Questo primo maggio, come tanti oramai purtroppo, è surreale. Non si capisce bene cosa si festeggia. Il Lavoro. Già ma cosa vuol dire? Originariamente si festeggiavano i "lavoratori" intesi non come tutti coloro che lavorano, ma coloro i quali avevano nel loro lavoro l'unica fonte di reddito. Coloro che non "utilizzavano" lavoro altrui per costituire plusvalore. Si contrapponeva quindi, naturaliter, la classe dei "lavoratori" alla classe di chi (pur lavorando e non oziando come gli aristocratici di un tempo) "sfruttava" i lavoratori. La plusvalenza veniva interpretata quindi come un furto dei detentori di braccia e mezzi i quali si arricchivano grazie a quel profitto che si produce quando, grazie all'opera umana, una materia prima "grezza" diventa un bene utile e utilizzabile nella vita quotidiana. Ancor meglio quando quel bene migliora la vita. Cosi' questo sistema, se pur iniquo, ha portato alla presenza di beni utili allo sviluppo, che dopo essere stato sviluppo di pochi è diventato, necessariamente, sviluppo diffuso.
Cosi' "padroni e operai" avevano una certa convergenza di interessi, generando una, se pur difficile, pace sociale. Pace che è passata per periodi di fortissimi, giustissimi e inevitabili scontri.
Poi sono arrivati la fine conclamata delle ideologie, la finanza e i mercati. O meglio, l'ideologia basata su una semplice scala gerarchica: sopra le persone o le entità che concedono mezzi di sussistenza, sotto i beneficiari, intercambiabili, di questa sussistenza. Questa visione del mondo ha avuto la forza di farsi chiamare "non-ideologica" e si è imposta come "l'unico modo di stare al mondo".
Eppure dovevamo aver imparato che la classe dominante di un dato periodo storico, da sempre, ha l'esigenza, di presentarsi come classe universale, portatrice quindi di valori universali espressi appunto nell'ideologia. Essa è ogni forma di rappresentazione teorica inconsapevole della propria condizione storico-materiale; le idee sono quindi separate dalle proprie radici storiche e universalizzate.
La tanto decantata politica "post-ideologica" non esiste, come ci siamo accorti in questi giorni. Al contrario ha creato un Olimpo (le borse, i mercati, la finanza internazionale, il "valore del denaro") i cui dei, se turbati, possono distruggere chi non ha operato secondo i propri dettami.
E proprio il popolo ellenico aveva provato a vivere, nascondendosi come una ninfa ribelle che spera che Zeus non veda la propria ribellione, non seguendo i dettami del Mercato. Che ora si vendica e un intero popolo si deve piegare alle divine leggi.
Il post-ideologismo, che è poi l'ideologia mascherata della forza del possesso e dello sfruttamento, dello status quo, nulla di più antico nella storia dell'uomo, ha distrutto la "cosiddetta" ideologia socialista, delegittimandola alle fondamenta. Il paradosso, amaro, è che Marx (che volenti o nolenti ne è il padre storico, anche quando contestato a sinistra stessa, come nel pensiero di Bakunin) definiva la sua dottrina socialista "anti-ideologica". In questo aveva probabilmente ragione chi, come Weber o Popper, ne contestavano il carattere "anti-ideologico".
Il marxismo era ideologico (sicuramente nella sua declinazione politica) e parimenti ideologico è il "liberismo" (schematizzazione per chiamare la corrente ideologica che vede nei Mercati l'unico modo secondo il quale il mondo puo' funzionare). Per fortuna le ideologie sono storiche, cambiano e mutano, anche in funzione dei rapporti di forza.
Tutto sta a vedere se la sua fine puo' arrivare prima della nostra.
sabato 1 maggio 2010
domenica 25 aprile 2010
giovedì 22 aprile 2010
La perfezione è una questione di semplicità

L'orchestra migliore del mondo. L'ho vista per la seconda volta lo scorso fine settimana. La prima era stato tantissimo tempo fa a Roma, la dirigeva ancora Claudio Abbado.
