proviene da lavoratori dipendenti e pensionati, quindi da quella fascia socio-economica che è rappresentata dai sindacati tradizionali. Se quindi il significato della scelta dell’ex segretario generale della CGIL, è quello di ripiegarsi sul proprio elettorato tradizionale, non possiamo essere ottimisti. E ripeto, non per la categoria socio-economica (a cui poi, tra l’altro, posso anche dire di appartenere, anche se in un altro stato), né perché ho nulla contro la CGIL, ma per l’atto di rifugiarvisi, dello scegliere come segretario il simbolo di quell’organizzazione il cui giusto ruolo è di difendere le conquiste politico-sociali del proprio zoccolo duro elettorale. Potrebbe sembrare anzi logico, ma è un simbolo di difesa, di chi è all’angolo e si affida alla sicurezza del proprio “elettorato sicuro” o quantomeno percepito come sicuro.

Però si può vedere il lato positivo della scelta. Quello di affidarsi all’esperienza organizzativa della CGIL. L’organizzazione del PD, diciamolo, è stata in questi sei anni di vita totalmente assente. Basata sui personalismi e senza nessuna struttura che trascenda i rapporti diretti per il bene di un organismo più grande. Il sindacato italiano è forse l’ultima struttura della sinistra organizzata. E, infatti, di organizzazione ha parlato Epifani nel suo intervento di Roma. Organizzazione del partito e organizzazione del congresso. Speriamo.

Voglio chiudere queste prime note di avvicinamento al congresso che inauguro oggi con un secondo segnale positivo dato da Epifani. Che il congresso sia un congresso dove si capisca cosa è il centro-sinistra oggi, che si parta dalla realtà, dall’analisi della realtà sociale, economica, internazionale, per discutere la linea. E che i nomi siano una conseguenza e non una premessa. Se diventerà un congresso come nel 2009, ovvero unicamente basato sul candidato segretario e sulla lista della spesa (i programmi) di ogni candidato sarà una seconda (e forse ultima) occasione mancata. Perché ridurre la politica ai “programmi” (che è il metodo grillino) è la fine della politica e della visione che è la pre-condizione da cui discendono le azioni e quindi la distinzione tra le famiglie politiche. E oggi non mancano i motivi e gli spunti per iniziare una discussione seria che parta dai principi primi del senso della sinistra. Non solo rimettendo al centro il cuore dell’essere di sinistra (ovvero quello che oggi ricordava Giuliano Amato, volere una società dove anche il figlio di chi sta sotto con il merito può arrivare dove sta il figlio di chi sta sopra) ma ricontestualizzando la crisi italiana ed europea in un mondo che cambia, in rapporti economici e produttivi diversi da quelli non solo degli anni 70 ma anche degli anni 90.

Ecco, usiamo un congresso per guardare con occhio critico concetti “naturali” come quelli di produttività, risorse, industrializzazione e ricordarci come tante conquiste sociali derivano da quel modello produttivo che muta in un mondo diverso.

Se il PD parlerà di questo e non di un candidato contro l’altro, un gruppo contro l’altro, allora avrà usato questo momento forte del congresso per fare del bene a sé e all’Italia. Altrimenti forse neanche esisterà più, o sarà veramente uno zombie come vorrebbe l’ex comico genovese. Epifani sembra rendersi conto di questo. Almeno questo è un buon inizio. Speriamo.

martedì 7 maggio 2013

Andreotti, l'anti-divo



Ieri è morto Giulio Andreotti, e subito sono iniziate lodi e critiche (per non parlare delle ingiurie, di cui si farebbe volentieri a meno) su quello che è stato indubbiamente uno degli attori principali della vita politica italiana. Figura centrale, soprattutto, in quel lungo periodo che va dagli anni sessanta alla prima metà degli anni novanta, fu ben sette volte presidente del consiglio, anche se per un totale di circa sette anni e mezzo, e sempre in primo piano nei governi della Repubblica. Il rappresentante classico di quella stabilità sostanziale della Prima Repubblica che si celava dietro una formale instabilità, che ben incarnava il senso costituzionale del Presidente del Consiglio dei Ministri (senso che è ancora formalmente lo stesso nella Costituzione Italiana).

(continua su iMille)