mercoledì 15 ottobre 2008
martedì 14 ottobre 2008
14 Ottobre
Un anno fa si celebravano le primarie del Partito Democratico, un momento di speranza per molti, sembrava finalmente concretizzarsi quel sogno nato molti anni prima sotto le insegne dell’Ulivo, si poteva iniziare a mettere da parte le inutili divisioni di sigle, poteri personali, beghe e rivalità nate sotto le insegne della vanità, del presenzialismo e cercare di sentire la società, le relazioni, le priorità. Un partito che sarebbe dovuto essere il motore di una stagione diversa, dinamica, propositiva, un partito aperto per una società cambiata. Aperta al dialogo, alle culture, all’esterno, proiettata verso nuove sfide, il “pensiero debole” che diventava forte, maggioritario, guida di un mondo flessibile, mutevole. Sembravano congedarsi le rigidità, le categorie vuote del passato, sembravano finire le appartenenze viste come coccarde, come gagliardetti da mostrare in pubblico per affermarsi, vuoti contenitori. Il confronto, l’ascolto, il mettersi in gioco, in causa, abbandonare le certezze e gli schemi come suprema dimostrazione di coraggio e di forza. Una scommessa che sembrava potersi realizzare, potersi proporre come modello per il futuro, riportare i bisogni, i desideri, le aspettative, le proposte le più ardite e innovatrici al centro della quotidianeità. Un sogno allora, spezzato sul nascere in inverno da beghe, presenzialismi, ripicche, vanità. E così i vecchi schemi hanno piano piano ripreso forza, la società si è chiusa, ha preferito le risposte univoche, ha preferito ritrarsi in se stessa, far vincere la paura, la voglia di false sicurezze, riprendere i miti dell’ordine, dell’egoismo, credere che esistano soluzioni semplici, facili, date semplicemente dalla volontà di una guida priva di dubbi, rifiutare la criticità.
Ora ad un anno di distanza ecco che i primi miti crollano, si sbriciolano in fumo in una settimana, mostrano tutta la loro fragilità, inesistenza. Ancora le risposte sembrano portare verso un’ulteriore chiusura, chiedere un rifugio ancor più miope, insensato. Da una parte così si vogliono nuovamente affermare i controlli, si vuole rassicurare e far credere che un padre buono, compassionevole, attento, ma rigoroso e intransigente, possa risolvere, possa rimettere in riga, possa rimettere il fiume nel suo alveo. Dall’altra lo sconcerto, la delusione non riesce a farsi da parte, non riesce ancora ad affermare il coraggio della criticità, della complessità, della non esistenza di assoluti. Si cercano soluzioni semplici, immediate, facili, definitive, si cerca un inutile e vano consenso, quando potrebbe essere più modestamente e semplicemente il tempo di rinvigorire la cultura di una visione del mondo multicolore, variabile, senza guida, che si porta da sé, che trova nel suo mettersi in discussione, nel non avere “la” soluzione – che non esiste – ma soluzioni puntuali, locali, a misura d’uomo, del quotidiano.
Tra un anno staremo forse ancora a questo punto, o forse tutto si sarà ancora rovesciato, indipendentemente dalle volontà degli uomini forti, dei rassicuratori e degli imbonitori. Qualcuno proverà forse ancora a portare avanti la bandiera del dubbio, la sua voce sarà forse sovrastata ancora dal chiasso, dai proclami, da altre bandiere e ipocrisie, ma che sia almeno sempre un po’ nutrita, che provi indefessamente, a bassa voce, ma costantemente, a cantare fuori dal coro, a non cedere alle sirene dell’univocità.
Un anno fa l’Italia e il mondo erano diversi, come lo saranno tra un anno, a dispetto di ogni tentativo di imbrigliarli.
Ora ad un anno di distanza ecco che i primi miti crollano, si sbriciolano in fumo in una settimana, mostrano tutta la loro fragilità, inesistenza. Ancora le risposte sembrano portare verso un’ulteriore chiusura, chiedere un rifugio ancor più miope, insensato. Da una parte così si vogliono nuovamente affermare i controlli, si vuole rassicurare e far credere che un padre buono, compassionevole, attento, ma rigoroso e intransigente, possa risolvere, possa rimettere in riga, possa rimettere il fiume nel suo alveo. Dall’altra lo sconcerto, la delusione non riesce a farsi da parte, non riesce ancora ad affermare il coraggio della criticità, della complessità, della non esistenza di assoluti. Si cercano soluzioni semplici, immediate, facili, definitive, si cerca un inutile e vano consenso, quando potrebbe essere più modestamente e semplicemente il tempo di rinvigorire la cultura di una visione del mondo multicolore, variabile, senza guida, che si porta da sé, che trova nel suo mettersi in discussione, nel non avere “la” soluzione – che non esiste – ma soluzioni puntuali, locali, a misura d’uomo, del quotidiano.
