venerdì 19 giugno 2009

Alto livello

Mentre nel PD si è tutti presi dal congresso, dall'altra parte ferve il dibattito come sempre su questioni di grande importanza: "ma tu quando me le presenti le amiche tue?" (S.B.)

martedì 16 giugno 2009

La lezione verde di Cohn-Bendit

Non si può mancare qualche giorno, e non aggiornare il blog, che ti pubblicano su l'Unità ...

Immaginazione e unità. Con queste due parole chiave si riassume il metodo che ha portato Cohn-Bendit a compiere due miracoli: riunire in un progetto politico europeo e innovatore le tante anime ecologiste francesi e portare questa unione ad una eclatante vittoria. Una vittoria ancor più atipica nel panorama politico uscito dalle elezioni europee, poiché Europe Ecologie – la lista condotta da Dany il rosso – è l’unica forza non solo innovatrice ma anche convintamente europeista ad affermarsi il 7 giugno, quando in tanti paesi europei le pulsioni nazionalistiche e protezionistiche prendono il sopravvento. Unità e immaginazione. Cohn-Bendit riesce facilmente a convincere elettori del PS e del MoDem grazie ad un progetto chiaro e onesto, unendo rigore intellettuale e un’oratoria semplice e diretta. Il progetto ecologista, anche sulla scia dei primi passi dell’amministrazione Obama, delinea una proposta politica realizzabile per uscire dalla crisi, dorandosi al tempo stesso del più nobile dei propositi, quello di salvare il pianeta. Ma Dany è ancor più travolgente perché non si fa invischiare nella palude del localismo e del nazionalismo da parte di giornalisti e avversari che tentano di portare il confronto nei piccoli confini interni. Riesce infatti ad esporre sulle questioni principali, lavoro, ecologia, politica estera, una visione europea, una risposta necessariamente europea. È questo che hanno premiato gli elettori progressisti francesi. Immaginazione. Il vecchio leader del maggio francese sembra non aver perso lo smalto di 40 anni fa, quando chiedeva l’imagination au pouvoir. Ora l’immaginazione sembra la sola salvezza per la sinistra francese ed europea. Immaginare come uscire dai soliti schemi delle social-democrazie, unire il campo dei progressisti come si è riusciti a riunire quello degli ecologisti, elaborando un progetto innovatore, volto al futuro. Un vasto campo che Cohn-Bendit individua, non solo in Francia ma in tutta Europa, composto di ecologisti, socialisti e liberal-democratici. Un campo dove è necessario riconsiderare le proprie rassicuranti antiche parole d’ordine e crearne di nuove adatte alle sfide del tempo attuale. Un campo che in Francia è tutto da costruire. Un progetto che da noi è nato in anticipo rispetto all’Europa: Ulivo e Pd ne rappresentano la versione italiana. Un progetto cui però è mancato finora il coraggio delle azioni. Se quindi il Pd può mostrare come l’immaginario sia possibile, deve imparare come questo immaginario possa realizzarsi e affermarsi uscendo dalle imbolsite e tristi usanze politiche del secolo scorso.

martedì 9 giugno 2009

Democratici d'attacco

Mi sembra che sia inutile nascondere il risultato italiano, che per le europee è finalmente definitivo in termini di seggi e eletti (ultimi credo in europa, un bel record).
Il PD ha perso non solo rispetto alle elezioni dell'anno scorso (dopate dalla legge elettorale con premio di maggioranza) ma anche alle europee di 5 anni fa, dove l'Ulivo prese il 31% ovvero il 5% in più di quest'anno. Allora fu premiato il progetto ora ne viene parzialmente bocciata la realizzazione. E quei 5 punti persi li ritroviamo pari pari riguadagnati da IdV. Mentre, sempre rispetto al 2004, Comunisti+SL fanno all'incirca gli stessi voti di Rifondazione da sola. E tralascio gli altri rivoli, per puntare all'essenziale.

Il PD non riesce a concretizzare l'idea per la quale era nato, e sulla quale aveva avuto il consenso nel 2004 (come prospettiva) e tutto sommato anche l'anno scorso. Dal risultato dell'anno scorso si sarebbe forse dovuti ripartire, giocare d'attacco e non in difesa. Franceschini è stato un buon mediano, ma la sensazione è che con i mediani si potrà al massimo arrivare a quella soglia del 33% che sembra restare un valore insormontabile per qualsiasi unico aggregatore progressista in Italia: PCI (come record storico e sorpasso nel 1984) e poi Progressisti di Occhetto (in quel caso fu batosta nel 1994 contro il primo Berluskoni). Per andare oltre servono attaccanti, idee che riescano a sfondare guardando avanti, al futuro, che siano dinamici e scattanti.

