“Sulla base dei risultati elettorali – di cui non si può non prendere
atto, piacciano oppur no – non c’è partito o coalizione (omogenea o
presunta tale) che abbia chiesto voti per governare e ne abbia avuti a
sufficienza per poterlo fare con le sole sue forze. Qualunque
prospettiva si sia presentata agli elettori, o qualunque patto – se si
preferisce questa espressione – si sia stretto con i propri elettori,
non si possono non fare i conti con i risultati complessivi delle
elezioni. Essi indicano tassativamente la necessità di intese tra forze
diverse per far nascere e per far vivere un governo oggi in Italia”.
continua su iMille.
martedì 23 aprile 2013
martedì 19 marzo 2013
"Rapporto morale"
Ieri, alla scadenza del mandato del segretario politico del circolo PD Parigi, si è svolta l'elezione per il rinnovo delle cariche. Compiuto questo lungo mandato, iniziato nel gennaio 2009, ho lasciato a nuovi e più motivati democratici. Tanto per capire quanto volubile sia l'Italia, in questo breve periodo ho visto passare due governi (Berlusconi, Monti) e tre segretari del PD (Veltroni, Franceschini, Bersani). Seguendo la regola delle Assemblee Genereali (AG) francesi, in qualità di presidente ho aperto la serata con un breve intervento, chiamato appunto "rapporto morale" che riporto di seguito. Ma i miei pochi lettori possono stare tranquilli, non mi ritiro a vita privata ...
Questo rapporto morale annuale che mi sto accingendo a tenere come Presidente dell’Associazione Democratici Parigi e del Circolo PD Parigi assume, per me, un valore diverso. Perché sarà il mio ultimo come presidente dell’Associazione e del Circolo. E’ venuto il momento di rinnovare le cariche e, come avevo annunciato già dall’autunno, non chiederò di rinnovare il mio mandato di presidente. I motivi sono tanti e dipendono sia da motivi locali sia nazionali sia, soprattutto, personali. E non credo siano poi interesse per molti.
Passo quindi
oltre e vorrei essere breve, proponendo alcuni spunti che spero potranno
indurre ad una qualche riflessine, spunti nati soprattutto dall’ultimo anno di
attività. Spero di poter dare così il mio contributo per aiutare la navigazione
nel futuro, che non sarà facile, vista la situazione politica in Italia e in
Europa. Ma non voglio tediarvi con un lungo discorso. Proverò ad essere breve e
mi limiterò a condurre un ragionamento usando quattro semplici parole.
1. Hybris. Pensare di essere i
migliori, diversi, unici. Superiori ad altri e quindi perdere la testa per la
propria tracotanza. E’ la hybris
anche di chi si sente puro e immacolato. Ma la politica, come qualsiasi nostra
attività sociale, dal luogo di lavoro al condominio, è sporcarsi le mani. Ho
letto da qualche parte : ‘La giustizia non è il diritto, non è la legge, perché
mentre la legge è uguale per tutti, la giustizia incontra l’altro nella sua
singolarità e nella sua differenza.’ Chi si sente puro non ha occhi per capire
il mondo, resta nella sua torre ad emanare editti assoluti e terribili.
Cerchiamo di guardare e, per quello che possiamo, agire nel mondo che ci
circonda spinti da ideali come Giustizia e Onestà, ma non confondendo la legge
con la Giustizia, i regolamenti con le Regole; cerchiamo di non confondere un
principio, che come tale è irraggiungibile nei fatti, con l’intransigenza che
facilmente accompagna l’attuazione assoluta di un principio assoluto, intransigenza
che non solo è lontana dal principio, ma, mentre ci fa credere di portarci
molto vicino al principio, ce ne allontana. E’ la tracotanza che può farci
perdere nel senso morale dell’azione politica. Un tema molto scivoloso e molto
più difficile di quanto potrebbe sembrare. Come abbiamo provato con difficoltà
a barcamenarci tra questi difficili scogli non lo so. Sarà ad ognuno di noi
provare a rifletterci. E cercare di tenerlo a mente per il futuro.
2. Società Civile. Guardiamo come anche
al livello nazionale le associazioni si sono trasformate : da parallele
alla politica, da luogo dove si agisce nella società per la società e per l’azione,
a qualcosa di molto più commisto con il potere. Questa commistione è
parzialmente un elemento positivo che ci dovrebbe anche far riflettere su
possibili strumentalizzazioni dell’azione sociale a fini personali. Se abbiamo
parlato e visto usare partiti come taxi, rischiamo forse nel futuro prossimo di
trovarci con associazioni usate come taxi. E dall’eccesso di professionismo
della politica si rischia di passare all’altro eccesso di ‘uno vale uno’, che
mi sembra piuttosto “uno vale l’altro”, all’improvvisazione, alla banalità del
cittadino. Poi ho paura che si rimpiangeranno tra non molto le ‘intelligenze
irpine’. Non è facile proteggersi dalla scure della semplificazione, dal
manicheismo inevitabile che si manifesta quando si esasperano e si esagerano i
sensi delle cose e delle parole. Quando si è esasperati poi inevitabilmente si
esaspera. Quando la società è in crisi si cercano facili capri espiatori. A
volte non del tutto incolpevoli, lungi da me difendere certa classe politica,
ma questa andrebbe sostituita con una classe politica parimenti (se non più) professionale,
abile, consapevole. E il venire da un’associazione, da una parte di realtà non
è detto che sia a priori garanzia. Gli ultimi venti anni dovrebbero avercelo
insegnato.