L'ho rivista per la prima volta nella sua casa, a Berlino, nel "tempio" della "Philarmonie" (il bello e inusuale edificio giallo che vedete in foto). Parlo chiaramente dei "Berliner Philarmoniker" diretti da Andras Schiff, che faceva anche il pianista solista.
Un programma tradizionale, classico ma cristallino, esemplificativo. Concerto per pianoforte e orchestra Nr.1 di Bach, sinfonia Nr.100 di Haydn (c'è sempre una sinfonia di Haydn a disposizione), ouverture del Don Giovanni di Mozart e concerto per pianoforte e orchestra nr. 20 sempre di Mozart.
L'orchestra perfetta. Un suono unico, un gesto unico, dialogo alla pari tra le parti, soli d'orchestra perfetti. Sembra normale, naturale. Eppure se uno riesce a fare queste "poche" cose in un'orchestra, ottiene i Berliner.
Tutti gli altri arrancano dietro.
lunedì 12 aprile 2010
Voyager, nuova serie
Finalmente si ricomincia! Il surreale programma di pseudo-scienza, sempre alla ricerca di risposte "altre".
Ci ha deliziato con:
Linee Nazca, in Perù. Chiaramente disegnate dagli alieni, che coincidono con le divinità alate peruviane. Che quindi non sono "divinità" ma alieni scesi in Perù alcuni millenni fa.
La grande piramide sommersa di Yonaguni. Questa invece è ovviamente un prodotto della civiltà scomparsa di Mu. Ma questo si sapeva, anche se Giacobbo, giornalista d'assalto, è andato fino in Giappone e poi su questa isola sperduta, ha fatto un'immersione pericolosissima (tra squali e onde che lo sbattevano contro le rocce). In effetti, bastava leggere Martyn Mistère per sapere che da quelle parti ci stava il regno di Mu.
Poi un lungo reportage sulle "Near Dead Experience", tra tunnel di luce, dislocazioni corporali. Una rivoluzione nella scienza, preannunciano. Stiamo qui ad aspettare.
Non potevano mancare i cerchi nel grano. Questa volta quelli negli USA. Con grande enfasi scopriamo che le spighe sono piegate da "forze di natura fisica". Certo un po' una delusione, pero' questo conferma al di là di ogni ragionevole dubbio la matrice aliena.
Gli ultimi due servizi un po' moscetti su "La Gioconda" e le tombe nel deserto egizio. Anche se queste ultime potevano riservare qualcosa di meglio. Si sa che da quelle parti è facile incontrare extraterresti che vengono ad insegnare tecnologie sofisticatissime, continenti dispersi, porte dimensionali ...
Vabbé bisogna ora aspettare due settimane.
Ci ha deliziato con:
Linee Nazca, in Perù. Chiaramente disegnate dagli alieni, che coincidono con le divinità alate peruviane. Che quindi non sono "divinità" ma alieni scesi in Perù alcuni millenni fa.
La grande piramide sommersa di Yonaguni. Questa invece è ovviamente un prodotto della civiltà scomparsa di Mu. Ma questo si sapeva, anche se Giacobbo, giornalista d'assalto, è andato fino in Giappone e poi su questa isola sperduta, ha fatto un'immersione pericolosissima (tra squali e onde che lo sbattevano contro le rocce). In effetti, bastava leggere Martyn Mistère per sapere che da quelle parti ci stava il regno di Mu.
Poi un lungo reportage sulle "Near Dead Experience", tra tunnel di luce, dislocazioni corporali. Una rivoluzione nella scienza, preannunciano. Stiamo qui ad aspettare.
Non potevano mancare i cerchi nel grano. Questa volta quelli negli USA. Con grande enfasi scopriamo che le spighe sono piegate da "forze di natura fisica". Certo un po' una delusione, pero' questo conferma al di là di ogni ragionevole dubbio la matrice aliena.
Gli ultimi due servizi un po' moscetti su "La Gioconda" e le tombe nel deserto egizio. Anche se queste ultime potevano riservare qualcosa di meglio. Si sa che da quelle parti è facile incontrare extraterresti che vengono ad insegnare tecnologie sofisticatissime, continenti dispersi, porte dimensionali ...
