lunedì 28 novembre 2011

Cover Italia-Francia



Ecco la bella Cover del Phys. Chem. Chem. Phys. andato online proprio oggi (è la issue del 21 dicembre, ma per un curioso motivo sono in anticipo di un mese). L'articolo corrispondente lo trovate sul sito (accessibile al 100% per chi ha l'abbonamento, gli altri possono comunque leggere l'abstract).

Si tratta dell'articolone fatto in collaborazione con Alberto Mezzetti (Univ. di Lille e CEA-Saclay) e il gruppo di Leonardo Guidoni (Univ de l'Aquila e La Sapienza). Ma soprattutto grazie al programma HPC-Europa2 che ha finanziato una mia permanenza a Roma e la venuta di Daniele (studente di Roma) a Evry, oltre a parecchie ore di calcolo sui supercalcolatori del CINECA (Italia) e del CINES (Francia).
Insomma una bella collaborazione Italia-Francia (poi che il lato Francia fosse zeppo di italiani è un altro paio di maniche).

Come dice il titolo, si tratta di una accurata caratterizzazione delle vibrazioni molecolari della peridinina, una molecola implicata nella fotosintesi e precisamente nei primi passi di cattura della luce. Studiandola in vari solventi abbiamo anche ottenuto delle piste semi-quantitative per proporre delle caratterizzazioni in proteina, o meglio come i diversi posti dove la si può trovare dentro una proteina possono influenzare il suo spettro vibrazionale.

Università e Ricerca nelle proposte del PD



In questi giorni il PD ha presentato un bel libretto per esporre in modo succinto ma non solo tramite slogan le proprie proposte per “L’Italia di domani” (che è anche il titolo del libro). Il libretto è abbastanza agile, il formato sembra poter coniugare “comunicazione” e “proposte concrete”, il tutto corredato da belle foto e qualche “highlight” su ogni tema. Insomma rispetto alle 600 e passa pagine del programma dell’Unione un notevole passo in avanti.

Andando oltre i saluti di rito di segretario, presidente dell’assemblea nazionale e vice-segretario, si delineano i differenti temi sui quali si declinano le proposte del partito. Si inizia con “famiglie e politiche sociali”, si continua con “lavoro”, “salute”, “scuola”, “sicurezza”, “immigrazione” etc … Non voglio entrare nei dettagli di ogni tematica, ma soffermarmi su una sola, quella “Università e Ricerca”, senza non poter prima non restare abbastanza sorpreso dalla mancanza di qualcosa sulle politiche industriali (a parte un capitolo sulla “green economy” in cui però c’è un po’ di tutto, anche i rifiuti …).

(continua su iMille)

domenica 27 novembre 2011

Gli opposti vanno insieme



E poi non mi venite a dire che la famosa teoria degli "opposti" in politica non vale! Ho notato come un articolo di Giulietto Chiesa su il Fatto Quotidiano sia stato ripreso dal blog della formazione fascista di Saia (che non linko per principio).
Poteri forti, governo delle banche, complotto internazionale dei "mercati" (ovviamente demo-pluto-giudaico), perdita della sovranità nazionale. Insomma ci sta tutto il tipico campionario della destra fascista in bocca a chi si professa come la vera e unica sinistra.
Che questa crisi, come tutte le crisi epocali, avrebbe rovesciato molte cose lo si diceva da tempo, ma per ora sembrava restare tutto molto astratto e futuribile. Ora sembrano arrivare le prime nere nubi, cariche di pioggia acida, e il veleno propagarsi tra la popolazione ...

venerdì 25 novembre 2011

E se non lo contiamo sul PIL ?

Ieri su iMille Raoul Minetti e Alessandro Giovannini criticano, giustamente, un articolo di Oscar Giannino perché quest'ultimo riportava l'andamento del debito assoluto e non in rapporto al PIL (il famoso prodotto interno lordo).
Da anni (dai tempi di Maastricht) sentiamo parlare di rapporto deficit/PIL (deficit inteso come annuale) o debito/PIL (debito complessivo). Quest'ultimo è quello che viene citato quando si parla dell'enormità del debito italiano.

Commentando il post, ho chiesto da profano di economia (che è una curiosa disciplina che quantifica oggetti non fisici): ma non sarebbe più corretto calcolare il deficit e il debito rispetto al "volume di affari" dello stato?
Giustamente, mi è stato risposto che Il rapporto misura quindi quale frazione del PIL annuale della nazione lo stato dovrebbe “prelevare” in tasse per riuscire ripagare il suo debito. Ora questo però, quando si comparano i rapporti deficit/PIL e debito/PIL di diversi stati, ha poco senso se non si tratta di stati con la stessa fiscalità e con la stassa presenza dello stato nell'economia nazionale.
Se prendiamo due stati con lo stesso debito/PIL che, per fare un esempio "scolastico", è generato dallo stesso debito e dallo stesso PIL, ma sono organizzati molto diversamente, uno con una tassazione robusta, uno stato attivo che ha enti, industrie etc … (o se vogliamo prendiamo il limite di uno stato “sovietico” che controlla tutta l’economia) e l’altro che invece non ha nulla, dove tutto è privato, dove le tasse sulle imprese sono molto basse, etc … è ovvio che i due stati avranno tempi e possibilità diverse di ripianare questo deficit. Insomma riportare tutto al PIL mi sembra o una pretesa di "statalizzazione dell'economia" (paradossale visto che questo indicatore è utilizzato da entità che sono quanto di più lontano al controllo statale dell'economia) oppure mi pare possa essere molto fuorviante nel determinare le classifiche di virtuosità degli stati.