Tra un anno staremo forse ancora a questo punto, o forse tutto si sarà ancora rovesciato, indipendentemente dalle volontà degli uomini forti, dei rassicuratori e degli imbonitori. Qualcuno proverà forse ancora a portare avanti la bandiera del dubbio, la sua voce sarà forse sovrastata ancora dal chiasso, dai proclami, da altre bandiere e ipocrisie, ma che sia almeno sempre un po’ nutrita, che provi indefessamente, a bassa voce, ma costantemente, a cantare fuori dal coro, a non cedere alle sirene dell’univocità.
Un anno fa l’Italia e il mondo erano diversi, come lo saranno tra un anno, a dispetto di ogni tentativo di imbrigliarli.
lunedì 29 settembre 2008
Giungla Occidentale
Cairns è una città occidentale appoggiata sul bordo della giungla, la vegetazione che esce da tutti gli anfratti, le volpi alate che popolano il centro cittadino, il mare davanti, pochi chilometri la separano dalla grande barriera corallina. Oramai solo il turismo giustifica la sua esistenza, da tutto il mondo, voci, visi che arrivano da Cina, Giappone, Germania, Spagna, un turbinio di proposte di gite, entrare in un film degli anni 80. Con le palme che addobbano le strade, non quelle del mediterraneo larghe, basse, dalle amplie foglie e dal tronco spigoloso, ma quelle che si vedono in fotografia, dal fusto piccolo, liscio e slanciato, le foglie in alto come un cappello verde. Tra la vegetazione, tra gli arbusti, tra gli animali insoliti svettano gli alberghi dell’Occidente, dell’Europa e dell’America, venuti da città lontane, decine di piani di cemento. E poi solo basse case, alcune coloniali, altre moderne, dove alloggiano alberghi, ristoranti, negozi di souvenirs e soprattutto sono imbrattate dalle tante proposte di viaggi sulla barriera corallina o nella giungla, squali o coccodrilli, finti brividi per vite che girano placide sui binari delle sicurezze d’Occidente. Partecipare a queste gite ha un qualcosa di triste e gioioso allo stesso tempo, forse meno triste in Australia dove l’Occidente non è altro dalla popolazione locale, non alloggia su un piano di superiore ricchezza – sempre se si dimentica la popolazione aborigena sterminata e marginalizzata dagli europei venuti qui non per turismo ma per colonizzare.
Così si prende un battello per la Grande Barriera Corallina o un pulmino per girare nella giungla del North Queensland, ci si tuffa in mari caldi anche in una mattina di inizio primavera, si ammirano i mille colori dei pesci che popolano queste acque, si può veramente nuotare non lontano da uno squalo – una specie però innocua, hanno più paura loro delle orde di turisti che li inseguono per una foto, ed è sicuramente più probabile che uno della loro specie finisca nei nostri piatti che noi nella loro pancia – ammirare da vicino specie viste solamente nei documentari televisivi. Oppure camminare, su sentieri ben delimitati e prefissati, nella giungla, seguendo un percorso tra le varie piante tropicali, oppure lungo il fiume alla ricerca di un coccodrillo. In ogni caso poi si ritorna a terra o in città, scorrono davanti montagne, mari, isole, scorre l’esperienza di queste gite occidentali, tra curiosità e desiderio di affermare la propria potenza sulla natura, visitarla come uscire per andare nella piscina comunale o a fare una scampagnata a Tolfa. In questa giungla occidentale, dove non ci sono guerre civili, non ci sono malattie, pochi gli animali pericolosi ben segnalati e circoscritti. Un po’ l’Australia è veramente così, animali placidi e pigri la popolano da sempre senza grandi preoccupazioni, un po’ la mano d’Occidente ha finito per normalizzarla, accondiscendendo al nostro continuo desiderio di avere tutto sicuro, pronto, asettico.
