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mercoledì 4 luglio 2012

Il cambiamento in salsa Hollande



Il cambiamento è ora(“Le changement c’est maintenant”). Così recitava lo slogan con cui François Hollande ha condotto vittoriosamente la campagna elettorale nelle scorse elezioni presidenziali francesi. È diventato così il secondo socialista presidente della V Repubblica francese dopo François Mitterrand, vincitore nel 1981.

Cambiamento per questo? Certo, in un’ottica di alternanza normale, senza isterismi. In Francia il presidente della repubblica era di destra da ben diciassette anni: prima Chirac (1995-2007) e poi Sarkozy (2007-2012) avevano mantenuto l’Eliseo stretto nelle mani dell’area neo-gaullista, con tutte le differenze politiche tra i due presidenti, ovviamente. Ma ricorderemo che in questa lunga epoca di presidenti gaullisti c’è stato un quinquennio in cui il governo era socialista, il famoso governo Jospin (1997-2002), che alcuni ricorderanno per l’introduzione delle 35 ore lavorative, di cui tanto si parlò in Italia all’epoca del primo governo Prodi.

(continua su iMille)

lunedì 7 maggio 2012

Socialista!



E in Francia un socialista ha vinto. E la Bastiglia si riempie di bandiere rosse e di tutti i paesi del mondo.

Una felicissima bolgia.

Ora che la destra distruttiva di Sarko ha perso, speriamo che il clima più pacificatore di Hollande possa servire a riprendere un filo di logica. Senza dimenticare che ci sono le legislative tra un mese, per dare una maggioranza al nuovo presidente. Una maggioranza che speriamo sia puramente socialista.

martedì 1 maggio 2012

Sarkozy dovrebbe conoscere meglio la Francia



E' uscita alcuni giorni fa una doppia intervista a Sarkozy e Hollande su Nature a proposito della ricerca in Francia.

Sarkozy, a proposito di CNRS e INSERM, dice: "France is a very special case. Just after the Second World War, we created agencies separate from the universities to do basic research. At the time, such a set-up was found only in Communist countries, in particular the USSR and China. Now, even these countries have abandoned this model. "

Secondo lui la Francia è un caso speciale nell'avere delle agenzie di ricerca separate dall'università. Gli consiglio di cambiare consigliere scientifico. Infatti basterebbe passare il Reno per scoprire che in Germania i Max Planck Institutes sono leader nella ricerca. Sono un po' come il CNRS, solo che hanno sedi proprie e molti più soldi, mentre i laboratori CNRS sono per la maggior parte dei casi fisicamente nelle Università (le famose "unità miste" tipiche quelle sì del sistema francese). Poi negli USA, forse non lo sanno al governo francese, ma ci sono i grandi National Laboratories che sono completamente separati dalle Università. In Italia, per chi se lo fosse dimenticato, ci sono CNR, ENEA, INFN. Certo in questi ultimi anni sono in declino, ma come un po' tutto in Italia.

Quindi non solo in Francia non sono separati dalle Università (come sostiene), ma non sono neanche un'eccezione nel panorama mondiale.

L'impressione che ho, è che i politici guardino solo le varie classifiche delle Università dove vorrebbero trovarsi. Già, ma a parte che se uno guarda bene, le classifiche sono stilate per un modelle anglosassone (la Germania che è leader nella ricerca scientifica è per esempio sotto-rappresentata) e appunto valutano le università. Forse se la Francia vuole migliorare la posizione in classifica delle proprie università, si dovrebbe iniziare a risolvere la dicotomia francese università-grandi scuole. E poi se uno vuole centrare la ricerca sulle università, dovrebbe prima fare in modo che ci vadano i migliori studenti.

Oppure qualcuno potrebbe far notare agli esperti del ministero l'esistenza di altre classifiche oltre a quelle sulle università, come per esempio quella della Thompson Reuters di cui ho scritto alcuni mesi fa e che vedeva il CNRS tra le organizzazioni di punta nel mondo per innovazione tecnologica.

Per il momento non ci resta che sperare che Holland vinca e che altri esperti spieghino al prossimo governo quale è la realtà.

domenica 22 aprile 2012

A Parigi non è ancora primavera



Oggi impazza su twitter l'hashtag #radioLondres , una sorta di protesta spontanea contro le leggi un po' antiquate sul silenzio elettorale e sulla segretezza di risultati e sondaggi prima della fine.