Il bravissimo Alessandro mi ha quindi mandato questi due interessanti grafici dove il debito e il deficit sono stati divisi per la "revenue" di ogni stato. Forse il denominatore non è ancora corretto, però mi pare diano una visione complementare sullo stato di salute degli stati, sull'ordine di "virtuosità" e di reazione possibile alle tempeste.
L'ordine non è radicalmente diverso, con delle eccezioni interessanti che riguardano USA e Francia ...



lunedì 21 novembre 2011

Sguardo sui governi "tecnici"

Oggi su iMille abbiamo pubblicato un lavoro collettivo in cui abbiamo individuato i governi tecnici, di larghe intese, di unità nazionale (e qualche governo di minoranza) che si sono formati negli ultimi cent'anni nei paesi industrializzati.

Un'interessante rassegna che mostra una certa "unicità" del caso italiano e come governi appoggiati da tutte le forze politiche abbiano spesso coinciso con eventi eccezionali.

Buona lettura.

domenica 20 novembre 2011

Ma qual è l'exit-strategy del PD?



Come molti stanno scrivendo e dicendo, il governo Monti potrebbe portare ad uno scombussolamento del panorama politico, a partire dai due partiti che ne sono gli interpreti principali: PD e PdL. Premessa necessaria è il successo del governo Monti. Se questo dovesse fallire (e con lui lo stato italiano, nel senso vero e tecnico del termine) il terremoto economico sarebbe tale che l'ultimo dei problemi sarebbe quello dei nuovi assetti dei partiti politici.

Ipotizziamo quindi un successo (anche solo parziale) del governo Monti. Questo avverrà passando attraverso misure economiche e sociali importanti. Non solo tasse ma anche rottura di privilegi e modifica di molte regole sociali, a partire da quelle sul lavoro, sugli ordini professionali, sulle pensioni. La mia impressione è che le misure che ogni forza politica e sociale cita, ognuna singolarmente, andranno (e mi auguro saranno) fatte tutte.

Allora il panorama cambierà molto, non solo lato PdL, su cui tanto si parla. La sua exit-strategy è secondo me abbastanza segnata: verso un'unità Alfano-Casini che ridisegnerà il centro-destra. Un progetto dal loro punto di vista coerente e omogeneo e che quindi può andare a buon fine. Ne avevo già parlato in tempi non sospetti. Ovviamente ci saranno una serie di variabili che possono farlo fallire: il rapporto con la Lega, l'ostilità di grandi pezzi del PdL, il ruolo di Fini etc ...

Meno si parla, anche se si sta iniziando a farlo, di come potrà essere ridisegnata la sinistra e il PD. Questo anche perché Bersani non ha subito iniziato a parlare di "spine da staccare" e ha, per il momento, contenuto i mal di pancia all'interno. Però le differenze verranno presto fuori e la strategia del "tenere chiuso il tappo" rischia di poter risultare controproducente quando la pressione sarà talmente grande che non si potrà più contenere. Venendo al sodo: come si comporterà il PD quando arriveranno le misure sulla riforma del mercato del lavoro? Come conterrà chi dice che la legge Gelmini "attacca il diritto allo studio" quando, ben presto, si finiranno i decreti attuativi e si dovranno attuare quei famosi criteri meritocratici per permettere di rendere reale il diritto allo studio per chi vuole studiare e lo fa con profitto e non per tutti indiscriminatamente (dando poi troppo poco a tutti)? Si ha l'impressione che l'exit-strategy a sinistra non si sia ancora delineata. Si sacrificheranno le posizioni di Fassina, benché "validate" dalla fantomatica assemblea di Genova sul lavoro del PD, sull'altare del governo? Probabilmente si, ma subendole o rilanciandole (famosa è la posizione opposta di Ichino che sembra stia risalendo nei consensi interni, anche se l'opposizione della CGIL resterà sicuramente maggioritaria)?
Il rischio evidente è che l'asse Alfano-Casini, se il PD continuerà a seguire il modello di un partito ancorato all'asse CGIL-SeL, riuscirà nel disegno di marginalizzazione della sinistra e della carica innovatrice contenuta nel progetto laico e democratico. Perché ricordiamo che se il centro-destra ha delle convergenze sicure in alcuni provvedimenti di questo governo, resta aperta la partita sul modello di società che si ha in mente. La destra resta su un modello "familista" e basato sulla "tradizione" (in molti campi). La sinistra dovrebbe farsi artefice di un modello liberale nel senso non solo economico ma soprattutto sociale. Se invece si ritira nel caro alveo assistenzialista farà poca strada e farà crescere poco il paese.

Trovare un'exit strategy è perciò fondamentale. Il governo può dare un'utile sponda a chi nel PD è nel lato "liberal-democratico" (un po' i miglioristi del 2000, mutatis mutandis), bisogna però coglierla e non farsi affossare dall'apparato e dal suo immobilismo e trasformismo inconcludente.

venerdì 18 novembre 2011

Il PD Parigi in piazza

Grazie a Raffaello per aver fatto un bel montaggio per rappresentare la manifestazione del PD Parigi del 5 novembre, in collegamento San Giovanni, in una bella sezione del PS (quella del II arrondissement, che ringraziamo e particolarmente Gerard).

Ecco il video