lunedì 14 marzo 2011

Italia, cambiare angolo



Questa cosa dell'unità d'Italia a pelle non mi piace, tutto questa retorica patriottarda "bipartisan" mi lascia sempre perplesso. Ma vivendo tutti giorni il non-essere della stessa "nazionalità" di chi mi ronza intorno, è inevitabile che qualche domanda sulla propria "ità" uno se le ponga. E magari sbaglia, nel senso che è la domanda ad essere sbagliata. Allora trovo questo commento sul blog di FC che mi pare riesca a cogliere nel segno e a ben ruotare l'ottica.

Sapevate che un neonato di 30.000 anni fa (sì proprio tanto tempo fa) trasportato qui, nella nostra società globalizzata, dalle caverne al mouse, crescerebbe esattamente allo stesso modo di un suo coetaneo contemporaneo, perché il cervello umano non si è evoluto poi tanto e si adatterebbe in maniera completa al nuovo intorno che nuovo non sarebbe per chi vi crescerebbe dal principio?

Cosa significa? Significa che non è tanto il nascere in un luogo né l’identità dei propri genitori né tantomeno qualcosa di mistico che possa essere nel sangue, ma è il crescere, ricevere un’educazione e assimilare una certa cultura fin da piccoli: è questo che ci rende italiani piuttosto che egiziani piuttosto che canadesi. La patria è soltanto una educazione. Allora io non sono italiano, ma sono soltanto cresciuto in Italia ed ho assimilato la cultura italiana; se fossi cresciuto in Portagallo, avrei assimilato un’altra cultura, altre abitudini e modi di vedere le cose, indipendentemente dal luogo di nascita, dai genitori, dai nonni e dal primo pianto infantile. Semplicemente.

Certo il mio aspetto, i miei lineamenti ed i colori, saranno spesso un facile biglietto di visita, ma soltanto per l’apparenza. Eppure la patria non è in noi, di base siamo tutti uguali: il bambino di 30.000 anni fa, io e voi, potremmo esser cresciuti tutti in un altro paese e identificarci oggi in quella nuova patria, per poi capire che patria è soltanto un’appartenenza, un’etichetta che riassume genericamente pezzi di noi, un’idea politica di propaganda, un contenitore di irrazionalità, d’odi e d’orgogli, una educazione da identificare e capire, nelle origini e nei suoi limiti. Solo così, senza rigetti né crisi d’identità, potremmo intendere che non esistono stranieri, nessun emigrante né immigrato, ma soltanto spostamenti da un luogo ad un altro, condividendo culture senza giusto né sbagliato, ma soltanto un diverso da conoscere ed interpretare. La patria non è nel sangue!

2 commenti:

Anonimo ha detto...

In Italia c'è una bella tradizione di nazione, legata a Mazzini, dove si parla di spirito e di cultura condivise, alla lettera un extracomunitario che non è nato in Italia se ama e sente di appartenere in spirito alla cultura italiana è a tutti gli effetti, per Mazzini, cittadino...senza contare poi che in lui l'ideale della Nazione era legato ancora all'ideale cosmopolita settecentesco. E' che noi le nostre belle tradizioni le dimentichiamo e ricordiamo solo quelle brutte. Emanuela

riccardos ha detto...

bhe che è più o meno, detto in altro modo, quello che diceva la persona che ho citato ...