martedì 20 dicembre 2011

Concorsi universitari

Su iMille pubblico oggi un articolo sul senso dei concorsi universitari.

Un’altra volta ancora, come oramai accade con ciclicità, un po’ come i monsoni o le occupazioni studentesche, si infiamma la polemica sui «concorsi truccati» dell’Università. L’ultimo caso riportato è quello dell’Università del Piemonte Orientale, dove su 13 candidati è risultato vincitore quello che, in base ad una classifica stilata utilizzando diversi parametri quantitativi bibliometrici sul lavoro passato dei candidati, è risultato essere l’ultimo. Ma certo, aveva scritto un lavoro con il presidente della commissione. Concorso truccato, si è quindi detto, con tanto di petizione della comunità scientifica in questione, perché questi comportamenti, si dice, minano la «credibilità dell’ateneo e della ricerca in Italia».[1] Ora non vogliamo fare sterile e stupida ironia sulla credibilità dell’ateneo in questione, anche perché è in buona compagnia nel panorama nazionale: nessuna Università italiana figura tra le prime 100 del mondo, come avevo già scritto circa un mese fa, e un perché ci sarà. O meglio un insieme di perché tra cui figura anche il metodo di selezione.


(continua sul sito)

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