martedì 9 ottobre 2012

Sicilia: l’autonomia distorta di oggi e di ieri


L’Italia è indubbiamente un paese curioso, che vive di grandi «scandali», improvvise e turbolente ondate moralizzatrici, che in genere scoprono l’acqua calda. L’ultima di questa serie è partita dalla regione Lazio, da Fiorito e i suoi party pecorecci, dal finanziamento regionale ai partiti (per tacere di come vengono gestiti i finanziamenti regionali alla sanità o alle formazioni professionali), e sembra investire altre regioni. Si arriva quindi a mettere in causa il concetto di politica regionale e del suo finanziamento. Per estremizzare questo ragionamento (processo che purtroppo in Italia si fa facilmente), alcuni sono arrivati ad invocare la chiusura delle Regioni.
 
Quello che si rimette in causa è anche, ed è forse la cosa più interessante, l’assunto per cui una politica «vicina al cittadino», come quella regionale, o più in genere locale, è ipso facto più virtuosa. Questo avverrebbe perché ci sarebbe un controllo del cittadino sulle politiche locali che è molto più facile di quanto non si possa fare al livello nazionale. Un preconcetto che si è inculcato nell’opinione pubblica anche grazie alla vulgata leghista, ma che non è basato su nessuna evidenza empirica. Gli scandali regionali non sono una novità degli ultimi mesi e le politiche locali sono sempre state contrassegnate da clientele piccole e grandi. E le clientele, collusioni, interscambi tra politica ed economia (pubblica ma non solo) sono l’anticamera dei fenomeni di oggi.

Consideriamo perciò una regione particolare, paradigmatica per comprendere l’infondatezza del mito dell’autonomia come cura di ogni male: la regione Sicilia. La Sicilia, terra di malaffare quasi per definizione, come prototipo del modello federale, che nella vulgata è di derivazione leghista? Eppure la Sicilia è stata la prima regione amministrata autonomamente nell’era post-fascista (il primo Alto Commissario, Francesco Musotto, viene nominato nel 1944) ed è una regione a statuto speciale sin dalla nascita della Repubblica. Questo ha significato che l’assemblea regionale siciliana, l’ARS, viene eletta sin dal 1947 (con presidente e giunta regionale). Dobbiamo ricordare che gli altri consigli regionali nacquero solo nel 1970; prima, oltre alla Sicilia, eleggevano un consiglio regionale solamente la Sardegna (1949), la Valle d’Aosta (1946), il Friuli-Venezia Giulia (1964) e il Trentino Alto-Adige (1949, poi divisosi nelle provincie autonome di Trento e Bolzano). Queste regioni hanno in un certo senso sperimentato il «federalismo» (o meglio l’autonomia legislativa e governativa su molte questioni) sin da prima dell’onda leghista che ha reso tutti fautori del federalismo. E tra queste regioni la Sicilia fa la parte del leone essendo la regione più estesa e popolata.

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