Sembra poi che nel PD esista una inerzia al rischio e al coraggio non solo da parte degli intramontabili "dirigenti" (che sono lì da 15 anni o forse più) ma anche dalla parte più inquadrata del suo elettorato. E qui vengo alle preferenze e alla sconfitta di Ivan (anche qui non stiamoci a nascondere). Con 22000 preferenze nel Nord-Ovest non solo non è eletto ma è ben lontano dalla soglia delle 45000 preferenze necessarie per andare all'Europarlamento.
E se guardiamo il panorama degli eletti nel PD, possiamo gioire poco: Serracchiani e Prodi nel Nord-Est, Borsellino e Crocetta nelle Isole, possiamo infilarci pure Pittella nel Sud per il suo poco conosciuto ma importante lavoro a Bruxelles. E il paradosso non è tanto nei risultati, ma nel non utilizzo da parte della maggior parte degli elettori della preferenza, tanto invocata contro l'utilizzo delle liste bloccate. Così mette le preferenze o chi è del PD o chi ne segue le vicende da vicino. Gli altri - che sono la maggior parte e sono quelli che contano - non usano la preferenza, sembrano votare il partito nel suo complesso.

Il rovescio della medaglia è il fatto che molti con lo stesso spirito non lo votano nel suo complesso e non bastano alcune figure (peraltro spesso marginalizzate) per convincere l'elettore a votare un partito.

Ora aspettiamo il secondo turno delle amministrative, ma poi penso che dentro il PD bisogna ragionare in termini di attacco e non di difesa delle posizioni. D'altra parte su questo Silvio anche sarà d'accordo con i "komunisti" per una volta: la miglior difesa è l'attacco.

lunedì 8 giugno 2009

Verde Francia

Se il buon giorno si vede dal mattino, oggi c'è il sole e la Francia è forse l'unico paese dove si è affermata una forza europeista (o meglio una forza guidata da uno dei più convinti europeisti, Dany Cohn-Bendit). Stranamente (e per fortuna) qui non hanno vinto i nazionalismi ma le idee visionarie.
I dati al mio seggio chiaramente non potevano essere rappresentativi di tutta la Francia, che se Europe Ecologie avesse avuto al livello nazionale più voti dell'UMP allora veramente bisognava andare in piazza a festeggiare ;)

Ora mi riprendo, attendo con ansia Ivan (che rischia di essere anche sto giro il primo dei non eletti), esco e mi leggo integralmente Libé (version papier).

domenica 7 giugno 2009

Risultati del mio seggio

Esco ora dal seggio dove ho fatto il "segretario" (a gratis, in francia non pagano i cittadini per mandare avanti la democrazia):

Votanti 679 su 1246 aventi diritto (pari al 54.5%)
Risultati delle principali liste:

Europe Ecologie (la lista di Cohn-Bendit) 27.8%
UMP 27.5%
PS 17.3%
Modem 8.1%
Front de Gauche 5.3%
NPA 3.5%
Fornte Nazionale 2.1%

a dopo ...

giovedì 4 giugno 2009

Contare come cittadini



Qualcuno ha detto che nel parlamento europeo bisogna "contare come paese". Io preferisco contare come cittadino. Per questo domenica voterò per le liste francesi, e tra queste per la lista del Partito Socialista.

Se fossi residente in Italia, ovviamente, voterei per il Partito Democratico, che, al contrario di quanto dice quello stesso signore, entrerà in un gruppo parlamentare con i socialisti europei (e per questo votare PS o PD è uguale dal mio punto di vista).
Per chi, anche a ragione, mi dicesse che nel PD ci sono molti impresentabili, ricordo che ci sono le preferenze. Le mie andrebbero a

Scalfarotto (Nord-Ovest)
Serracchiani (Nord-Est)
Cioffredi (Centro)
Capacchione (Sud)
Borsellino (Isole)

Se votassi in Italia mi documenterei per trovare altre preferenze (se ne possono dare fino a tre), perché so che ce ne sono anche tanti altri meritevoli.