mercoledì 23 marzo 2011

La Libia e la destra "diffusa"



Ho già detto quanto il modo in cui gli eventi si stavano (e si stanno) svolgendo in Libia abbia messo in evidenza un rinascente nazionalismo degli stati europei (qui e qui, principalmente).
Vorrei fare alcune precisazioni e riflessioni.

1) La critica ai modi in cui ogni stato ha affrontato questa crisi non è sulla decisione di intervenire ma sul modo, che ha messo in luce il fallimento di tanti enti sovra-nazionali e soprattutto della costituzione di un'Europa veramente unita, che, è triste dirlo, ma dobbiamo considerare passato, un tentativo fallito. Non per non fare nulla, ma per ripensare completamente l'approccio. Così non funziona, non esiste.

2) Ascoltando come nei media italiani si sta svolgendo il dibattito, non posso che convincermi di quanto i miei timori iniziali sull'affilar di sciabole fossero fondati. Guardiamo infatti come la destra (italiana e specularmente quella francese) affronta l'argomento. Dopo un week-end di attesa prima Ferrara e poi Vespa sono andati alla carica (seguiti da Libero, il Giornale e tutti in coro) con il ritornello "la Francia vuole sostituire Total a Eni in Libia", declinato in modi diversi, velati, sottintesi, analogici ma anche diritti e sfacciati. Ed è poi tutto un fiorire di "interessi dell'Italia", energia, immigrati, "prestigio" internazionale. Il tutto in un contesto di assurda guerra commerciale che riguarda anche altri comparti, meno "evidenti", come Bulgari, Parmalat etc. Ora finché si pone la questione in questi termini, Italia/Eni vs Francia/Total non si esce dal vortice. Ovvero ci si pone in uno scontro tra compagnie che si identifica in scontro tra stati.

Ci fermiamo a pensare un attimo? Interessi economici forti (energetici in primis, ma più in generale industriali) di due società(per semplificare, ma si potrebbe facilmente estendere ad altre) che entrano in conflitto, supportate dai rispettivi governi e opinioni pubbliche. E' quello che esattamente successe in Europa tra la fine dell'ottocento e i primi del novecento e (chiaramente fusa con altre situazioni di frizione soprattutto territoriali) portò diritti diritti alla Prima Guerra Mondiale. E' chiaro che è un'iperbole (non stiamo qui a fare l'enorme elenco di differenze, è un'analogia, un monito per tentare di scuotere), ma non dobbiamo mai dimenticare quanto certi equilibri possano essere più fragili di quello che noi pensiamo, rassicurandoci.

Si dirà che non è possibile, è esagerato, c'è l'Europa. C'è l'Europa? Qualcuno se ne sta forse accorgendo? Quando Sarkozy ha compiuto il gesto diplomaticamente avventato di ricevere all'Eliseo i rappresentanti di Benghazi, qualcuno non ha pensato che sarebbe stato compito del rappresentante della politica estera europea, invece di pensare alle proprie diplomazie? Non siamo tutti caduti nel vertice delle destre europee che hanno imposto la linea dell'Europa delle nazioni?

3) E concludo, quello che è solo un post e quindi non può essere esaustivo su un argomento così vasto e ancora poco chiaro. La sinistra ha una grande colpa. Si è fatta prendere dal vortice degli interessi nazionali, non ha mai rovesciato il tavolo e posto il problema che se restiamo alla difesa degli interessi nazionali non se ne esce, che se si risolve a Total/Francia vs Eni/Italia nulla di buono potrà arrivare. I nazionalismi hanno già avvelenato gli stati europei, e purtroppo l'antidoto che i governi del secondo dopo guerra erano riusciti a trovare (antidoto che era più un anestetico) ha finito il suo effetto. Siamo qui a lamentarci dell'Italia ai margini anche a sinistra, con la Finocchiaro che contesta la politica del governo perché "Tutto questo indebolisce grandemente l'Italia e la sua posizione".
E nessuno dice nulla quando in uno studio televisivo si osa dire che "la Libia è casa nostra". Casa nostra? Ma ci rendiamo conto dei messaggi che si fanno passare? Ci rendiamo conto di quanto siano ridicoli e pericolosi certi toni da inizio novecento? Di quanto sia ancor più pericoloso perché ciò non è limitato all'Italia, ma analoghe posizioni si hanno in Francia e in Germania. Perché se la sinistra italiana è afona, sconfitta culturalmente, quella francese non è da meno. La République ha completamente dimenticato la sua vocazione "cittadina" da contrapporre a quella nazionale e l'affossamento (principalmente da sinistra) della costituzione europea ne resterà una colpa storicamente grave.

4) Quando quindi non riesco a compiacermi dei tanti sventolar di bandiere di pochi giorni fa, di tutta la retorica patriottarda, di inni e fanfare, è perché c'è un fondo di destra diffusa, di nazionalismo che porta necessariamente verso foschi futuri, in questi comportamenti. In una fusione di slogan, azioni di governo, ricatti, frustrazioni, vittorie mutilate e schiaffi di Tunisi. Una retorica che per questo è tanto più colpevole a sinistra, che dovrebbe ricordarsi la storia e la sua vocazione "umanitaria" che alla fine è inconciliabile con il nazionalismo nel continente europeo.

2 commenti:

marcocampione ha detto...

e ora dove ne discutiamo? di qua o di là? :-)

come hai scritto l'idea di italia ai margini non è tanto mia ma del titolista.

però non si può negare che gli interessi economici contino e che l'approccio da magliaro del presidente del consiglio ci abbia infilato in un vicolo cieco (anzi più propriamente in un cul de sac). io questo volevo sire.

su tutto il resto concordo abbastanza, in particolare sulla necessità di riflettere sull'europa. non più sulla base di cosa vorremmo che fosse, ma su quello che è ragionevole pensare possa diventare

riccardos ha detto...

certo che ci sono interessi economici, di compagnie, che non necessariamente poi dobbiamo identificare, nell'immaginazione collettiva (opinione pubblica) e nelle azioni dei governi con gli stati nazionali. Cosa che poi nei fatti non sono (Enel e Total sono multinazionali, che agiscono non diversamente da Shell, per dire) e in questo senso le norme europee che chiedono di eliminare i monopoli.

Sono d'accordo che dobbiamo riflettere su quello che può diventare, ma sempre tenendo presente un "fine" alto, per non rischiare di cadere nell'accettazione alla fine del corso che sta prendendo spinta dalle destre europee.

Bon, ho fatto qui, non so se ho fatto bene. E poi è sempre colpa del titolista! :)