3.Sirene. Sono le sirene della
« democrazia diretta » e i subdoli pericoli che ne sono celati.
Guardiamo la storia dell’uomo, senza la superiorità supponente di uomini di un
presente inopinatamente diverso. Guardiamo i « cittadini
Robespierre », i plebisciti napoleonici o gaullisti, il popolo e il
peronismo, guardiamo qual è il risvolto dell’appellarsi direttamente al popolo
senza la fatica delle mediazioni. Ecco, la fatica, lo studio, sono il contrario
del tutto e subito, malattia che sembra essersi istallata in modo sempre più
stabile e preoccupante nella vita pubblica italiana, dal piccolo al grande. Le
riflessioni, gli studi, il saper attendere, preamboli inevitabili per azioni
durature, sono faticose e l’impazienza dell’infinito presente non sembra
volerle ammettere. Per questo bisogna avere il coraggio di saper aspettare, di
‘saltare un giro alle elezioni’ o di passare la mano, di guardare la realtà con
occhio più distaccato, meno presi dalle contingenze. Lo stato di perenne
urgenza, l’emergenza assurta a sistema, non sono condizioni che possono far nascere
qualcosa di stabile e positivo. Dovremmo saperlo bene. Basta studiare la storia
del passato recente o remoto. Basta scorrere le righe di chi prima di noi si è
trovato in situazioni analoghe.
4.Europa. La politica italiana,
l’abbiamo capito, purtroppo, è un navigare a vista di mese in mese, di
settimana in settimana. Ci perdiamo a volte in ipotesi e complotti, in scenari
e scandali. Ma dovremmo forse ritornare, ripensare ognuno di noi, il senso
della nostra azione politica qui all’estero. Sarà sicuramente un senso diverso
per ciascuno di noi. Una motivazione sicuramente importante, che è stata una
delle motivazioni fondanti il circolo, è quella legata all’Europa. Spinti da un
bisogno di politica come espressione tangibile di una cittadinanza europea ci
siamo messi qui a fare politica per il PD all’estero. Cerchiamo perciò di
uscire dalle piccole beghe italiane, e usiamo la nostra posizione favorevole
per dare il nostro contributo alla creazione di uno spazio politico europeo. Le
possibilità non ci mancano, con il PS e gli altri partiti socialisti europei
qui presenti sta già cominciando un cammino che ci porterà alle prossime
elezioni europee del 2014. Cerchiamo di farne un momento di costruzione di una
coscienza politica socialista europea, ricordando (come ce lo ricorda la
bocciatura del bilancio da parte del parlamento europeo) che non ci vuole meno Europa
ma più democrazia in Europa e pedagogia sull’Europa.
Chiudo qui e
faccio gli auguri al prossimo segretario, ne avrà bisogno per navigare in una
stagione politica che non sarà facile né, temo, entusiasmante.
venerdì 22 febbraio 2013
Università e Ricerca nel progetto del PD
Lunedì a Napoli è stato presentato il progetto del PD su Università e Ricerca, programma che si può trovare (e scaricare) in rete.
Il tema dell’Università e della Ricerca non è marginale nell’idea di Italia che mostra avere il Partito Democratico, come lo prova anche la grande attività di Marco Meloni e Maria Chiara Carrozza, rispettivamente responsabile nella segreteria e presidente del Forum su Università e Ricerca del partito. I due infatti, da soli o insieme, stanno girando l’Italia e non solo (si sono recati anche a Parigi, Bruxelles, Londra e Monaco di Baviera per incontrare tanti italiani all’estero che lavorano nelle università e nei centri di ricerca d’Europa), per spiegare come e perché il PD vuole dare centralità all’insegnamento universitario e alla ricerca.