Così si prende un battello per la Grande Barriera Corallina o un pulmino per girare nella giungla del North Queensland, ci si tuffa in mari caldi anche in una mattina di inizio primavera, si ammirano i mille colori dei pesci che popolano queste acque, si può veramente nuotare non lontano da uno squalo – una specie però innocua, hanno più paura loro delle orde di turisti che li inseguono per una foto, ed è sicuramente più probabile che uno della loro specie finisca nei nostri piatti che noi nella loro pancia – ammirare da vicino specie viste solamente nei documentari televisivi. Oppure camminare, su sentieri ben delimitati e prefissati, nella giungla, seguendo un percorso tra le varie piante tropicali, oppure lungo il fiume alla ricerca di un coccodrillo. In ogni caso poi si ritorna a terra o in città, scorrono davanti montagne, mari, isole, scorre l’esperienza di queste gite occidentali, tra curiosità e desiderio di affermare la propria potenza sulla natura, visitarla come uscire per andare nella piscina comunale o a fare una scampagnata a Tolfa. In questa giungla occidentale, dove non ci sono guerre civili, non ci sono malattie, pochi gli animali pericolosi ben segnalati e circoscritti. Un po’ l’Australia è veramente così, animali placidi e pigri la popolano da sempre senza grandi preoccupazioni, un po’ la mano d’Occidente ha finito per normalizzarla, accondiscendendo al nostro continuo desiderio di avere tutto sicuro, pronto, asettico.
lunedì 22 settembre 2008
Altri mondi
Ritrovarsi il 20 settembre con l’inverno che sta finendo, su una spiaggia rossa, che sembra quasi terracotta, grandi onde alzano in volo temerari surfisti, salire in auto guidando sul lato sinistro, e nel cielo la notte non riconoscere quelle poche sicurezze che ci danno le più note costellazioni. E poi uno strano accento d’oltre manica che utilizza espressioni americaneggianti, generando un modo di parlare che può suonare non poco buffo. Ecco si lascia una città che sembra l’Inghilterra trapiantata al sole e si penetra nel cuore di un continente, l’Australia. Ricordandosi così quanto certi comportamenti non siano altro che convenzioni, usanze, proiezioni, causate da secoli di abitudini, da un affollamento forse eccessivo di un continente lontano, dalla pigrizia di considerare naturali modi di fare che potrebbero essere tranquillamente cambiati. E allora dall’altra parte del mondo esistono cieli diversi, strade che girano al contrario, animali che usano una tasca per badare ai loro piccoli, che passano ore a mangiare placidamente foglie di eucalipto. Gli uomini, gli stessi di Roma, Parigi, Londra, popolano blandamente terre sterminate, paesi su strade dell’interno usciti da un Far-West americano senza sceriffi, pistoleri e bounty killers. Gli stessi che si azzuffano negli stadi, che hanno paura di venir rapinati anche dalla propria ombra, lanciati in un territorio vasto, libero, dove non si vedono i confini, ritrovano forse rapporti più rilassati, tranquilli. Ma forse è solamente il vedere dall’esterno, con l’occhio del turista, di chi non vive quotidianamente una terra, a farci spesso notare solo quello che vorremmo avere nelle nostre città, relazioni che crediamo perdute, qualità pensate impossibili. Probabilmente dicono lo stesso, o qualcosa di formalmente diverso ma con lo stesso spirito di sogno, gli abitanti di questi altri mondi quando passano fugacemente nel nostro mondo abituale.
giovedì 18 settembre 2008
domenica 14 settembre 2008
venerdì 12 settembre 2008
Scalo
Uno scalo un po' più lungo del previsto a Singapore (causa ritardo del successivo volo Quantas per Sydney). Per fortuna ci sta una comoda chaise longue con wifi gratuito (da sto lato del mondo so avantissimo).
Ma soprattutto per fortuna che ce sta Air France!!!
Giusto per dirvi il menù:
Aperitif: Champagne
Entrée: Crumble de tomate et chèvre
Plat: Fricassée de poulet sauce crème au pesto, riz blanc
Camambert
Jus de fruits et de légumes
Moelleux au chocolat
Café
Ovviamente il tutto con un Vin Rouge Merlot 2007 La Baume.
Sarà per questo che poi ho tranquillamente dormito?
Ma soprattutto per fortuna che ce sta Air France!!!
Giusto per dirvi il menù:
Aperitif: Champagne
Entrée: Crumble de tomate et chèvre
Plat: Fricassée de poulet sauce crème au pesto, riz blanc
Camambert
Jus de fruits et de légumes
Moelleux au chocolat
Café
Ovviamente il tutto con un Vin Rouge Merlot 2007 La Baume.
Sarà per questo che poi ho tranquillamente dormito?
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