Vabbé bisogna ora aspettare due settimane.
mercoledì 7 aprile 2010
Primavere nel mondo
Dal Kirghizistan alla Thailandia sommosse popolari e scontri violentissimi. Come è naturale quando ci sono grandi conflitti sociali e politici.
Nello stivale gli unici che alzano la testa lo fanno andando a lavorare con le carriole (e fanno benissimo). Ma il problema di fondo mi pare anestetizzato ben benino da chi controlla lo svago quotidiano.
Nello stivale gli unici che alzano la testa lo fanno andando a lavorare con le carriole (e fanno benissimo). Ma il problema di fondo mi pare anestetizzato ben benino da chi controlla lo svago quotidiano.
mercoledì 31 marzo 2010
Note Elettorali
Il PD ha perso e di brutto. Questo è quello che penso di queste elezioni. Non credo (né ho qui tempo di farlo) che ci sia bisogno di riportare i tanti dati che scorrono. Chi non lo ammette fa un’opera di disonestà intellettuale.
Il centrosinistra, e ancor peggio il PD, per come è pensato è strutturalmente un comitato elettorale per le elezioni. Lo ha affermato il suo vice-segretario. Perché ora non si fa altro che pensare (dal basso all’alto) alle “alleanze” del 2013 e non alla politica che vuole fare. E’ questa la vera specularità rispetto al PdL.
Di fatto l’unico “partito” che fa politica è la lega. Tutto il resto è tatticismo esasperato, inutile, e che dovrebbe interessare poco.
E ora? Fare la guerra nel PD? Guardarci l’ombelico per i prossimi tre anni è sicuramente la più facile strada per la sconfitta perenne.
Non vorrei più sentire parlare di “congressi”, perché prima vorrei capire “per cosa”. Qual è il senso del PD? ha ancora un senso questa accozzaglia di vecchi perdenti? Fare un contenitore per contrastare qualcuno o qualcosa nel 2013? Ma per fare cosa? Gli elettori sono molto più intelligenti di quanto gli esperti (di sconfitte) dei caminetti del PD dicano spocchiosamente oramai da 15 anni. Questo congresso, per chiudere, penso che sia stata la più grande occasione mancata del PD. Si sono distribuite cariche e assegnate quote nelle spartizioni di sottogoverni (quelli che restano) e candidature e non si è riflettuto del senso di un partito riformista in Italia oggi.
E quindi? Che dovremmo fare dentro questo PD? Molti stanno già dicendo: ripartire dal territorio.
Lo stare sul territorio, una frase “di moda”. Vuol dire avere militanti, certo. E la sinistra ne ha sempre avuti storicamente. Solo che mentre tanti si smazzavano “sul campo” il tempo passava e molti militanti sono tornati a casa perché si sono rotti le balle di portare l'acqua agli stessi di sempre.
Lo "stare sul territorio" della Lega non è solo aprire i banchetti, quello lo fa anche il PD, non è solo stare nelle strade, nelle scuole, nelle fabbriche, ma anche (e soprattutto) far venire "dal territorio" i suoi dirigenti.
Dove stanno oggi i leghisti della prima ora? quelli degli anni 90, intendo. Speroni, Pagliarini, Ghigo, il sindaco di Milano, Gnutti etc ... solo il grande capo Bossi e il suo braccio destro Maroni resistono della lega storica. Gli altri "vengono dal territorio", e rinnovano naturalmente il partito che presenta sempre volti nuovi, giovani e dinamici. Che facevano 15 anni fa Cota, Zaia e tanti altri meno noti? Tant'è che Castelli (uno quasi storico) è stato trombato (e in primis da dentro, manco l'hanno ri-fatto ministro e gli hanno appioppato la patata bollente di Lecco .. oramai sopravvive solo nella naftalina di Santoro, forse).
Noi invece alla fine degli anni 90 (anche prima nei fatidici settori giovanili) avevamo: Veltroni, D'Alema, Bersani, Bindi, Bassolino, Fassino .... continuo?