Il programma presentato brevemente nel 2011 (ne abbiamo parlato in un precedente articolo ) è ora espanso e approfondito. Si parte da una constatazione, non solo sul numero di iscritti, ma soprattutto su quanti sono beneficiari di un aiuto: troppo pochi perché lo studio universitario sia veramente un diritto. Rilanciare il diritto allo studio è infatti una delle preoccupazioni principali. Ma più in generale ‘invertire la rotta’ è la parola centrale del documento. Invertirla sul modo di garantire il diritto allo studio ma non tanto quanto principio astratto (o peggio terribilmente concreto nell’inutile e dannoso ‘diritto al diploma’) ma perché si è consapevoli che l’idea per cui “non serve la laurea per fare le scarpe” è alla base della spirale economico-industriale (perché spirale culturale) in cui sta affossando l’Italia, il suo sistema produttivo e più in generale la società. Traspare, finalmente, la consapevolezza che l’Università del presente in Europa è ben diversa dall’Università italiana dei ‘dottori’, o meglio dell’Università di élite, e perciò bisogna fare proprio il senso dell’Università di massa, che non esclude differenziazioni, al contrario: ‘dobbiamo scoprire la differenziazione: l’università che forma un ampio numero di laureati non è più la stessa di cinquant’anni fa’.
(continua su iMille)
Il tema dell’Università e della Ricerca non è marginale nell’idea di Italia che mostra avere il Partito Democratico, come lo prova anche la grande attività di Marco Meloni e Maria Chiara Carrozza, rispettivamente responsabile nella segreteria e presidente del Forum su Università e Ricerca del partito. I due infatti, da soli o insieme, stanno girando l’Italia e non solo (si sono recati anche a Parigi, Bruxelles, Londra e Monaco di Baviera per incontrare tanti italiani all’estero che lavorano nelle università e nei centri di ricerca d’Europa), per spiegare come e perché il PD vuole dare centralità all’insegnamento universitario e alla ricerca.
Il programma presentato brevemente nel 2011 (ne abbiamo parlato in un precedente articolo ) è ora espanso e approfondito. Si parte da una constatazione, non solo sul numero di iscritti, ma soprattutto su quanti sono beneficiari di un aiuto: troppo pochi perché lo studio universitario sia veramente un diritto. Rilanciare il diritto allo studio è infatti una delle preoccupazioni principali. Ma più in generale ‘invertire la rotta’ è la parola centrale del documento. Invertirla sul modo di garantire il diritto allo studio ma non tanto quanto principio astratto (o peggio terribilmente concreto nell’inutile e dannoso ‘diritto al diploma’) ma perché si è consapevoli che l’idea per cui “non serve la laurea per fare le scarpe” è alla base della spirale economico-industriale (perché spirale culturale) in cui sta affossando l’Italia, il suo sistema produttivo e più in generale la società. Traspare, finalmente, la consapevolezza che l’Università del presente in Europa è ben diversa dall’Università italiana dei ‘dottori’, o meglio dell’Università di élite, e perciò bisogna fare proprio il senso dell’Università di massa, che non esclude differenziazioni, al contrario: ‘dobbiamo scoprire la differenziazione: l’università che forma un ampio numero di laureati non è più la stessa di cinquant’anni fa’.
(continua su iMille)
martedì 12 febbraio 2013
sabato 26 gennaio 2013
Martedì 29, ore 19:30 a Parigi
Martedì 29, alle 19:30 presso la sezione PS del 2° arrondissement si discuterà di Università e Ricerca con Maria Chiara Carrozza, Laura Garavini, Elio Carozza, Francesco Cerasani e Marco Meloni.
Penso che sia un'ottima occasione per vedere quali sono le idee del PD sull'argomento.
Penso che sia un'ottima occasione per vedere quali sono le idee del PD sull'argomento.
sabato 19 gennaio 2013
L'Italia Giusta
Ecco, questo "manifesto virtuale" del Partito Democratico mi piace. Senza personalismi, senza nomi e senza facce. Un inizio di cambiamento che speriamo trovi forza nelle urne perché si esca dai personalismi che hanno distrutto la società italiana in questi venti anni.
La strada è difficile, in salita, dura. Perché ancora molti, a destra, al centro e a sinistra, hanno una visione incentrata sui "leaders risolutivi" della gestione politica. E' questo il punto fondamentale, secondo me, per cui il cambiamento può arrivare solamente dando forza al Partito Democratico. Senza nomi, senza facce, con tante persone, anche diverse, anche con diverse opinioni su singole questioni, come diversa e plurale è la società italiana.
Manca poco più di un mese. Dopo l'appello "formale" di questa mattina che ho scritto per il circolo di Parigi, adesso uno più spicciolo per i miei pochi lettori: daje!
giovedì 17 gennaio 2013
Tribuna Politica
Sapete che sono un appassionato della politica della prima repubblica e che ai moderni talk shows preferisco le care vecchie Tribune Politiche.
Cercando quelle degli anni 80 che ricordo, ho trovato questi 40 minuti di Vittorio Foa per Democrazia Proletaria, che non è solo un'intervista ma una vera e propria lezione di cultura politica.
E intanto vado alla ricerca di altri video nella rete.
Cercando quelle degli anni 80 che ricordo, ho trovato questi 40 minuti di Vittorio Foa per Democrazia Proletaria, che non è solo un'intervista ma una vera e propria lezione di cultura politica.
E intanto vado alla ricerca di altri video nella rete.
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