sabato 10 dicembre 2011

La saga dell'ICI



Se ne parlava da mesi, ma da quando sono arrivate le misure del governo Monti, grazie soprattutto alla reintroduzione dell'ICI (ora IMU) sulle prime case la richiesta "anche la Chiesa paghi l'ICI" ha ripreso, inevitabilmente, vigore.
Una faccenda che però è più intricata di quanto sembri perché regolata da norme sull'esenzione che sono di varia natura. Mi sono perciò chiesto quale sia esattamente la normativa e cosa voglia esattamente dire "la manovra ce la paghi la Chiesa" (che detta così ha veramente un sapore populista che porta inevitabilmente a dubitare della cosa, e se lo dico io che non posso certo essere accusato di avere simpatie per quella parte del mondo ...).

Inizia a parlarne Andrea Sarubbi che divide bene la storia dalla vulgata. Anche se non approfondisce esattamente la normativa, lasciandomi quindi ancora insoddisfatto. E' però un primo passo che chiarisce meglio l'esistenza di zone grigie date dalla frase "non esclusivamente commerciali" contenuta nella normativa.

Qualche giorno dopo Mario Berlanda invece ci spiega in modo molto diffuso la normativa. E' un articolo lungo e dettagliato, l'unico che sono riuscito a trovare finalmente esauriente e che quindi pone i termi della questione. Li provo a riassumere chiedendo anticipatamente venia a Mario per inevitabili leggerezze.

L'esenzione riguarda la chiesa per:
1) proprietà del Vaticano. Queste sono pochissime e comunque se anche si levasse questa parte sarebbero ugualmente escluse perché appartenenti ad uno stato estero (e gli stati esteri come gli organismi sovra-nazionali non pagano le imposte, come stabilito da norme reciproche internazionali ovvie);

2) gli enti no-profit. E qui Mario entra nei dettagli delle zone d'ombra. Ci sarebbe da discutere se siano veramente no-profit alcuni di questi che sono esentati, non solo nell'elusione della norma ma anche nella regolamentazione della stessa. Gli ospedali convenzionati sono no-profit? Non ho capito se le scuole parificate sono anche no-profit (ma penso di sì). Mario fa notare che i "rifugi dei pellegrini" aprono dei facili varchi all'elusione. Ovviamente non possiamo non essere d'accordo sul fatto che "attività caritatevoli" non dovrebbero pagare l'ICI, ma quando Bagnasco dice "se si vuole che il no-profit paghi l'ICI che lo facciano tutti" è "sofista" perché non distingue neanche lui. Ma lo fa scientemente, secondo me, adottando la solita tecnica del "buttarla in caciara" e riportare tutto in una guerra tra bande.

3) i luoghi di culto. E qui ovviamente è una questione "Politica". I luoghi di culto sono attività "sociali"? Aiutano la società e quindi la società li esenta da partecipare al proprio sostentamento? La domanda è aperta e vale per tutte le confessioni. Anche qui la normativa apre ad alcune possibili elusioni o zone d'ombra (conventi, oratori, etc ...), però resta il motivo di fondo. Per questo bisognerebbe riprendere il senso della tassa sugli immobili, spiegato bene da Monti alcuni giorni fa (nella famosa intervista con Bruno Vespa). L’ICI, anzi l’IMU, la si dovrebbe vedere come una tassa sui servizi che lo stato e/o i comuni mettono a disposizione per l’immobile: accesso all’immobile (strade, porti, aeroporti), servizi per l’immobile (acquedotti, fognature etc …). Ora di questi servizi ne beneficiano anche i luoghi di culto. Il culto religioso è un servizio “sociale”? Ovviamente è una scelta politica, dipende da quale si pensa sia il ruolo dei culti religiosi all’interno di una società.

Riusciranno i nostri eroi a riportare la discussione ai fatti? Purtroppo ne dubito ...

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