Certo che 15 anni appresso a gente che poi non fa altro che collezionare sconfitte, politiche e numeriche, disaffeziona, mi pare naturale.
Ecco, due note, solo alcune riflessioni da cui partire. Non vorrei che si agisse d’impulso a questo risultato tanto brutto quanto da aspettarsi. E’ difficile in questi momenti sprecarsi per questo PD. Ma siccome il PD non esiste come partito, forse è l’occasione buona per spendersi direttamente per la società italiana ed europea.
Il centrosinistra, e ancor peggio il PD, per come è pensato è strutturalmente un comitato elettorale per le elezioni. Lo ha affermato il suo vice-segretario. Perché ora non si fa altro che pensare (dal basso all’alto) alle “alleanze” del 2013 e non alla politica che vuole fare. E’ questa la vera specularità rispetto al PdL.
Di fatto l’unico “partito” che fa politica è la lega. Tutto il resto è tatticismo esasperato, inutile, e che dovrebbe interessare poco.
E ora? Fare la guerra nel PD? Guardarci l’ombelico per i prossimi tre anni è sicuramente la più facile strada per la sconfitta perenne.
Non vorrei più sentire parlare di “congressi”, perché prima vorrei capire “per cosa”. Qual è il senso del PD? ha ancora un senso questa accozzaglia di vecchi perdenti? Fare un contenitore per contrastare qualcuno o qualcosa nel 2013? Ma per fare cosa? Gli elettori sono molto più intelligenti di quanto gli esperti (di sconfitte) dei caminetti del PD dicano spocchiosamente oramai da 15 anni. Questo congresso, per chiudere, penso che sia stata la più grande occasione mancata del PD. Si sono distribuite cariche e assegnate quote nelle spartizioni di sottogoverni (quelli che restano) e candidature e non si è riflettuto del senso di un partito riformista in Italia oggi.
E quindi? Che dovremmo fare dentro questo PD? Molti stanno già dicendo: ripartire dal territorio.
Lo stare sul territorio, una frase “di moda”. Vuol dire avere militanti, certo. E la sinistra ne ha sempre avuti storicamente. Solo che mentre tanti si smazzavano “sul campo” il tempo passava e molti militanti sono tornati a casa perché si sono rotti le balle di portare l'acqua agli stessi di sempre.
Lo "stare sul territorio" della Lega non è solo aprire i banchetti, quello lo fa anche il PD, non è solo stare nelle strade, nelle scuole, nelle fabbriche, ma anche (e soprattutto) far venire "dal territorio" i suoi dirigenti.
Dove stanno oggi i leghisti della prima ora? quelli degli anni 90, intendo. Speroni, Pagliarini, Ghigo, il sindaco di Milano, Gnutti etc ... solo il grande capo Bossi e il suo braccio destro Maroni resistono della lega storica. Gli altri "vengono dal territorio", e rinnovano naturalmente il partito che presenta sempre volti nuovi, giovani e dinamici. Che facevano 15 anni fa Cota, Zaia e tanti altri meno noti? Tant'è che Castelli (uno quasi storico) è stato trombato (e in primis da dentro, manco l'hanno ri-fatto ministro e gli hanno appioppato la patata bollente di Lecco .. oramai sopravvive solo nella naftalina di Santoro, forse).
Noi invece alla fine degli anni 90 (anche prima nei fatidici settori giovanili) avevamo: Veltroni, D'Alema, Bersani, Bindi, Bassolino, Fassino .... continuo?
Certo che 15 anni appresso a gente che poi non fa altro che collezionare sconfitte, politiche e numeriche, disaffeziona, mi pare naturale.
Ecco, due note, solo alcune riflessioni da cui partire. Non vorrei che si agisse d’impulso a questo risultato tanto brutto quanto da aspettarsi. E’ difficile in questi momenti sprecarsi per questo PD. Ma siccome il PD non esiste come partito, forse è l’occasione buona per spendersi direttamente per la società italiana ed europea.
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