Geniali.

giovedì 22 marzo 2012

Teppista o complotto



Ora che è morto nell'assalto il (presunto) killer di Tolosa il tutto entra nel tritacarne presidenziale.

Per la sinistra è colpa della polizia che l'aveva nei dossier ma non l'ha sorvegliato come avrebbe dovuto (non dicono apertamente complotto, ma quanto meno si meravigliano di quanto il fatto sia capitato a fagiolo a favore di Sarko).

Per la destra è la prova invece che bisogna fare di più per i "teppisti" (voyou lo chiama Le Figaro) e quindi la cura Sarko-Guéant sarebbe l'unica giusta.

La questione della società francese e soprattutto dei giovani, di origine araba ma francesi, non si può risolvere con la gazzarra da campagna elettorale. E non si risolverà una questione sociale finché verrà affrontata unicamente sul piano elettorale, come purtroppo avviene in Francia da tanti anni oramai.

domenica 18 marzo 2012

Se Hollande fosse come Mélenchon ...



Mentre Hollande si prodriga in meeting un po' imbalsamati dentro teatri riempiti di dirigenti, funzionari e qualche militante, è andata in piazza oggi la sinistra "vera". Alla Bastiglia, ovviamente. Se in Italia le posizioni del PS ci sembrano "estremiste" (cosa sarebbe successo se uno avesse proposto di tassare i redditi sopra il milione di euro al 75% ?!) è perché non si conosce tutto quello che sta alla sua sinistra. Un mondo variegato che raccoglie più del 15% dell'elettorato (non proprio bruscolini insomma). E mentre cinque anni fa era il "postino" a prendere la ribalta mediatica, questa volta tocca a Mélenchon, leader del "Front de Gauche", formazione nata dalla fusione tra transfughi PS (tra cui lo stesso Mélenchon) e il morente PCF, che privo di leader carismatici (e quindi penalizzato fortemente nelle elezioni presidenziali) ha invece una capillare diffusione di militanti.

Mélenchon è su posizioni populiste di sinistra, per dirla breve. Riprende l'eredità dell'antieuropeismo sinistrorso (quello che contribuì non poco ad affossare il referendum del 2005 e se vogliamo forse esagerare, ma non troppo, l'Europa stessa come era stata concepita da Maastricht fino alla Costituzione) e infiamma l'elettorato popolare ma non solo. Coccola molto l'elettorato nostalgico, nostalgico della Francia ribelle, per esempio (che poi non ottenne mai nulla, se non Napoleone III e De Gaulle).

Quella sinistra cui sembra troppo "moscio" Hollande: "Se Hollande avesse la verve di Mélenchon sarebbe extra", titola Liberation. Il candidato socialista è sicuramente troppo sulle sue, troppo spocchioso potremmo dire, ma questo è normale nella classe politica francese formatasi nelle aule aristocratiche dell'ENA. Così ci si può rifugiare nella semplicità di un candidato di nicchia che, dato oltre il 10% al primo turno, come migliore obiettivo può avere solo quello di indebolire Hollande per far vincere Sarkozy.

As usual ...

p.s. si scrive Mélenchon ma si pronuncia Melanchon. SPQF.

martedì 16 giugno 2009

La lezione verde di Cohn-Bendit

Non si può mancare qualche giorno, e non aggiornare il blog, che ti pubblicano su l'Unità ...

Immaginazione e unità. Con queste due parole chiave si riassume il metodo che ha portato Cohn-Bendit a compiere due miracoli: riunire in un progetto politico europeo e innovatore le tante anime ecologiste francesi e portare questa unione ad una eclatante vittoria. Una vittoria ancor più atipica nel panorama politico uscito dalle elezioni europee, poiché Europe Ecologie – la lista condotta da Dany il rosso – è l’unica forza non solo innovatrice ma anche convintamente europeista ad affermarsi il 7 giugno, quando in tanti paesi europei le pulsioni nazionalistiche e protezionistiche prendono il sopravvento. Unità e immaginazione. Cohn-Bendit riesce facilmente a convincere elettori del PS e del MoDem grazie ad un progetto chiaro e onesto, unendo rigore intellettuale e un’oratoria semplice e diretta. Il progetto ecologista, anche sulla scia dei primi passi dell’amministrazione Obama, delinea una proposta politica realizzabile per uscire dalla crisi, dorandosi al tempo stesso del più nobile dei propositi, quello di salvare il pianeta. Ma Dany è ancor più travolgente perché non si fa invischiare nella palude del localismo e del nazionalismo da parte di giornalisti e avversari che tentano di portare il confronto nei piccoli confini interni. Riesce infatti ad esporre sulle questioni principali, lavoro, ecologia, politica estera, una visione europea, una risposta necessariamente europea. È questo che hanno premiato gli elettori progressisti francesi. Immaginazione. Il vecchio leader del maggio francese sembra non aver perso lo smalto di 40 anni fa, quando chiedeva l’imagination au pouvoir. Ora l’immaginazione sembra la sola salvezza per la sinistra francese ed europea. Immaginare come uscire dai soliti schemi delle social-democrazie, unire il campo dei progressisti come si è riusciti a riunire quello degli ecologisti, elaborando un progetto innovatore, volto al futuro. Un vasto campo che Cohn-Bendit individua, non solo in Francia ma in tutta Europa, composto di ecologisti, socialisti e liberal-democratici. Un campo dove è necessario riconsiderare le proprie rassicuranti antiche parole d’ordine e crearne di nuove adatte alle sfide del tempo attuale. Un campo che in Francia è tutto da costruire. Un progetto che da noi è nato in anticipo rispetto all’Europa: Ulivo e Pd ne rappresentano la versione italiana. Un progetto cui però è mancato finora il coraggio delle azioni. Se quindi il Pd può mostrare come l’immaginario sia possibile, deve imparare come questo immaginario possa realizzarsi e affermarsi uscendo dalle imbolsite e tristi usanze politiche del secolo scorso.

lunedì 8 giugno 2009

Verde Francia

Se il buon giorno si vede dal mattino, oggi c'è il sole e la Francia è forse l'unico paese dove si è affermata una forza europeista (o meglio una forza guidata da uno dei più convinti europeisti, Dany Cohn-Bendit). Stranamente (e per fortuna) qui non hanno vinto i nazionalismi ma le idee visionarie.
I dati al mio seggio chiaramente non potevano essere rappresentativi di tutta la Francia, che se Europe Ecologie avesse avuto al livello nazionale più voti dell'UMP allora veramente bisognava andare in piazza a festeggiare ;)

Ora mi riprendo, attendo con ansia Ivan (che rischia di essere anche sto giro il primo dei non eletti), esco e mi leggo integralmente Libé (version papier).

domenica 2 marzo 2008

Voto!!!



Mi è arrivata ieri questa bella "cartolina" della REPUBLIQUE per votare domenica prossima alle municipali! Bellina no?

venerdì 13 aprile 2007

Pausa Elettorale

Siccome mancano pochi giorni ormai al fatidico primo turno delle elezioni francesi, faccio una piccola pausa fotografica per scrivere qualche nota sui 12 (si dodici) candidati alle presidenziali, di cui sei (6!!!!) alla sinistra del Partito Socialista:

1) José Bové: Altermondialisti Antiliberali (doveva federare le tre B francesi, Buffet-Bové-Becancenot ma evidentementi si presentano tutti e tre!). A parte bruciare campi di ogm, essere contro gli idraulici polacchi e fumare la pipa non c'è molto di più;

2) Olivier Becancenot (detto il postino perché di mestiere fa veramente il postino) del LCR (lega comunisti rivoluzionari), formazione trozkista modernista (dicono loro), da non confondere con la formazione trozkista LO (lotta operaia, vedi dopo)tradizionalista;

3) Marie-George Buffet del Partito Comunista Francese, che vorrebbe prendersi i voti dei socialisti di "sinistra" (quelli che hanno votato no al referendum sull'europa, per intenderci) e di quelli tentati dai gruppettari ma che magari optano per un voto più "utile" (le virgolette in sinistra e utile sono d'obbligo). Risultato, credo, non piglierà molto più del 2-3% credo;

4) Arlette Laguilleur di LO (Lutte Ouvriere) detta l'inossidabile, alla sesta candidatura credo, più di Le Pen che una volta non è riuscito ad avere le firme. Alfiere della rivoluzione permanente, mah!;

5)Dominique Voynet dei Verdi che dopo che un certo Hulot (star televisiva, una specie di Piero Angela francese, dato al 10%) ha detto che non si presentava ma che sottoponeva a tutti i candidati un "patto ecologico" che quasi tutti (tranne Le Pen e De Villiers) hanno sottoscritto, sperava di ereditarne una parte ma che arriva a stento all'1% ...

6)Gerard Schivardi "sostenuto" dal Partito dei Lavoratori (mah! un ulteriore partito trozkista ...) che dice di essere il candidato dei sindaci ... una specie di segni trozkista mai visto pero' ....

7)Segolene Royale (infine ...) che tanto nun gliela fa, già se arriva al secondo turno ... oramai la butta tutto sulla bellezza, sono usciti i manifesti dove sembra una star di hollywood. Purtroppo per lei non siamo in italia, dove achiapperebbe più di rutelli;

8)Francois Bayrou del grigio partito di centro UDF anziano alleato dei gollisti ma da un po' battitore libero. Potrebbe pure farcela, se arriva al secondo turno contro sarkozy puo' vincere, unendo i voti degli chirachiani che odiano sarkozy con i socialisti che odiano sarkozy ... insomma un prodi francese anche se più rutelliano (sono nello stesso gruppo all'europarlamento!) e poi fatto presidente se ne puo' fottere, non ha bisogno di cercare i voti in parlamento ... se ne sta all'eliseo tranquillo;

9)Nicolas Sarkozy, ovviamente dell'UMP, ex-Unione Majorité Presidentielle (dove presidentielle=Chirac) che ha cambiato nome in Unione Majorité Populaire. Che fa un po' come il berlusca, ovvero fa discorsi come se fosse all'opposizione quando è al governo da 5 anni ... in ogni modo chirac lo sostiene blandamente (credo costretto dai suoi), anche se un eventuale ballottaggio con bayrou potrebbe terremotare tutto e allora penso che molti chirachiani passeranno in blocco con bayrou (ci sono le legislative poi dove il mercato delle vacche è vigoroso). Resta comunque il favorito, a sinistra sono troppo pippe (tanto per cambiare) e se non fa qualche cazzata sicuramente va al secondo turno, dove vince sicuro contro segolene ma non sicuro con bayrou, che infatti sta diventando il centro degli attacchi di sarko. Ora poi ha preso di mira gli elettori di Le Pen e paventa addirittura un accordo per il governo col FN, insomma una politica ondivaga a doppio taglio, d'altronde chi risica non rosica (a differenza di Sego ...);

10)Frederic Nihout di Caccia e Pesca ... avete letto bene!!!!! mah un po' destrorso, mai sentito ...

11)Philippe de Villier, del "movimento per la francia", un vandeano che farà un po' di concorrenza a Le Pen, detto "l'uomo dalla patata in bocca", inascoltabile;

12)Jean-Marie Le Pen, altro inossidabile, classe 1928 (un giovinotto per il quirinale ....) che ha detto che se eletto non si ricandiderà tra 5 anni (e vorrei vedere!!). Da qualche giorno si paventa un ulteriore secondo turno con Le Pen (e chi Sarko? il ballottaggio degli incubi della sinistra, che ci potrebbe pensare prima ...);

bhe che dire, ora che la campagna è aperta hanno tutti e 12 pari diritti di tempi televisivi .... (ma nel 2002 erano 16), ci sarà da divertirsi, mancano meno 10 giorni al primo turno. Dopo un po' meno che con sarko .... ma lo sapete che sarko è stato bocciato a scuola quando aveva undici anni e poi se ne è andato al privato? non ha fatto l'ENA e manco SciencePo (ci è andato ma non ha mai preso alcun diploma). Il padre era un nobile ungherese cacciato dall'armata rossa che ha preso la nazionalità
francese arruolandosi nella legione straniera, e la madre la figlia di un medico ebreo sefardita di parigi. Nelle banlieue non puo' entrare, ma tanto se ne fotte che quelli non ci vanno a votare ... Quindi speriamo ancora debolmente in Sego ma inizio a pensare che è meglio un ballottaggio Sarko-Bayrou incerto che un Sarko-Sego dove Sarko vince .... (o l'incubo del Sarko-LePen).

Un bel casino, che non ha nulla da invidiare all'italia ! (a parte mastella ....). Beh non posso che godermi lo spettacolo, che far votare gli stranieri neanche a parlarne (a parte schivardi .... ovvero nessuno) mentre a fargli pagare le tasse si .... ma questo penso che sia comune anche in italia (non mi sono mai posto la questione in italia ovviamente), mentre a pagare le tasse si ... è come essere azionisti di una società per azioni ma non potere votare al consiglio degli azionisti ... insomma come telecom!

a presto con più simpatiche foto ....